Presentazione

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Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche
“Dante Cappelletti”
2006 – terza edizione

Molti di noi lo hanno incontrato l’ultima volta al Valle, quella sera del 16 ottobre 1996. Dopo qualche ora la vita di Dante Cappelletti si sarebbe conclusa nella maniera più tragica. Dieci anni sono trascorsi da quel giorno in cui ci siamo ritrovati più poveri non solo negli affetti. Guardandoli, questi dieci anni, vedo il progressivo depauperamento della nostra società, dei suoi valori fondanti, quelli che ne garantiscono la convivenza civile. E il 2006 sembra l’anno peggiore, prevedibilmente e nonostante la sua primavera avesse portato qualche speranza.

Se in occasione del Premio 2005 su queste pagine scrivevo della necessità di ripensare il sistema teatrale italiano in termini di ridistribuzione di spazi e di risorse, ora è giunto il tempo per avviare davvero il processo di risanamento, stando accanto, ascoltando, imparando a conoscere il teatro poco protetto e meno visibile, che per contro mantiene viva la scena italiana. Un teatro che si fa ogni giorno con troppe difficoltà per garantirsi una sopravvivenza. Che già la “sopravvivenza” non è condizione a lungo sopportabile.
In questo decennale – ecco un lamento ufficiale – avrei voluto disporre di maggiori risorse finanziarie per ricordare Dante Cappelletti, attraverso una moltiplicazione di azioni concrete di sostegno al lavoro di creazione, quale può essere garantire agli artisti partecipanti al Premio maggiori possibilità, soprattutto in termini di mezzi tecnici, che sono sempre scarsi per chi è senza casa e fuori dai meccanismi di scambio. Tuttavia siamo di nuovo al Teatro Valle in questo magnifico luogo che ci accoglie con tutta la sua carica simbolica, quasi rituale, legata a Dante Cappelletti. E offre agli artisti un momento di visibilità importante e un’esperienza con un palcoscenico e le sue maestranze stra-ordinari. Per questo, voglio ringraziare le Istituzioni che ci sostengono e, in particolare, l’Eti, che ci rinnova la fiducia ospitando nel suo storico spazio entrambe le articolazioni, semifinale e finale, della manifestazione.
Un pensiero, nel terzo anno di attività, va ai consueti compagni di viaggio che dedicano il loro prezioso tempo a questa indagine collettiva della scena contemporanea. Una giuria formidabile dallo sguardo plurale che consegna agli spettatori una visione molteplice, significativa della civiltà teatrale italiana e alcuni suoi legami europei. È un gruppo di lavoro infaticabile che quest’anno ha analizzato centoventidue progetti di spettacolo, pervenuti in neanche un mese e mezzo, selezionandone dapprima dodici, che sono stati proposti al Valle il 21 e il 22 novembre, e poi sei, uno in più rispetto alle previsioni del regolamento, coerentemente con lo spirito del premio che procede aggiungendo ricchezza e occasioni di visibilità anziché sottraendole.
E sono di una eterogeneità non comune gli studi scenici che si vedranno nel corso del lungo pomeriggio, lavori che indagano e cercano di esprimere le necessità contemporanee attraverso linguaggi e forme diverse, riattraversando tematiche sociali e tornando alla memoria della nostra storia recente forse mai abbastanza recuperata. Se Santasangre prende spunto da Aldous Huxley per raccontare un’epoca “futura” di sofisticata sopraffazione svolgendo le sue sperimentazioni video e sonore, Michelangelo Dalisi torna all’Amleto shakespeariano in una riflessione tragicomica sul teatro e sul suo strumento eccellente, l’attore. I livornesi di Edgarluve ripercorrono le gesta della tifoseria ultrà della squadra di calcio cittadina, entrando nel vivo di una piaga generazionale che sembra aver annegato in un’iconografia stereotipata le lotte sociali. E c’è Gigi Borruso che dalla sua Palermo ripensa alle migrazioni siciliane degli anni 60 verso la Germania, viaggi della speranza dimenticati da molti italiani, quando li sentiamo disprezzare chi oggi approda sulle nostre spiagge in cerca di una nuova vita. In questa geografia teatrale che attraversa la Penisola compare la coproduzione toscano-olandese, lo Scompiglio mescolato all’Alba Theaterhuis dell’Aia, in un gioco acrobatico musicale che risponde per la velocità e la frammentazione del messaggio ai tempi dell’odierna comunicazione. E infine la partigiana Annuska con la sua cultura contadina e le terribili violenze fasciste in un’Italia da liberare. Con Teresa Vergalli, che sta al gioco del teatro e sale sul palcoscenico, vivificando le sue storie partigiane per Ventichiaviteatro.
Anche il pubblico dei non addetti ai lavori è coinvolto nella kermesse, attraverso la formazione della giuria popolare potrà riflettere intorno al fatto teatrale ed eleggere il proprio progetto di spettacolo. Per una grande festa del teatro a conclusione di questa terza edizione, piena di rimandi e ritorni, anche nell’immagine di Massimo Staich che ha creato un vero décor ai movimenti del Premio.
E nello sforzo, enorme per Tuttoteatro.com, di commissionare una piccola creazione coreografica a Boris Tonin Nikisch sulla partitura musicale di Denis Cohen, è racchiuso l’omaggio particolare a Dante Cappelletti, studioso e pedagogo, in questo 17 dicembre 2006, due giorni appena dopo a quello che sarebbe stato il suo sessantesimo compleanno.