Programma della finale

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PREMIO TUTTOTEATRO.COM ALLE ARTI SCENICHE
“DANTE CAPPELLETTI” 2005 – seconda edizione

 

Roma – Teatro Valle

4 – 5 – 6 novembre 2005

ingresso libero

 

venerdì 4 novembre

 

● ore 15.30A fronte alta di e con Antonello Cossia

 

Mille novecento cinquantasei.

La storia è quella di mio padre ex-pugile che ha partecipato ai giochi olimpici di Melbourne in Australia tenutisi appunto in quell’anno.

Incontra agli ottavi di finale colui che vince in seguito la medaglia d’oro per la categoria dei pesi piuma, un pugile russo, Vladimir Safronov il suo nome, molto forte che mandò tutti i contendenti al tappeto, tranne uno: mio padre. Mi ha sempre colpito il suo modo di raccontare questa straordinaria esperienza.

Il suo entusiasmo, quasi infantile, è relativo alla tensione, alla spinta che questa avventura ha donato alla sua vita, a ciò che ha ottenuto, non senza fatica e impegno, dove il sogno da realizzare non consisteva in qualcosa di impossibile, di irraggiungibile ma piuttosto qualcosa che si è tramutato in passione, in determinazione per le proprie scelte. Una cosa di cui fortemente si sente la mancanza.

Era quel mille novecento cinquantasei, e più in generale quegli anni Cinquanta, periodo di blocchi mondiali contrapposti, di braccianti che affrontavano dure lotte per la propria autodeterminazione, di uomini che per guadagnarsi da vivere scendevano nel ventre delle montagne a metri e metri di profondità, di uomini che ricostruivano case distrutte dalla guerra, di uomini che sfidavano altri uomini con le mani coperte da guantoni per cercare di trasformare la propria condizione.

Non si rifugiavano nei sogni, li inseguivano, se ne appropriavano, li trasformavano spesso in realtà.

È grazie a ciò che il paese si è trasformato, uscendo, almeno in apparenza, dal disastro della seconda guerra.

Il neorealismo ha raccontato molto bene le tante storie, i drammi e le ambizioni di questi piccoli grandi sognatori.

Io ho solo avuto il desiderio di aggiungerne un’altra, quella di un uomo normale, semplice, che ha affrontato la vita a fronte alta e che per fortuna è mio padre.

 

Antonello Cossia intraprende lo studio della danza moderna nel 1984. Lavora con diverse compagnie italiane. Fa parte del gruppo di lavoro di Antonio Neiwiller dal 1988 al 1993. Come attore collabora con i registi quali Mario Martone, Claudio Collovà, Alfonso Santagata, Marco Baliani, Ninni Bruschetta, Cristina Pezzoli, Toni Servillo.

Come regista in collaborazione con Raffaele Di Florio e Riccardo Veno realizza gli spettacoli: Il passaggio delle ore, Fratelli, Io muoio Orazio, Segni, Qui davanti a una notte sul Mare, La Discesa, Lo s-guardo escluso, Penultimi, OrO primo movimento – il viaggio, Géza. Al cinema e in televisione ha lavorato con Mario Martone, Stefano Incerti, Paola Sangiovanni, Carla V.Rossi, Gian Luigi Calderone, Claudio Bonivento.

 

 

● ore 16.30Hopa-Oct/Prigione su tela di Andrea de Goyzueta e Pino Carbone, testo e regia di Pino Carbone, performers Andrea de Goyzueta, Giovanni Del Monte, Stefano Guarente, Francesco Guarino, Fabio Rossi, Massimiliano Rossi, partitura luci Sara Cangemi, realizzazione video Luigi Pingitore, allestimento scenico Roberto Crea

Tourbillon

 

Hopa Oct/Prigione su tela è il secondo capitolo di un progetto ispirato alla tragedia del Teatro Dubrovska di Mosca dell’ottobre 2002, basato stavolta sulla disinformazione e sulla censura che ha caratterizzato quell’evento: uniche informazioni dalla Russia sono le immagini. Le versioni ufficiali delle autorità sull’accaduto non fanno altro che alimentare dubbi e sospetti sull’intera vicenda.

Se i fatti non sono illuminati da cronache sapienti e resoconti acclarati meglio sfumarli nel nero puro dell’ombra, dove la scena depotenziata della prigione-Dubrovska apre su un abisso che per noi è la tela bianca di un pittore.

Hopa Oct è quello che noi leggiamo ma non vediamo; i passaggi censurati di uno spartito cancellato. Esso vive sulla mancanza di riferimenti della realtà odierna.

Questa mancanza si trasferisce sulla scena con “intermittenze” giocate da chi, deluso dalla storia, disegna arabeschi non finiti. Se il lettore di giornale rimane a bocca asciutta, è giusto che si senta tale pure lo spettatore.

Questa volta portiamo in scena le pause, i bui, i silenzi, i passaggi emotivi, le zone d’ombra di cui la vicenda abbonda. L’assoluta mancanza di notizie è la fonte da cui attingiamo. Rappresentare la disinformazione senza ipotesi forzate.

Passi di danza, momenti video, musica, irruzioni sonore, veri e propri contorni di action painting non costituiscono la chiave d’accesso alla verità, ma l’ordito che il teatro assembla intorno al nulla.

La confusione della realtà ci allontana dalla verità. Tuttavia, crediamo, che un po’ di verità pur si disveli in questo gioco. Mistero e visioni danno scacco matto ai fatti, stagliandosi però su di essi.

 

Tourbillon nasce a Napoli nel 2004 su impulso di Andrea de Goyzueta e Fabio Rossi, dopo la comune esperienza nel Teatro Elicantropo di Napoli. Nel 2005, si unisce il regista Pino Carbone, dando vita ad un nuovo organico. Per la stagione 2005-2006 Tourbillon inizia una collaborazione con Vesuvioteatro, ed è presente nella rassegna “Nuove sensibilità” del NuovoTeatroNuovo di Napoli.

 

 

● ore 17.30Cry baby liberamente tratto da Fuori margine di Giulio Salierno; adattamento per la scena di Eva Cambiale e Carlo Orlando; con Eva Cambiale; regia: Carlo Orlando

Narramondo

 

È la seconda volta che mi avvicino alla testimonianza di Maylinda. Dopo il primo tentativo di crearne uno spettacolo insieme ad altri attori, affiancandola ad altre testimonianze tratte da Fuori margine di Salierno ho sentito il desiderio di riprendere le sue parole e di raccontare la sua storia. E’ una storia la sua che affronta il tema dell’immigrazione, della prostituzione in maniera diversa da come siamo abituati. Non parla di se stessa con commiserazione. Apparentemente non è una vittima, o se in parte risulta tale, c’è una piena coscienza della sua situazione e dell’ambiente che la circonda. Sento il bisogno di raccontare questa storia per una ragione in particolare. Il giudizio. Il giudizio che automaticamente si dà di chi compie scelte estreme spinto da una situazione disperata. (Eva Cambiale)

 

Iniziamo con una ragazza che canta. Canta una canzone di Janis Joplin, Mercedes Benz: “…ho lavorato duro per tutta la vita, nessuno mi ha aiutata, oh Signore, mi vuoi comprare una Mercedes?”. È Maylinda, una ragazza albanese di 23 anni, venuta in Italia in cerca di lavoro e fortuna e finita, più o meno consapevolmente, sul marciapiede. In scena ci sarà solo lei: accovacciata su un marciapiede-discarica ci racconterà del suo viaggio in Italia, delle sue speranze presto deluse, della paura e dello schifo della sua “prima volta”. Parlerà della criminalità che ruota attorno al mondo della prostituzione, del rapporto con i clienti e con la famiglia. E con la giustizia. Ci racconterà della prigione e della paura di essere rimpatriata, rispedita ad una vita “di miseria e sfruttamento spesso peggiore della strada”. È un racconto a fiume, a metà tra una confessione e una denuncia. Come tutte le testimonianze del libro Fuori margine, da cui è tratto questo spettacolo, anche la storia di Maylinda è una storia vera, fatta di emarginazione e sofferenza. La cosa che la rende, secondo noi, molto teatrale, a differenze delle altre, è la straordinaria vitalità e simpatia della sua protagonista, che racconta le peggiori esperienze con tanta ironia, sempre con il sorriso sulle labbra. E che possiede anche un grande talento attoriale: sa portare scandalo senza mai essere volgare. (Carlo Orlando)

 

L’Associazione Narramondo nasce dall’esigenza e dall’urgenza di portare in scena le ferite del tempo presente. Ferite che fanno male, ma che vengono rimosse, ignorate o che si ha paura di affrontare. Lo facciamo prima con lo studio e la ricerca attraverso laboratori e seminari con attori professionisti, poi con gli spettacoli. Diamo testimonianza di persone e di popoli che non riescono a farsi sentire: è un percorso umano e storico il nostro ed anche artistico. Raccontiamo il presente nelle sue manifestazioni tragiche perché è nel recupero del tragico che ritroviamo lo spazio teatrale più fertile artisticamente e più utile socialmente.

Fondata nel 2001, dopo i fatti di Genova, l’associazione conta ad oggi 17 iscritti (di cui 15 attori) e ha prodotto una ventina di spettacoli, molti dei quali risultato di seminari di narrazione.

 

 

sabato 5 novembre

 

● ore 15.30Il figlio di Gertrude – una storia di Napoli di Lorenzo Gleijeses e Julia Varley, da W. Shakespeare, A. Ruccello, H. Müller, J. Updike, E. Moscato, regia Julia Varley (Odin Teatret)

Il figlio di Gertrude: Lorenzo Gleijeses. La voce di Gertrude: Julia Varley. Gertrude: una comparsa. Disegno luci Fausto Pro, suono Byarne Nygaard, oggetti di scena Michele De Santis.

Lorenzo Gleijeses e Julia Varley

 

Un giovane dialoga da solo con le persone che hanno significato qualcosa nella sua vita. Il padre morto è un fantasma idealizzato da raggiungere o l’immagine da annientare per poter finalmente crescere. La madre viene accusata di volersi rifare una vita. La donna amata è derisa per poterla tenere a distanza. L’amico è da piangere come un altro morto. Il pubblico è il sostegno per mostrarsi forte dietro la maschera dell’attore. Nonostante i riferimenti alla Danimarca e ai personaggi che ruotano attorno ad Amleto, Il figlio di Gertrude è una storia di Napoli. Siamo nel sud dell’Italia, in una parte del mondo in cui si parla e si canta in dialetto, i fiori sono di plastica, le finestre di alluminio, le luci al neon e la violenza quotidiana. Siamo nella città che esibisce un’identità che già sa di avere perso. Lo spettacolo nasce dall’incontro, avvenuto tre anni or sono, tra l’attore napoletano Lorenzo Gleijeses e la storica attrice dell’Odin Teatret Julia Varley, incontro che si è presto tradotto in una perfomance in fieri, che ha da poco trovato la sua forma definitiva: un’ora di spettacolo intenso e sofferto che presto sarà presentata al pubblico. Ne vedrete qui alcuni frammenti che cercano di essere l’immagine speculare di una realtà scenica elaborata e complessa.

 

Lorenzo Gleijeses studia con Lindsay Kemp, Nikolay Karpov, Augusto Omoluou e Julia Varley dell’Odin Teatret. Interpreta spettacoli di Geppy Gleijeses, Luigi Squarzina, Armando Pugliese, Eimuntas Nekrosius e Nicolay Karpov, Roberto Guicciardini e l’Odin Teatret. Interprete cinematografico di Gabriele di Maurizio Angeloni.

 

Julia Varley (Londra 1954), attrice inglese. Figura di primo piano dell’Odin Teatret, sensibile e delicata interprete della volontà creativa di Barba, inizia a lavorare con la compagnia di Holstebro nel 1976. Estremamente significative e di indiscutibile rilievo artistico sono anche le sue dimostrazioni di lavoro, che pur avendo un valore autonomo di spettacoli-performance rientrano in un più ampio progetto di condivisione e divulgazione pedagogica dei principi e delle tecniche elaborate dall’Odin.

 

 

● ore 16.30Està bien. Un progetto su Rodrigo Garcìa di e con Milena Costanzo e Roberto Rustioni

Costanzo/Rustioni

 

Un viaggio nell’universo poetico e teatrale di Rodrigo Garcìa, cioè un’immersione nella contemporaneità. Teatro contemporaneo, cioè mi prendo delle responsabilità, assumo il mio punto di vista sul reale. Oggi la realtà ci fa arrabbiare spesso e volentieri. Ci piace la rabbia di Garcìa, la sua scrittura diretta, eccessiva, a volte ingenua, ma sempre sottilmente auto-ironica. Le sue parole come palestra per i nostri corpi e per le possibilità magiche che i corpi offrono: azioni, movimenti, danza, energia. Il suo teatro come test per un nostro personale metodo di ricerca e di lavoro. I suoi testi come stimoli, scariche di adrenalina, per difendersi da Macchiavelli sulla scena e nella vita.

 

Milena Costanzo dal 1990 lavora con la compagnia di Giorgio Barberio Corsetti con cui tuttora collabora; ha lavorato, tra gli altri, con Santagata, Morganti, Braunsweig, Milenin. Recentemente ha fondato l’associazione culturale Vittoria Weil.

 

Roberto Rustioni ha lavorato dal 1991 ininterrottamente nella compagnia di Giorgio Barberio Corsetti, ha collaborato anche fra gli altri con Morganti, Braunsweig, Vargas e il Centro di ricerca di Pontedera.

Dal 2004 Costanzo e Rustioni hanno cominciato un percorso comune di collaborazione e di ricerca artistico-teatrale, che per ora è sfociato nello spettacolo Un cerchio alla testa, e in questo primo studio su Garcìa, Està bien.

 

 

● ore 17.30Risvegli di e con Fabio Marceddu e Antonello Murgia, voce lirica Tiziana Pani, consulenza scene e costumi Paoletta Dessì

Fabio Marceddu e Antonello Murgia

 

In Risvegli il teatro e la musica formano un connubio che ha i connotati del gioco, lo slancio e la libertà dell’infanzia, il disincanto dell’adulto, la follia intesa come fede poetica e religiosità del bello. Bombardati da una futile e logorroica valanga di informazioni, immagini, impulsi lascivi e sciatti, i due cantant-attori cercano di rimettere insieme i brandelli, ricreando meticolosamente un mosaico da ciò che rimane dopo una deflagrazione mediatica in un gioco di specchi e di teleschermi dove sembra ormai impossibile distinguere il vero dal falso.

Tale poetica è alla base del loro lavoro che si esplica nella continua ricerca artistica personale e nella didattica che come formatori applicano presso strutture pubbliche e private.

 

Fabio Marceddu si diploma all’Accedemia d’Arte Drammatica diretta da  Alvaro Piccardi e Luciano Lucignani nel 1993. Nel 1995 si specializza all’Ecole des Maîtres con Alfredo Arias, Dario Fo e Anatoli Vassiliev.

 

Antonello Murgia si forma artisticamente nella compagnia Çàjka diretta da Francesco Origo e debutta come attore nel 2002; studia chitarra classica dal ’91 ed è autore delle musiche di diversi spettacoli.

Nel 2004 Marceddu e Murgia recitano al Festival Segni Barocchi di Foligno nello stesso spettacolo. Questo momento segna l’inizio di un’intesa artistica che si è tradotta nello spettacolo Bestie Feroci, il primo di una trilogia di cui Risvegli rappresenta il secondo spettacolo. Partecipano poi al Premio Scenario con la proposta scenica Parapapà di Fabio Marceddu, per la regia di Paoletta Dessì. Conducono diversi laboratori collaborando anche con il Cada Die Teatro che ospita nel 2005 Bestie Feroci a Jerzu Teatrofestival.

 

 

● 18.30 – ‘Ccelera! Studio scenico di e con Maurizio Camilli

 

In un Nordest profondo e volutamente imprecisato, un giovane operaio vissuto e cresciuto nel mito di Gilles Villeneuve, vuole diventare un asso del volante, lavora e vive in un mondo grigio e intanto si allena nelle gare clandestine per realizzare il suo sogno. Investe tutta la sua vita in quest’angolo di terra abituata a correre, allontana la solitudine e il vuoto, per ritrovarsi alla fine a proprio agio: con un volante in mano.

Un volante e litri di benzina per far scorrere la vita più velocemente, in apnea con la rabbia che gli sale dentro, mentre nel suo piccolo spera di sentirsi un eroe.

È l’ultima curva di un uomo con la benzina nelle vene, una lunga curva presa troppo velocemente, durante la quale per assurdo il tempo quasi si ferma. E da questo luogo sospeso cerca di ricostruire il rapporto molto profondo con la propria passione e il proprio disagio, attraverso un viaggio nella memoria per rivivere alcuni momenti del suo passato. Quest’ultima curva procede, rarefatta, in bilico, e ad ogni metro riaffiora un ricordo, un’immagine, una lotta continua di frammenti danzati, parlati, per tradurre in un’azione ritmica ed energica la sensazione della velocità, del limite fisico che si può raggiungere, l’amletico dubbio che riemerge ad ogni nuovo centimetro: accelerare, non accelerare, vivere o morire.

 

Maurizio Camilli si diploma alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine nel 2000, ed entra a far parte de L’Impasto – Comunità Teatrale Nomade, compagnia fondata e diretta da Alessandro Berti e Michela Lucenti coprodotta dal CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG. Nel 2003 è tra i fondatori del progetto Balletto Civile, gruppo di ricerca intorno al linguaggio scenico totale (danza, canto, parola), diretto da Michela Lucenti.

 

 

domenica 6 novembre

 

● ore 15.30La caduta di Alessandro Raveggi, regia di Alessandro Raveggi

con Tommaso Gabbrielli, Alessandro Raveggi, assistente alla regia Chiara Vannuccini, sonorizzazioni Vieri Bougleux.

Teatro dell’Esausto

 

Agiter le pauvre être, avant de s’en servir.

(J. Laforgue)

 

Yeah, all the girls and homeboys /  Playin’ Twister! /

Spin the spinner and call the shot. / Twister ties you up in a knot. /

That’s Twister. / Yeah, Twister! / Check it! / Right foot blue! / Left hand red! /

Left!  Right!  Yellow / Blue!  Green! / Yeah, Twister!

(promo del gioco Twister, MB)

 

Personaggi

Due + n Solisti

un pappagallo moribondo

 

C’è veramente qualcosa da dire di interessante su di un pappagallo moribondo, caduto senza motivo in un umido prato cittadino? È proprio quel “senza motivo” che sembra scatenare l’interrogazione perpetrata ai danni dell’animaletto morente da parte di 2 + n solisti che non pronunciano una parola che non sia marcata da un Noi cautelare e comunitario (+ n). Un’interrogazione comunitaria, un rito sacrificale, che assume di frequente il tono di disquisizione paradossale sulla morte dell’arte e del bello, la più pura delle finalità senza scopo. Una morte che si tinge tanto di condanna quanto di assassinio (Chi ha voluto che l’arte morisse?), stato di colpa, responsabilità verso qualcosa che fin dalla sua nascita è forse morente. Ed allo stesso tempo epitome dell’indeterminabile tanto da risultare un non so che di sfuggente: sopravvivente allo sguardo freddo del critico quanto a quello sognante dell’utopista. Uccidere dunque l’arte è così una sorta di esercizio, o meglio di esorcismo, un requiem sghembo fatto di dissonanze, intrecci goffi, perché il morto non è effettivamente tale.

 

Teatro dell’Esausto è una compagnia diretta da Alessandro Raveggi, composta da giovani attori del territorio metropolitano fiorentino. Partendo dalla condizione di penultimità del secolo beckettiano, la sua ricerca si muove verso un’ibridazione di teatro concettuale e teatro di prosa, indicando lo sfinire dell’odierno spettacolo di massa.

 

 

● ore 16.30La battaglia di Roma di e con Pierpaolo Palladino, regia Roberto Silvestri e Pierpaolo Palladino, musiche Pino Cangialosi eseguite dal vivo; Pino Cangialosi tastiere e fagotto, Rodolfo Lamorgese percussioni, Benedetto Biondo tromba, Giovanna Famulari violoncello

Racconti Teatrali

 

10 settembre 1943

Porta San Paolo in Roma.

Erano i nostri soldati e rimasero da soli ad affrontare il nemico.

 

In questo ultimo testo il lavoro formale tenta di sviluppare un racconto in versi. Versi liberi, a dire il vero, ispirati dalla struttura stessa del romanesco, per rievocare una giornata emblematica, il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio, quando fu combattuta a Roma la più grossa battaglia sul suolo nazionale tra l’esercito regolare italiano e le armate tedesche.

Carabinieri, Bersaglieri e Granatieri, di stanza nella capitale, si ritrovarono da soli ad affrontare la reazione degli ex alleati comandati da Kesserling e desiderosi di vendicarsi del tradimento italiano. I fatti storici e i sogni privati dei compagni d’arme sono rievocati in questo testo/racconto, partendo dalla descrizione delle strade bombardate dagli americani fino al luogo della battaglia, che ebbe il suo epicentro davanti alla porta di San Paolo. Una galleria di volti del popolo e dei soldati, di volta in volta smarriti o coraggiosi, in un vortice di vita e morte come solo in guerra, in questa come in qualsiasi altra, si è costretti ad affrontare. Una battaglia che segnò l’inizio della resistenza romana, dalla cui esperienza nacque il primo germe della seconda rivoluzione istituzionale della città: dal Papa Re alla monarchia Sabauda la prima, e dalla monarchia Sabauda alla Repubblica italiana la seconda.

 

Il quartetto Altra Musica collabora con Pierpaolo Palladino già da due anni, musicando tutti i testi commissionati finora ai vari autori italiani e stranieri visti nelle due edizioni della rassegna “Autori per Roma”. Le musiche de La battaglia di Roma sono quindi la continuazione di una collaborazione tra l’autore e il compositore Pino Cangialosi.

 

 

● ore 17.30Rum di Carlo Besozzi e Flavio Parenti, regia Flavio Parenti

NoName

 

Beneficiando nell’anno 1500 di un fortunato isolamento, i sovrani iberici hanno potuto aprire le vie dei tesori. Conferendo ai galeoni carichi d’argento messicano e peruviano il segreto della sua potenza, Federico II re di Spagna, suscita molta invidia fra suoi rivali. Francesco I re di Francia, chiede quale clausola del testamento d’Adamo abbia potuto dare solo agli Iberici il godimento delle nuove terre: la regina Elisabetta, sovrana inglese, lancia i suoi levrieri del Mare all’assalto dell’America spagnola. Nel Mediterraneo Caraibico, le tensioni diventano permanenti e alle prime lotte degli stati cristiani, si aggiungono i saccheggi di tutti coloro, marinai, disertori, coloni ribelli, che sono tentati dalla vita libera della guerra di corsa e dall’irresistibile sapore del rum…

NoName è un gruppo di attori, registi, e drammaturgi, formati dalla scuola del Teatro Stabile di Genova. Molti dei membri tuttora lavorano con lo Stabile di Genova come attori o registi, e con realtà di livello nazionale. Il gruppo NoName ha come scopo la produzione verticale di spettacoli teatrali o cinematografici (partire da un soggetto, svilupparlo, scriverlo, metterlo in scena, recitarlo).

 

 

● ore 19.30Premiazione

 

 

venerdì 4 e sabato 5 novembre

 

● ore 20.45Nella musica c’è tutto, meglio stare fermi di Maurizio Rippa

prima nazionale

 

Segnalato alla passata edizione del Premio, Maurizio Rippa torna al Valle con lo spettacolo compiuto.

biglietto unico 5 euro