Gli spettacoli

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Roma, TEATRO VALLE
sabato 2 ottobre – ore 15,30
NELLA MUSICA C’È TUTTO, MEGLIO STARE FERMI
di Maurizio Rippa
sabato 2 ottobre – ore 16,30
UN POSTO DOVE STARE
di Festina Lente Teatro
sabato 2 ottobre – ore 17,30
LA FATTORIA DEGLI ANORMALI
di Zonegemma/Giacomo Verde
sabato 2 ottobre – ore 18,30
A.V.
di Associazione Culturale Narramondo
domenica 3 ottobre – ore 15
OPERA NOTTE
di Collettivo Dionisi
domenica 3 ottobre – ore 16
STUPÌDO
di Compagnia Babbaluck – Teatro dei Sassi – Teatro delle Gru
domenica 3 ottobre – ore 17
LA FAMIGLIA
di Scena Verticale
domenica 3 ottobre – ore 18
MADRIGALE A CINQUE VOCI
di Lucia Ragni
domenica 3 ottobre – ore 20
PREMIAZIONE

Roma, TEATRO VALLE
sabato 2 ottobre – ore 15,30

NELLA MUSICA C’È TUTTO, MEGLIO STARE FERMI

di Maurizio Rippa
cantante Maurizio Rippa
chitarra Massimo De Lorenzi
violoncello Giovanna Famulari
Ho sempre amato eseguire dei recital, ma al contempo ho sempre provato imbarazzo sul palco, non durante i brani musicali, ma durante le pause tra una musica e l’altra. Col tempo ho capito che ciò era dovuto al grande contrasto tra il rigore, la “pulizia” della musica e l’assoluta sciattezza del silenzio. Stranamente gli obblighi della musica mi danno libertà di esecuzione, mentre la libertà assoluta delle pause mi relega ad una imbarazzante sequenza di movimenti fatti di aggiustamento di capelli, grattatine di naso, sorrisi più o meno idioti. Non cito nemmeno i cantanti che in queste pause sfoggiano una serie illimitata di pose plastiche. La partitura musicale impone delle regole che mi danno la sensazione di dirigermi verso l’alto, “l’aereo”, la totale mancanza di obblighi del tempo tra un brano e l’altro mi spinge verso il basso, il “terreno”. Questo è un tentativo incompleto di dare una partitura a queste pause.
Maurizio Rippa

Maurizio Rippa in teatro ha lavorato come fotografo, tecnico, mimo, attore, cantante, incontrando molti artisti, con esito più o meno felice. Tra tutti un nome: Carmelo Bene, che nel suo cuore occupa un posto speciale. Ama cantare: canta per amore, rabbia, svago, a volte anche controvoglia: <<Quando inizia la musica tutto ha più senso per me e da lontano s’intravede uno spicchio di speranza>>.
Contraltista e attore, Rippa ha lavorato tra gli altri con Tito Piscitelli, Armando Punzo, Cristina Pezzoli, Sergio Vartolo, Walter Le Moli, Elisabetta Pozzi, Renato de Simone, Vincenzo Pirrotta e Carmelo Bene. Con Massimo De Lorenzi e Giovanna Famulari ha fondato il trio Les Triplettes.
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Roma, TEATRO VALLE
sabato 2 ottobre – ore 16,30

UN POSTO DOVE STARE

di Festina Lente Teatro
 progetto di Andreina Garella e Mario Fontanini
scritto da Elide La Vecchia
Tutto nasce da un incontro con donne che vengono da lontano, migranti.
Abbiamo ascoltato le loro storie, le loro voci i loro ricordi il loro essere qui e il loro desiderare un altrove, sempre in bilico fra passato e presente, disorientate alla ricerca di un riconoscimento nel mondo estraneo dove sono capitate. Abbiamo rivolto loro le stesse domande, le partenze, gli arrivi, il perché, il cosa prima delle partenze e ancora per chi, per dove, per quali percorsi e poi il racconto delle loro storie ha preso il sopravvento e vuole diventare teatro. Ritrovare le parole per raccontare un mondo diverso.
I racconti delle donne sono diventate materiale vivo, pulsante di emozioni forti, di sentimenti allenati al coraggio, di coraggio che viene trattenuto con i denti quando la vita è vissuta senza risparmio.
Le storie entrano potenti e dirompenti nella drammaturgia evocate dalla voce straniera di una donna, Ilda, e amplificate nel loro fragore dalle parole di Fausta, indigena osservatrice di eventi.
In realtà Ilda e Fausta sono la stessa voce, sono la stessa donna, sono la somma degli stessi dolori, sono insieme e speculari la rappresentazione dei drammi prodotti dall’ignoranza e dall’inciviltà che accompagnano la vita della maggior parte degli uomini.
Festina Lente Teatro

Festina Lente Teatro nasce nel 1998 dall’incontro fra Andreina Garella e Mario Fontanini e dall’unione delle loro esperienze. Il nostro è un teatro che sceglie di essere responsabile, in accordo con i luoghi, la memoria e con le tensioni che la contemporaneità impone al sentire di ognuno. Un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere.
Tra gli spettacoli messi in scena dalla Compagnia, Memoria di scimmia tratto da F. Kafka produzione Mittelfest, Lodì tratto da Elody Oblath, La vita breve, Busiadar, Dei Dolori, Il Canto di Circe produzione Provincia di Parma Assessorato alle pari Opportunità
I laboratori sono parte importante e integrante della nostra produzione artistica. Sono luoghi di riflessione e di ricerca. Conduciamo laboratori teatrali in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Parma e Reggio Emilia, con la Provincia di Parma, con il Comune di Fidenza e con le strutture scolastiche.
Abbiamo organizzato in collaborazione con il Comune di Fontanellato (PR) il Comune di Fidenza e la Provincia di Parma rassegne di teatro contemporaneo (Teatro al Mercato, Sensibili al tatto, Giostra di Maggio Altri sguardi Altri teatri).
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Roma, TEATRO VALLE
sabato 2 ottobre – ore 17,30

LA FATTORIA DEGLI ANORMALI

di Zonegemma/Giacomo Verde
 progetto tecnoscenico Zonegemma
drammaturgia e regia Andrea Balzola
performer Andrea Cosentino
interazioni critiche Anna Maria Monteverdi
sonorizzazioni Mauro Lupone
grafica e animazioni Flash Lucia Paolini
video Marco Santarelli/Doppler
La fattoria degli anormali è una libera rielaborazione del romanzo di Orwell ambientata nel 2010 e centrata sul tema degli esperimenti di biogenetica applicati agli animali. E’ un apologo satirico sulla tirannia di una multinazionale di prodotti biogenetici che tiene prigionieri in una fattoria fantagenetica e tecnologica, animali sottoposti a sperimentazioni transgeniche. La multinazionale, che possiede un network televisivo e un portale web, fa televendita dei suoi prodotti, affidandola a un essere umano mutante. Gli animali/anormali, venduti a scopo scientifico, alimentare, bellico o decorativo e sottoposti a vessazioni fisiche ed emotive, si organizzano in Cobas e organizzano una rivolta contro la multinazionale. Poi prevalgono gli animali più aggressivi, maiali transgenici con interiora umane che impongono la loro dittatura, fanno catturare gli ormai rari animali normali, cercando di sterminarli o venderli a caro prezzo.

L’associazione culturale Zonegemma ha sviluppato un originale percorso artistico legato all’utilizzo dei media in scena confluito nella realizzazione dello spettacolo con drammaturgia ipertestuale e animazioni flash Storie mandaliche 2.0.
Info: www.zonegemma.org
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Roma, TEATRO VALLE
sabato 2 ottobre – ore 18,30

A.V.

di Associazione Culturale Narramondo
drammaturgia e regia Elena Vanni, Marianna De Fabrizio, Chiara D’Ambrois
con Elena Vanni, Marianna De Fabrizio
luci e scene Narramondo
È l’incontro-scontro di due Realtà, due Tempi e due Spazi. Angela è una maestra delle elementari. Racconta e vive la sua vita negli anni 70 e il suo ingresso nelle BR. Ragazza, invece, vive e racconta negli anni ’90; è un’ex allieva di Angela che quasi per gioco inizia una ricerca sulla sua meastra, ma si trova di fronte a ben altro. Parlano a voci alternate, Angela e Ragazza, da due luoghi non luoghi in cui Tempo e Spazio si ripiegano su se stessi, regalando vita presente a immagini e fantasmi del passato. Parlano a due voci le attrici coinvolte nello sforzo di cercare, conoscere ma soprattutto di farsi domande.Tutto questo, a tratti si delinea a tratti scompare. Un sistema di pesi, una bilancia instabile, pieni e vuoti fra cui cercare e raccontare.

Chiara D’Ambrois Autrice. Laureata in Scienze della Comunicazione, ha realizzato un progetto di ricerca per la tesi sul lavoro di M.Baliani, A.Celestini, L. Curino, M. Paolini, con i quali ha lavorato in contesti laboratoriali, e con J. Stanzak. Fa parte di Narramondo dal 2004
Elena Vanni Autrice e attrice (Angela). Ha lavorato con Armando Punzo e la “Compagnia della Fortezza”, con Marco Martinelli, Barbara Nativi. Fa parte di Narramondo dal 2003
Marianna De Fabrizio Autrice e attrice (Ragazza). Diplomata allo Stabile di Genova ha lavorato con Annalaura Messeri, Massimo Mesciulam e Valerio Binasco. Fa parte di Narramondo dal 2003
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Roma, TEATRO VALLE
domenica 3 ottobre – ore 16

STUPÌDO

di Compagnia Babbaluck – Teatro dei Sassi – Teatro delle Gru
di Massimo Lanzetta
in collaborazione con Sergio Longobardi e Nicola Laieta
regia Massimo Lanzetta
con Sergio Longobardi, Nicola Laieta
scene Marco Zezza
costumi Daniela Salernitano
disegno luci Antonella Mazzei
organizzazione Luciana Paolicelli
Due uomini soli, che abitano il teatro, forse due reperti umani di teatranti, forse due sopravvissuti di una stirpe ormai estinta in un luogo che forse non esiste più. Forse.
Abbiamo provato l’estate del 2003 frammenti di prove dello spettacolo futuro in strada, in una tenda, cercando di slegarlo da una qualsiasi narrazione perché l’obiettivo è di essere la storia teatrale del duo comico. E in gioco ci sono gli elementi semplici del duo: l’ascolto, il ritmo, l’equivoco di Cassandra, le gags e il rapporto col pubblico, rapporto di vicinanza fisica nella tenda, rapporto di vicinanza cosmica nel teatro. Abbiamo adesso la concreta intenzione di fare lo spettacolo sempre nelle due forme perché l’esperienza della strada rende necessario un “fuori” e un “dentro” sia per noi che per il pubblico a livello di esperienza umana e teatrale. Non lasceremo la strada ma ci avvieremo con il pubblico nel luogo deputato: il teatro: la casa che abitiamo e che ci abita e che ci piace far vedere ai nostri ospiti serali. I nostri vestiti possono essere le quinte teatrali, il nostro specchio il proiettore da 1000 W, la possibilità di volare e di fare ginnastica con le “americane”, il luogo dove tutto è possibile, senza pagare il biglietto, visitare le città più belle. Perché a me piace viaggiare e a lui piace aspettarmi.”
Sergio Longobardi e Nicola Laieta, i comici

La Compagnia Babbaluck nasce a Napoli nel 1997 con uno spettacolo di strada intitolato Babbaluck, Grand Seigneur. Nel 1999 realizza CORE, con il quale vince il premio SCENARIO 1999 – 2000. Segue Natale in casa Babbaluck, in co-produzione col Festival di Santarcangelo dei Teatri, un attraversamento sperimentale e drammaturgico dall’opera di Eduardo De Filippo. Nel 2002 presenta Collezione, un’installazione-spettacolo: un progetto senza gravità nato dal desiderio di sviluppare e ampliare l’interazione dei linguaggi propria della ricerca della compagnia. Nel 2003, nell’ambito del Progetto Petrolio a cura di Mario Martone e prodotto dal Teatro Stabile di Napoli Mercadante, realizza Alleggerire, dedicato a Pier Paolo Pasolini.
Il Teatro dei Sassi nasce a Matera nel 1992. Nel ’95 riceve la menzione speciale del premio Scenario 1995 con lo spettacolo ‘In Fondo al Fiore’ di Cristina Gualandi. Seguono gli spettacoli: Pulcina, Magnifico Teatro Luminario (presente anche nella rassegna milanese ‘Teatri 90’), Soglie (presentato anche al Festival di Santarcangelo), La storia dei Mille Giuramenti (menzione speciale della giuria internazionale del premio Eti ‘Stregagatto’ 2001), La Porta delle Stelle (in prima assoluta al Teatro Rossini di Gioia del Colle nel Festival ‘Maggio all’infanzia 2003’. Dal 98 al 2001 il Teatro dei Sassi è organizzatore del progetto residenziale Eti ‘aree disagiate’ in Basilicata. Sempre dal ’98 è riconosciuto dal Ministero per i Beni e le attività Culturali come Organismo di promozione Teatrale. Direttore artistico del Teatro dei Sassi è Massimo Lanzetta.
Il Teatro delle Gru nasce nel 1993 ed è una piccola società cooperativa in maggioranza femminile, risultato imprenditoriale dell’attività di dieci anni di promozione sul territorio del Teatro dei Sassi.
Roma, TEATRO VALLE
domenica 3 ottobre – ore 15

OPERA NOTTE

di Collettivo Dionisi
di Renata Ciaravino
pensiero Dionisi
con Matilde Facheris, Silvia Gallerano, Carmen Pellegrinelli
chitarra Orazio Attanasi
luci Laura Bresciani
organizzazione Alessandra Maculan, Marina Belli
Opera perché c’è la musica. Notte perché per intero sarebbe il rumore che fa la città di notte.
La notte è una macrovisione romantica. E ci è cara in questo velo. Il boxer sconfitto di notte cammina per strade vuote calciando sassi ai cani. Un pianobar di notte ospita gli ultimi avventori e gli regala lenti alcolizzati, previsione di un’alba a vomitare. I cingalesi si rovesciano contro i muri. Sopra un sedile sudato nel piazzale di un benzinaio un imprenditore di Mariano Comense si fa fare un pompino salvifico da una nigeriana di sedici anni (forse quest’ultima immagine non è propriamente romantica…). Noi usiamo la notte come momento dove la città smette di suonare e fa solo rumore. Ma rumori che non diresti mai che sono rumori, che non diresti mai che esistono. Perché, e va be’ si sa, non accade solo quello che si vede. E quello che si vede non è quasi mai quello che è. Come in un documentario di Goffrey Reggio, immaginiamo una sinfonia data da suoni che contemplino una notte mondiale, dove non c’è differenza tra qui e lì, tra tonfo e bisbiglio.
[…] E con questo lavoro vorremmo proprio non dover girare intorno alle due o tre cose a cui teniamo. Per questo il testo si strutturerà per andamenti musicali, flussi e ballate. Per questo non c’è scenografia a contestualizzare niente. Per questo siamo tutti in scena coi nostri nomi. Per questo usiamo solo i testi di cose che abbiamo visto e sentito. Per questo cantiamo. Per questo c’è musica. Per questo non dovrebbe risultare uno spettacolo di prosa, ma più un incontro. Per questo forse si chiama Opera Notte. Con canzoni, cover riarrangiate e canzoni originali, il lavoro degli attori sarà il giocare a come si condivide l’intimità con chi guarda, senza vergognarsi, o provando felicità nella vergogna.
Renata Ciaravino

Si potrebbe dire che la nostra compagnia ha un’impostazione ottocentesca. Non c’è un regista ma c’è quello che una volta veniva chiamato il poeta di compagnia. Ci sono gli attori e c’è un’ organizzatore. Non è stata una scelta, o almeno crediamo. È stato un caso. Un caso la mancanza di un regista, un caso la presenza di un autore. Una certezza, invece, la presenza degli attori, senza i quali il Teatro non si fa. Questa assenza e questa presenza hanno determinato a loro modo la poetica della Compagnia.
La presenza dell’autore ha determinato l’interesse per la promozione e la diffusione della drammaturgia contemporanea. L’assenza di un regista ha determinato un confronto artistico serrato tra tutti i componenti della compagnia, specificando un interesse comune per le tematiche civili, storiche e politiche del contemporaneo.
Inoltre il percorso di ciascuna delle tre attrici ha portato alla compagnia intera l’interesse per il Canto, il Training Fisico, la Musica. E così una storia nasce da un incrocio pazzo e imprevedibile. Così una storia cerca dentro la sua identità istintiva un percorso possibile. Desideriamo che la nostra Compagnia sia il luogo dove queste cinque persone possano unire le loro energie; e sia anche il luogo dove ciascun elemento possa trovare aiuto nell’espressione della propria individualità e del proprio percorso personale.
Roma, TEATRO VALLE
domenica 3 ottobre – ore 17

LA FAMIGLIA

di Scena Verticale
progetto e regia Saverio La Ruina
con Dario De Luca, Tiziana Congi, Fabio Pellicori, Giovanni Spina, Oriana Lapelosa, Alessandro Rosa
Sempre seduti intorno a un tavolo da pranzo, in semicerchio, cinque uomini bevono e chiacchierano. Sempre in piedi, in un continuo frenetico movimento, cinque donne lavorano e preparano da mangiare. Insieme recitano tutti i rituali della famiglia meridionale felice. Ma di fatto si disprezzano. E si detestano. Parlano tanto questi uomini. Chiacchiere piene di luoghi comuni. Prefigurano un mondo così razionalmente pianificato da far mancare il respiro. Tutto costruito intorno al principio irrinunciabile della famiglia. Tutti barricati dentro il fortino della famiglia. E quando arriva l’amore con la sua carica rivoluzionaria va soffocato.

Scena Verticale nasce nel 1992 a Castrovillari per opera di Saverio La Ruina e Dario De Luca. Il suo teatro si fonda sulla scrittura scenica, sul lavoro dell’attore, sui deliri dell’oggi attivati anche da un cortocircuito con una terra ancora calata nel passato. Nel 2001 riceve il Premio Bartolucci “per una realtà nuova” e nel 2003 il Premio della Critica Teatrale.