FRANCESCO, IL MUSICAL CON CAPITALI USA, PER I PELLEGRINI DI ASSISI

Leach sta sviluppato l’idea di un musical sul Santo di Assisi da oltre un decennio, da quando visitando la città rimase folgorato dalla vicenda di san Francesco. Inizialmente avrebbe voluto allestire lo spettacolo a Broadway, ma il terremoto del 1997 lo indusse ad agire direttamente ad Assisi, finanziando non solo la produzione del musical, ma anche la costruzione di un nuovo teatro.

Il nuovo edificio, che si chiamerà Lyrick Theatre, sorgerà sulle vestigia di una fabbrica in disuso, alle spalle della Basilica di Santa Maria degli Angeli e avrà una capienza di mille posti, con cinque settori differenti (per prezzo, evidentemente).

In tutto questo, al Comune di Assisi, che ha stabilito una concessione d’uso per 27 anni con Leach, resterà la proprietà dell’ex capannone industriale.

Il progetto, affidato per la realizzazione a Fabrizio Celestini e Andrea Maia di Promnibus, prevede il coinvolgimento di un gruppo creativo, nel quale compare il nome di Vincenzo Cerami. All’autore de La vita e bella di Benigni è stata commissionata la stesura del testo, mentre la regia sarà di Elijah Moshinsky e le musiche saranno firmate dal compositore canadese Benoit Jutras.

Francesco, il musical dopo il debutto pasquale è previsto che rimanga in scena per molti anni. Secondo i calcoli di Leach, la città di san Francesco che attualmente è meta di 6 milioni di pellegrini ogni anno, nel Giubileo sarà raggiunta da 13 milioni di persone. Questo dato, stando ancora alle previsioni di Leach, dopo il 2000 dovrebbe attestarsi intorno a 8 milioni di presenze l’anno. Per l’imprenditore Usa, Assisi si conferma un punto d’attrazione per il turismo religioso, una grossa fetta del quale potrebbe essere convogliato nella sala del Lyrick Theatre. A questo proposito il gruppo organizzativo si sta occupando di stabilire dei rapporti con il territorio, oltre che di fissare prezzi del biglietto d’entrata in grado di raccogliere anche il visitatore meno abbiente.

Se le previsioni sui flussi turistici dovessero confermarsi reali, il business italiano di Leach si dimostrerebbe più redditizio di quello che avrebbe potuto mettere in piedi a Broadway. E di questo, in barba alle timidezze imprenditorial-culturali italiane, si dichiara convinto Richard Leach.

APRE A ROMA LA SALA MOLIERE, UN TEATRO PER MARIO SCACCIA

In particolare, l’accordo contrattuale, che prevede <<una concessione in uso temporaneo parziale>> con la compagnia di Scaccia, lascia alla Parrocchia la possibilità di usare il teatro due volte al mese – rassicura il parroco, Angelo Arrighi. Stando alle dichiarazione di quest’ultimo, il San Genesio negli anni si è rivelato uno spazio molto ambito dalla comunità teatrale, ma la Parrocchia non ha ceduto a tentazioni di collaborazione, fino a quando non è arrivato Scaccia.

Attualmente <<le spese di ristrutturazione sono state sostenute completamente dalla Parrocchia>> – sottolinea Arrighi – anche se per il futuro l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Gianni Borgna, intervenendo alla presentazione dello spazio, non ha escluso un sostegno diretto all’operazione di Scaccia.

Stanco di andare in tournée, l’attore dichiara di volersi, ora, fermare nella sua città e, più propriamente, nel suo quartiere. Tra l’altro il Teatro San Genesio, nel 1939, ha ospitato il debutto del giovane Scaccia come attore protagonista nella compagnia per soli uomini di Ezio Julitta, che rappresentava San Genesio in frac, diretto da Diego Fabbri.

La Sala Molière si inaugurerà il 23 ottobre con Il malato immaginario di Molière – autore che Scaccia considera un punto di riferimento nella sua vita artistica (ecco perché la scelta del nuovo nome) – dove Scaccia vestirà i panni di Argante, oltre ad esserne anche il regista. Lo spettacolo resterà in scena fino al 30 gennaio per lasciare poi lo spazio a Arnoldo Foà e i suoi solisti che proporranno (dal 15 al 27 febbraio) Concerto per Giacomo Leopardi, poesie e prosa. Dal 9 marzo al 30 aprile tornerà Mario Scaccia con Il diavolo addosso, una novità italiana di Sergio Jacquier, mentre, in chiusura di stagione (dal 3 al 31 maggio), lo stesso Scaccia dirigerà 47 morto che parla di Ettore Petrolini.

STANZE SEGRETE A TRASTEVERE

Anche quest’anno il cartellone – presentato oggi dall’Associazione culturale Logos, in collaborazione con la Dfv Musica – è all’insegna della multiartisticità. Oltre a La signora in Blues, interpretato da Cristina Aubry, con la regia di Bruno Maccallini – in scena fino al 19 dicembre ogni venerdì, sabato e domenica – sono in programma varie iniziative.

Per la sezione Prosa il cartellone presenta la messinscena di un altro testo di Palladino, Il cappello del Papa con la regia di Maurizio Panici e, tra l’altro, un’inedita pièce di Lidia Ravera, L’ultima barricata. Ogni martedì, a partire dal 12 ottobre, per la sezione Cinema, è prevista una nuova rassegna curata dal critico Mario Sesti, che ha selezionato “cinema da collezione di tutti i paesi e di tutte le età”.

Per la sezione Musica, ogni mercoledì, l’appuntamento è con il Maggio musicale di Ugo Gregoretti e il giovedì con la musica leggera dei “Nuovi cantautori”, con il Quartetto R.i.t.m.o., che ripropone lo spettacolo Cetra una volta, mentre Momo, la giovane cantautrice che ama definirsi il menestrello, sarà in scena con il suo Embè!?. Ed infine: jazz con Francesca Castellano, seminari con Rita Forzano, Caterina Casini ed Ennio Coltorti, oltre ai consueti incontri di Stanze Segrete, ogni lunedì, ed ai buffet offerti in sala a conclusione della serata.(DDN)

TRE GIORNI A UDINE PER IL PREMIO CANDONI ARTA TERME

Organizzate – e così l’intero Premio – dal Centro Servizi e Spettacoli (CSS), le tre giornate udinesi si sono aperte con la messinscena de La festa di Spiro Scimone (regia di Gianfelice Imparato), testo che aveva vinto l’edizione 1997 del Candoni e che quest’estate ha trovato una produzione nelle Orestiadi di Gibellina dirette da Gianfranco Capitta. Una scelta, questa di ospitare La festa, che certamente imprime una particolare vitalità al Premio, ma prima ancora “premia” Capitta per la fattiva attenzione che nel suo lavoro rivolge al nuovo e la sincera fiducia che gli accorda. Esempio che andrebbe segnalato a quanti, direttori e produttori teatrali, agiscono distratti e timorosi di ogni minimo rischio.

Dopo questa digressione necessaria, torniamo, ora, su alcuni appuntamenti del Candoni 1999, che tra l’altro ha meso a punto delle novità. Oltre al suo spostamento a Udine (nel Teatro San Giorgio), la manifestazione quest’anno si è sviluppata attraverso una serie di iniziative dedicate al teatro friulano, che hanno avuto come base Arta Terme e Tolmezzo. Tra queste il “Laboratorio di scrittura scenica” che ha dato vita ad una particolare forma di scrittura, in progress, sollecitata per l’estensione di uno dei tre testi commissionati, quello di Paolo Scheriani. Con tale modalità creativa e per la sezione “Lavori in corso” l’autore ha confezionato La favola di piombo e pervica (una favola né più né meno), lavorando nel territorio a diretto contatto con la comunità di Arta e ritrovando antiche leggende e fatti di cronache avvenuti tra le montagne della Carnia.

L’altro copione per il 1999 è stato commissionato a Edoardo Erba, dalla penna del quale è uscito Dejavu, una sorta rivisitazione fantastica del mito di Edipo, compiuta attraverso due (più uno) personaggi (un giovane e una donna matura) che, tra sogno e realtà, inoculano negli spettatori il dubbio di incesto. Il testo sviluppa la serietà del suo argomento attraverso battute che lasciano trapelare una sottile vena di comicità, spesso frequentata dall’autore. Erba procede con ritmo pacato e agile conduce l’azione verso l’epilogo, che annuncia – come conseguenza-punizione del probabile incesto – un’esplosione atomica.

Meno convincente Il conquistatore di Siviglia, scritto a quattro mani da Claudio Tomati e Mauro Maggioni. Non tanto per il nucleo tematico e il luogo dell’azione (una caserma di frontiera), che risultano originali, ma quanto per quella mancanza di incisività del dialogo che, data la violenza della situazione, ci si aspetterebbe più vivace. Tutto è trattenuto e le contorsioni mentali del protagonista aiutano poco allo sviluppo di una trama che procede verso un finale “lieto” e improbabile. Il conflitto interiore che accende la vicenda fa comparire anche qui l’immagine di Edipo, in quel bisogno di conoscenza del protagonista (i personaggi sono tre), un ex campione di calcio relegato ai margini di una società civile disturbata – quanto lui – dal bisogno mitizzato di automobile.

Di particolare interesse la sezione del Candoni riservata alla mise en espace del testo vincitore del Playwriting Festival, 51 Peg, opera seconda di Phillip Edwards, che qui sviluppa il tema del razzismo, in un contesto quotidiano a due personaggi. Per l’occasione udinese il testo, con la cura di Ted Craig (direttore del concorso al Warehouse Theatre), è stato letto nella versione bilingue, italiano e inglese, con il raddoppio degli interpreti sulla scena. Una tale impostazione del lavoro ha permesso due differenti livelli di confronto, sul piano attoriale – e quindi nascosto – da una parte, e su quello della “rappresentazione” – e perciò visibile al pubblico, dall’altra. Se il primo riguarda il lavoro dell’attore (che a detta degli interpreti ha portato loro un grosso arricchimento), il secondo investe invece gli spettatori, che hanno così potuto apprezzare l’esperimento di una duplice pièce (tendente per la verità un po’ più verso l’italiano), prodotta dalla modulazione del ritmo delle parole. Nel retrobottega di un negozio di computer Edwards getta due giovani “amici”, uno nero e l’altro bianco, per un piccolo gioco al massacro, trovando proprio in questa ambientazione un lessico attualissimo e descrittivo di una realtà nella quale è facile che molti si riconoscano. (M.S.)

PER RELAZIONARSI IN MODO DIVERSO: INTERZONA TEATRO

Una piattaforma propositiva che tenta di abbattere un’impostazione sclerotizzata e normalizzata come tale, dentro la quale il teatro d’arte e di ricerca non vuole e non può collocarsi. E che prende forma in un’occasione concreta – di pratica teatrale e non teorico-convegnistica – data anche dalla particolarità dello spazio, la Stazione frigorifera specializzata n.10, degli ex Magazzini Generali di Verona, dove, dal 1993, si è “insediata” l’Associazione Interzona.

Le quattro compagnie, in questo luogo abbandonato che definiscono <<molto suggestivo>>, hanno sviluppato i loro lavori che andranno ora a presentare (dal 7 al 10 ottobre) in rassegna. Dal pomeriggio fino a notte, a Interzona Teatro si alterneranno gli spettacoli di Fanny & Alexander, che proporrà Storia infelice di due amanti (una conferenza drammatizzata su William Shakespeare) e Romeo e Giulietta, mentre Masque confezionerà con Improbabili previsioni del tempo un pacchetto tematico da simposio scientifico. Nella disquisizione entrano, insieme a Einstein e la sua teoria relativistica, Gödel, Feynman Prigogine, passando per la meccanica quantistica di Everett, Wheeler e Graham.

Motus, tornato a Beckett, con uno <<sguardo indietro-sguardo dentro>>, farà rinascere in una cella frigorifera L’occhio belva – remake, un lavoro del 1994. Infine, Teatrino Clandestino si confronterà con il dinamismo della forma dialogica, <<che nel suo essere è portatrice di contenuti altrimenti difficilmente inesprimibili>>, attraverso Si prega di non discutere di Casa di Bambola.

L’aspetto più interessante dell’esperimento che le quattro compagnie – tra le più attive nell’ambito della ricerca teatrale – stanno conducendo a Verona – risiede nel fatto che, nonostante si stia compiendo con pochissimi fondi, oltre a quelli derivatigli dall’intesa con La Biennale Teatro, riesce ad incidere sulle relazioni umane. I gruppi – sono stati sollecitati a relazionarsi, oltre che con lo spazio, con un <<criterio organizzativo che incoraggia e spinge il contatto diretto tra gli artisti, tra artisti e organizzatori, tra artisti e pubblico, tra organizzatori e pubblico>>.

LE VIE DEI FESTIVAL SCELTE DA CADMO

Giunta alla sua sesta edizione, la rassegna ha il merito di aver anticipato di un anno quello che a Roma sarebbe diventato il Festival d’Autunno, grosso contenitore al riempimento del quale concorrono, ora, le maggiori realtà produttive e distributive della città, compresi Eti e Comune. Ma l’intuizione di Cadmo non si è limitata già da quel primo anno ad immaginare spazi e tempi di fruizione diversi dalle tradizionali sale teatrali con i loro infiocchettati programmi stagionali. In più, è andata ricercando in zone di confine, rischiando su proposte nuove le proprie scarse – è il caso di sottolinearlo – energie. Insomma, il progetto Cadmo a fronte di una ristrettezza di mezzi, ha raccolto e promosso eventi – spesso marginali o sconosciuti perché lontani – che hanno svecchiato il panorama teatrale e contribuito alla nascita di un pubblico nuovo. In particolare di quello giovane, che è potuto – e può anche quest’anno – andare a teatro ad un prezzo popolare: 15.000 lire!

Ripensando alle cinque passate edizioni sembrerebbe che Le vie dei festival abbiano funzionato da apripista per una serie di artisti, specialmente italiani, spesso ignorati da istituzioni e “grandi” teatri. Si è trattato sia per gli italiani sia per gli stranieri di una sorta di sdoganamento, decretato dal successo di pubblico – e di critica. Significativi sono i nomi di Eimuntas Nekrosius, William Kentridge e Alain Platel, che ha provocato un tifo da stadio con Bernadetje e Marco Paolini con Il racconto del Vajont. E, la lista potrebbe continuare, ma aggiungiamo solo Pippo Delbono con Barboni e Danio Mafredini, sconvolgente lo scorso anno col suo Al presente.

La rassegna – dichiara la direttrice Natalia Di Iorio – anche quest’anno vuole <<riuscire a portare spettacoli che a Roma non si vedono o passano inosservati all’interno delle stagioni teatrali>>. Così, tra settembre e dicembre (quest’anno il programma si estende quasi fino all’inverno), in collaborazione con il Comune di Roma, il festival propone 18 spettacoli, sviluppando tre differenti percorsi. Accanto alla retrospettiva dedicata a Pippo Delbono e Pepe Robledo figurano i lavori di giovani artisti e la tre-giorni de La scuola di Pulcinella (il festival diretto da Bruno Leone a Napoli e San Giorgio a Cremano, che vede protagonisti guarattelle, marionette e burattini).

Le troiane da Euripide e Gorgia da Lentini, regia del giovane Andrea De Rosa, aprirà (il 29 settembre) all’ex Mattatoio di Testaccio Le vie dei festival, che passerà al Teatro Vascello per i tre spettacoli di Pippo Delbono, Il tempo degli assassini (1 ottobre), La rabbia (il 2 e il 3) e EnricoV (il 4).Ancora al Vascello, il 6 e il 7 ottobre, sarà in scena La festa di Spiro Scimone, regia di Gianfelice Imparato, mentre il piazzale del Pincio ospiterà (il 9 e il 10) in 10 spettacoli i Pulcinella di tutto il mondo, inoltre, al Teatro Colosseo (l’11), Bruno Leone presenterà Pulcinella ’99: voglia di utopia. Il programma proseguirà al Teatro Furio Camillo con Autunno e inverno di Lars Norén, diretto da Lorenzo Loris (dal 16 al 24), e poi al Vascello con Raffaella Giordano in Per un lavoro in divenire (il 22 e il 23 novembre) e Gino Curcione col suo ‘E nummere (il 28) e concludersi, infine, in questo stesso spazio con la regia di Davide Iodice di Nella solitudine dei campi di cotone di Bernard Marie Koltès, in scena dal 13 al 15 dicembre.

PRESENTATO A ROMA IL FESTIVAL DI PALERMO SUL NOVECENTO

<<Questa edizione prosegue la ricognizione su alcune tendenze del secolo, intrecciando spettacoli e personalità artistiche che abbiano una storia alle spalle>> – dice Andò dal tavolo allestito questa mattina nel roof garden del Palazzo delle Esposizioni. Anche se le “ristrettezze”, alle quali si accennava sopra, hanno portato all’esclusione – si sbottona Andò – di Robert Lepage. Peccato, perché il suo, a differenza di altri nomi ormai cult in Italia, non sta rimbalzando da una parte all’altra della Penisola.

Ma torniamo a quello che il programma palermitano raccoglie dal 6 ottobre fino al 30 gennaio 2000, in coincidenza con la fine del millennio che, appunto, farà scivolare il festival oltre Capodanno.

Per l’inaugurazione arriva, al Politeama Garibaldi, Patti Smith con Words and Music, che nello stesso giorno presso la Facoltà di Ingegneria incontrerà il pubblico, e poi (il 9 e il 10 ai Cantieri culturali alla Zisa) la messinscena, diretta da Piero Maccarinelli, dell’ultimo testo teatrale scritto da Tom Stoppard L’invenzione dell’amore, mentre Peter Sellars porterà The story of a soldier di Igor Stravinkij (dal 15 al 17 alla Zisa). Il mese si chiude con lo spettacolo di Alfredo Arias Peines de coeur d’une chatte française, (dal 28 al 31 al Politeama).

Novembre si apre con il lavoro di Ruggero Cappuccio su Tomasi di Lampedusa dal titolo I silenzi della memoria o Lighea (dal 4 al 6 alla Zisa) e continua con Songs and stories from Moby Dick interpretato da Laurie Anderson (dal 10 al 12 al Politeama).

Altri due lavori suscitano curiosità in questo “Novecento” di Palermo, La crociata dei fanciulli – Ballata per canto e corpi di Marco Baliani, con la drammaturgia di Maria Maglietta (ispirata a La crociata dei bambini di Marcel Schwob e a Le porte del paradiso di Jerzy Andrzejewski) e le musiche di Goran Bregovic; e Fratelli di Carmelo Samonà, diretto da Claudio Collovà (in scena dal 12 al 14, il primo, e dal 17 al 20 novembre, il secondo).

Uno tra i maggiori coreografi contemporanei, William Forsythe con il Ballet Frankfurt, che dirige dall’84, presenterà Workwithinwork (dal 19 al 21 novembre), questa volta con l’aggiunta di una terza parte inedita per l’Italia. Le prime due, “Workwithinwork” e “Quartette”, infatti, si sono già viste, ma la loro riproposta non guasta. In programma anche due mostre fotografiche – allestite tra la fine e l’inizio del nuovo anno – di Josef Koudelka e Ferdinando Scianna, che sviluppano entrambi il tema del caos, e il concerto del compositore Giovanni Sollima (il 22 e 23 gennaio). Infine, per l’unico appuntamento con il cinema, sarà presentata – dal regista Martin Scorsese – la copia restaurata di Salvatore Giuliano di Francesco Rosi.

ATTORI IN CERCA D’AUTORE, DOPO IL QUIRINO VOLA SUL SATELLITE

Il cinema indipendente che incontra il teatro, quindi, e, insieme per la prima volta, passeranno in tv. L’intervento di Rai International è, infatti, la novità di questa XIV edizione, che – spiega D’Alatri – <<non si esaurirà con l’appuntamento al Quirino>>. Le due serate saranno, infatti, trasmesse in otto brevi puntate dal canale satellitare della Rai, dando un’opportunità anche agli italiani all’estero – sottolinea il produttore cinematografico – di conoscere la nuova drammaturgia italiana.

Dopo l’eliminazione dell’Istituto del dramma italiano (Idi), la rassegna sarebbe scomparsa già lo scorso anno, se non fosse sopraggiunto l’intervento di D’Alatri – dichiara Coltorti. Le sole forze dell’Associazione Logos e del Centro studi dello spettacolo “Giancarlo Sbragia” – continua l’attore-regista – non sarebbero bastate a sostenerla, nonostante la collaborazione dell’Eti.

Attori in cerca d’autore, quest’anno dedicata ai “passo a due”, proporrà otto atti unici, sviluppati, appunto, su due personaggi. Caratteristica della rassegna è, infatti, quella di concentrarsi su di una formula drammaturgica, che di volta in volta si concentra sui monologhi, “a solo”, i “passo a due” e i “passo a tre”, seguendo l’idea di sviluppo della tragedia greca. In totale nelle tredici passate edizioni sono stati presentati oltre 100 atti unici.

Gli otto lavori inediti del 1999, scritti appositamente per questa manifestazione, hanno una durata di mezzora ciascuno e saranno suddivisi nell’arco delle due serate. Si comincia con Traditi di Paola Ponti e poi, a seguire, Castelli di legno di Cinzia Villari, Amen di Mario Alessandro Paolelli e Sabbie mobili di Domenico Trischitta, mentre la seconda sera saranno presentati Lassù qualcuno ci odia di Thomas Trabacchi e Tullio Sorrentino, Vasi comunicanti di Andrea Lolli, Il dono indigesto di Valentina Ferlan e Calligrafia delle puttane di Vittorio Cielo.

DUEMILA A SEI MANI PER IL LITTA

I due neo responsabili andranno a lavorare, l’uno, per accrescere la visibilità di autori e nuovi testi non solo italiani, anche attraverso iniziative collaterali agli spettacoli, e l’altro, per sensibilizzare il pubblico verso “i grandi personaggi della scena” ri-attualizzati dai linguaggi – come dice Syxty – <<della nostra epoca>>.

Prima di segnalare alcuni punti del programma, riportiamo il “desiderio” espresso dai responsabili del Teatro Litta e inoltrato al Dipartimento dello spettacolo. A quest’ultimo si chiede <<un aumento significativo delle risorse assegnate>> (ora sono 300 milioni), sulla base dei risultati raggiunti, in termini di qualità e di partecipazione del pubblico. Dai dati Agis, il Litta risulta il 40° teatro più frequentato d’Italia, con 40 mila presenze a fronte – sottolineano gli stessi responsabili – di una sala con solo 201 posti. Il nostro auspicio, naturalmente, è che lo Stato esaudisca questo “desiderio”. Anche perché, sembra proprio che – in attesa di leggi, regolamenti vari e multidisciplinari “residenze” – Syxty e Silvestri, al Litta, abbiano trovato “casa”, almeno per un triennio. E, chissà che “il contratto” non sia rinnovabile.

Passiamo, ora, al programma, nel quale compaiono quattro nuove produzioni (tre in prima nazionale). Intrigo e amore di Friedrich Schiller (tradotto da Aldo Busi), con la regia di Syxty; La Salomè scritta e diretta da Paolo Scheriani; Shopping & Fucking di Mark Ravenhill, regia di Barbara Nativi, in collaborazione con il Laboratorio Nove di Firenze; e Saro e la rosa di Silvestri che ne cura anche la regia.

Un lavoro di Silvestri, Al piccolo inferno, dopo il debutto a Benevento, è proposto tra le ospitalità del Litta, aprendone la stagione (dal 12 al 17 ottobre), seguito dal gradito ritorno di O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus e, poi a gennaio (in prima nazionale) Resurrezione messo in scena da Renato Carpentieri, che firma anche il testo insieme a Amedeo Messina, e a marzo Come naufraghi in un mare di città, scritto e diretto da Ugo Chiti.

Per la danza al Litta, oltre a cinque stage (organizzati in contemporanea agli spettacoli, tra ottobre e novembre), si vedranno i lavori di giovani coreografi nei tre spettacoli in programma. Crepuscolo di spade di Angela Torriani Evangelisti, Tris di Julie Ann Anzilotti e Soleà and winds – Lovesongs di Brigitta Luisa Merki e Colin Connor.

Una nota di merito va data alla triplice direzione artistica per il progetto speciale (in collaborazione con l’Eti), che dedica uno spazio alle compagnie di ricerca dell’ultima generazione. Tre le proposte inserite per il momento nella zona “Next – progetto giovani Duemila”, con una terza è in via di definizione. In un mese, tra marzo e aprile, si vedranno l’Accademia degli Artefatti con Sono stato o il tramonto dell’eroe. Monologo d’Occidente, il Progetto URT con La mandragola di Nicolò Machiavelli e il Teatrino Clandestino con Otello.

Infine, nel cartellone Duemila del Litta torna, da novembre ad aprile, la stagione teatro ragazzi, quest’anno indirizzata in particolare alla fascia d’età preadolescenziale, con dieci spettacoli in programma al mattino.

PRIME ESCURSIONI TEATRALI IN CALABRIA

L’incontro, da un lato, ha fornito agli organizzatori un luogo ideale per esporre i risultati raggiunti dal festival, anche in termini di partecipazione del pubblico, e, dall’altro per l’Amministrazione di San Nicola Arcella, ha rappresentato un momento di pubblico impegno nel proseguimento dell’iniziativa il prossimo anno.

Sul piano delle riflessioni, Valentina Valentini, docente di Storia del teatro presso l’Università della Calabria, ha rilevato l’attenzione che Escursioni Teatrali ha posto nell’individuare “un’identità meridionale del teatro”. La studiosa ha, inoltre, sollecitato la platea ad interrogarsi sulle reali azioni che si stanno compiendo per promuovere una cultura teatrale in Calabria.

In tema di politiche culturali, il direttore del Centro Rat di Cosenza, Antonello Antonante, ha sottolineato quanto le scelte compiute dalla Regione siano state, finora, poco attente alla qualità, andando contro tendenza rispetto a quello che accade nella vicina Sicilia. Dal canto suo Saverio La Ruina, della compagnia Scena Verticale di Castrovillari (che quest’anno per la prima volta ha organizzato con il sostegno dell’Amministrazione comunale e dell’Eti, “Primavera dei teatri”, una provocatoria rassegna di teatro contemporaneo, ndr), ha sollevato la questione della mancanza di una legge regionale in materia di teatro. Una carenza che – secondo l’attore-regista – potrebbe essere colmata all’improvviso e senza un preliminare confronto con le realtà teatrali attive nel territorio.

Tra gli interventi, quello di Rocco Laboragine, presidente dell’Associazione Basilicata Spettacoli, ha ricostruito l’esperienza di “Palcoscenico della memoria”, manifestazione, organizzata nella regione, che coinvolgendo 25 Comuni è arrivata a fatturare tre miliardi.

Per dare continuità a Escursioni Teatrali, è necessario sensibilizzare <<gli abitanti del nostro territorio>> – ha affermato il sindaco di Aieta, Giovanni Di Lascio – in particolare i giovani, attraverso l’attivazione di laboratori teatrali nelle scuole.

Di particolare interesse l’intervento di Arnaldo Picchi, dell’Università di Bologna – che ha sottolineato il valore di iniziative come Escursioni in quanto rappresentano un investimento per lo sviluppo delle energie locali, che altrimenti sarebbero condannate all’emigrazione.

Peppino Mistorni, del Consiglio Regionale, ha concluso il convegno proponendo di superare le divisioni campanilistiche per procedere verso un progetto teatrale-turistico <<integrato e comprensoriale>>. E annunciando, infine, la possibilità di collaborazione della Regione con gli studiosi di teatro dell’Università della Calabria e con gli operatori per mettere a punto una legge di riordino capace di dare impulso al settore.