TeatroCivileFestival

Monte Sant’Angelo

 25-29 luglio 2007


 

Presentazione

 

Dopo il successo della “Rassegna di teatro civile” nella edizione 2006 di FestambienteSud, intitolata “Storie dal Sud”, abbiamo inteso rafforzare la nostra attenzione al teatro Civile. Il festival teatrale offre tredici opere, di cui un’anteprima e cinque debutti nazionali.

 

Al fine di diffondere anche nel mondo dello spettacolo una più capillare sensibilità ambientale, ma soprattutto materiali e pratiche concrete di sostenibilità, allestiremo uno spazio sperimentale di “Teatro per Kyoto”, adottando l’utilizzo un set di luci sceniche a basso consumo energetico progettate e fornite da Elettronica Gelbison, una società meridionale che fa ricerca nel campo della illuminazione a basso consumo.

 

Il Festival sarà lo scenario anche per:

 

 

 

Nota della direzione artistica

Mariateresa Surianello

 

 

Siamo partiti da un’etichetta di comodo per raccogliere a Monte Sant’Angelo un gruppo di artisti inquieti e rigorosi nei loro processi creativi, una compagine eterogenea ma accomunata da una forte sensibilità per le cose del nostro presente. Quando Franco Salcuni mi ha chiamata a collaborare al grande progetto culturale di FestambienteSud ho avuto subito la sensazione che si fosse aperto uno spazio importante per il teatro italiano, un nuovo canale per la circolazione di quelle opere troppo spesso marginalizzate nell’asfittico sistema di distribuzione nazionale. Siamo purtroppo costretti a muoverci in un sistema teatrale ingessato nella gestione degli spazi e iniquo nella spartizione delle risorse finanziarie. E ogni piccola opportunità assume un valore speciale.

La formula “teatro civile”, dentro la quale abbiamo ragionato, mi è apparsa in tutte le sue molteplici declinazioni, tante quante sono le soggettività implicate, quegli artisti capaci di raccontare fatti e contraddizioni di oggi, ciascuno con il proprio linguaggio, per creare forme spurie e sconfinamenti in territori scomodi e poco frequentati. Allora ho immaginato che il “contenitore” privilegiato di FestambienteSud avrebbe creato un’occasione perfetta per innescare un agire virtuoso, immediatamente su un duplice livello, primo, intercettare nuovi spettatori in un Meridione in cui scarsi sono gli appuntamenti con il teatro contemporaneo e, in particolare, in una regione che sta lavorando molto per il cambiamento delle regole, non solo sul fronte della cultura; secondo, provare a scardinare l’equazione teatro civile-teatro di narrazione e, seppure con un budget di spesa limitato, in questa direzione ho cercato di procedere, soffrendo per le opere alle quali abbiamo dovuto rinunciare. L’obiettivo è quello di connotare Monte Sant’Angelo come luogo di accoglienza per le arti sceniche e renderlo, già da quest’estate, un riferimento nel panorama festivaliero italiano per artisti, studiosi, critici e operatori. In questo senso è significativa la collaborazione tra FestambienteSud e Tuttoteatro.com, che offre uno sbocco al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”, ospitando il debutto di alcuni spettacoli finalisti nell’edizione 2006, come pure efficace è il sostegno del Teatro Pubblico Pugliese, che permette il dialogo col territorio e schiarisce la visione sulle realtà locali.

E ora il programma di questo Teatro Civile Festival, che è una sintesi di quanto si muove nelle arti sceniche italiane e ne disegna, in maniera irregolare, anche la sua geografia. Una particolare attenzione è rivolta alle nuove e più fragili produzioni, quelle impegnate nella ricerca e nella sperimentazione dei linguaggi contemporanei, che raccontino il presente e tengano viva la memoria. Quel teatro consapevole delle sue possibilità - perché luogo vivo di raccolta di tutte le arti - e del suo essere strumento eccezionale di comunicazione e, forse, di presa di coscienza.

 

 

 

Programma del Festival

 

 

25 LUGLIO, MERCOLEDÌ

 

ore 21:00 Piazza de Galganis

“Ultra” di Edgarluve

(debutto nazionale)

 

ore 22:30 Chiostro delle Clarisse

“La pecora nera” di Ascanio Celestini

 

 

26 LUGLIO, GIOVEDÌ

 

ore 21:00 Sagrato Incoronata

“Dux in scatola” di Daniele Timpano

 

ore 22:30 Chiostro delle Clarisse

“Il triangolo degli schiavi” di Ulderico Pesce

(debutto per il centro sud)

 

ore 19:30

“Il cane e la volpe” di Compagnia Burambò

 

 

27 LUGLIO, VENERDÌ

 

ore 21:00 Chiostro delle Clarisse

“Luigi che sempre ti penza” di Gigi Borruso

 (debutto nazionale)

 

ore 22:30 Chiostro delle Clarisse

“Geynest under gore” di Alessandra Cristiani

 

 

28 LUGLIO, SABATO

 

ore 21:00 Chiostro delle Clarisse

“Anagrafe Lovecchio” di Alessandro Langiu

(debutto nazionale)

 

ore 24:00 Chiostro delle Clarisse

“Il fiume rubato” di Narramondo Teatro - Andrea Pierdicca

 

ore 01:00 Piazza De Galganis

“Santa Barbara” di Compagnia Denoma

(debutto nazionale)

 

 

29 LUGLIO, DOMENICA

 

ore 19:00 Auditorium delle Clarisse

“Principesse” di Armamaxa

(anteprima)

 

ore 21:00 Sagrato Incoronata

“Dissonorata” di Scena Verticale

 

ore 22:30 Chiostro delle Clarisse

“Spettacolo sintetico per la stabilità sociale” di Santasangre

 

 

 

 

 


MERCOLEDÌ 25 LUGLIO

 

Edgarluve

(Livorno)

 

Ultra

 

DEBUTTO NAZIONALE

 

rielaborazione da I furiosi di Nanni Balestrini

ideazione e regia Edgarluve

drammaturgia Alessio Traversi

con Marco Mannucci

batteria Francesco Zerbino

organizzazione Federico Bernini

con il contributo di alcuni ultrà della Curva Nord di Livorno

Progetto finalista al Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” 2006

 

 

Ultra è un monologo “selvaggio” dedicato al mondo ultrà. Un mondo, questa volta, osservato dall’interno, e non attraverso la lente deformante del salotto televisivo. A prendere la parola non sono gli opinionisti e i sociologi dei talk-show, ma l’ultrà stesso, per raccontare, per esprimere la sua realtà senza un giudizio morale. Non si rivendica, non si condanna. Si dice soltanto: questo esiste, questo è. L'adattamento teatrale de I furiosi di Nanni Balestrini è basato sul contributo che un gruppo di ultrà livornesi ha voluto fornire a questo lavoro, rilasciando alla compagnia una serie di video-interviste, poi rielaborate nella messa in scena finale senza filtri, nell’intento di dare spazio soprattutto alla “verità” di chi parla.

In scena solo un attore e una batteria. Un apparato minimo per una narrazione epica. Un poema eroicomico in cui si lotta per non vincere nulla: l’importante è il cammino, il viaggio, la trasferta. Il modo per dare senso alla furia che si ha dentro.


MERCOLEDÌ 25 LUGLIO

 

Ascanio Celestini

(Roma)

 

La pecora nera

Elogio funebre del Manicomio elettrico

 

di e con Ascanio Celestini

prodotto da Teatro Stabile dell’Umbria e Fabbrica

 

 

Lo spettacolo è un racconto-indagine sulla vita nei manicomi italiani che mescola realtà ad affabulazione teatrale. Il lavoro nasce da una ricerca sul campo che Ascanio Celestini ha condotto attraverso i manicomi italiani, raccogliendo le testimonianze dei protagonisti di quella vita, prima e dopo la Legge Basaglia, del 1978. L’indagine è stata svolta in diverse città italiane, andando nei luoghi degli ex manicomi e raccogliendo memorie ed esperienze, di medici e paramedici in particolare. Anche con La pecora nera, come con altri suo precedenti lavori, Celestini realizza un’opera di forte portata storico sociale e allo stesso tempo di elevato valore artistico.

 

E’ nella complessità di questo presente dove si sovrappongono la memoria del manicomio, la questione medico - psichiatrica, la terapia con i farmaci e la contenzione fisica che si va ad inserire il nostro lavoro. Un lavoro di indagine nella memoria del presente come luogo di sedimentazione di storie diverse. E sono proprio le storie che stiamo cercando. Storie di persone che hanno abitato il luogo chiuso e strutturato del manicomio, la destrutturazione dell’istituzione, la frammentazione e il mescolarsi con i territori circostanti. Ci interessano le storie personali perché tracciano una rete di prospettive diverse attraverso una questione che non può essere letta come un evento unico. Ci interessano perché sono quelle che hanno trovato una possibilità per raccontare all’esterno una vicenda che rischia costantemente di rimanere una questione privata o un problema scientifico. Ci interessano perché lavoriamo alla costruzione della drammaturgia di uno spettacolo che sarà sostanzialmente un insieme di molte storie. Una drammaturgia che per noi dovrebbe saper raccontare anche il presente della memoria e non soltanto il passato della letteratura teatrale. Una possibilità nuova per un teatro civile che sperimenti la propria “civiltà” non soltanto nelle tematiche, ma soprattutto nella possibilità che queste forniscono per mettere direttamente in relazione le persone con la propria memoria e con il proprio presente.

E poi le storie ci interessano perché mettono direttamente in comunicazione l’evento al quale si è assistito e il bisogno di comunicarlo per trasformare l’immagine personale in immaginario collettivo.

Ascanio Celestini


GIOVEDÌ 26 LUGLIO

 

Ulderico Pesce

(Rivello – Pz)

 

Il triangolo degli schiavi

 

DEBUTTO PER IL CENTRO-SUD

 

di e con Ulderico Pesce

prodotto dal Centro Mediterraneo delle Arti

 

 

Il Triangolo degli schiavi è la storia di Ambrogio Morra, nato a Cerignola (FG) ed emigrato con la famiglia nel Nord Italia. Il padre, al fianco di Giuseppe Di Vittorio, prese parte alle lotte di “conquista della terra”, e dopo la Riforma Agraria degli anni ’50, ottenuto il suo pezzo di terra, decise di venderlo perché non redditizio e di emigrare a Monfalcone dove, nei cantieri navali, ha fatto lo “spruzzatore di amianto”.

Con la morte del padre, ucciso da un cancro ai polmoni, il figlio Ambrogio, dopo anni passati nel Nord, torna nella terra natìa, nella provincia di Foggia, dove, nel tentativo di recuperare la sua Identità e la memoria del suo popolo si ritrova ad assistere i lavoratori stagionali clandestini impegnati nella raccolta dei pomodori e dell’uva. Ambrogio diventa amico di alcuni africani e polacchi e scopre la bellezza delle loro origini etniche, l’avventuroso viaggio che hanno fatto per arrivare nel Sud dell’Italia, il rapporto con gli scafisti, l’ospitalità nei Centri Temporanei di Accoglienza, l’espulsione, la clandestinità, e lo sfruttamento schiavistico a cui sono sottoposti da caporali e padroni che li fanno lavorare per quindici ore al giorno in cambio di venti euro. Lavoratori che vivono in tuguri senza bagno e senza acqua, che spesso vengono picchiati o uccisi dai caporali per la pura necessità di dimostrare agli altri il loro potere.

Nella sua terra Ambrogio si ritroverà presto impegnato in difesa dei diritti dei lavoratori clandestini e contro i padroni che, nel Sud dell’Italia come nel ricco Nord-est, li sfruttano in cambio di 1 euro e 33 centesimi all’ora. Padroni liberi di fare ciò che vogliono perché non esistono controlli nei campi. Alla scarsa ricompensa giornaliera per i clandestini si contrappongono i 36 mila euro che i padroni incassano, su solo dieci ettari di terra, grazie ai contributi della Comunità Europea, oltre naturalmente ai guadagni per le vendite dell’oro rosso alle industrie.

Ambrogio si trova a fare la stessa lotta che 50 anni prima aveva fatto suo padre contro i latifondisti e a favore della distribuzione della terra ai braccianti ma questa volta c’è solo l’amarezza di una “lotta mancata” per l’acquisizione dei diritti, perché mentre i braccianti agricoli occupatori di terra degli anni ’50 avevano un nome e un cognome, una patria, i nuovi braccianti clandestini sono senza identità, per non farsi riconoscere sono arrivati a bruciarsi i polpastrelli delle dita fino a diventare uomini senza impronte.


GIOVEDÌ 26 LUGLIO

 

Daniele Timpano

(Roma)

 

Dux in scatola

 

drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano

collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari

foto di scena di Valerio Cruciani

organizzazione di Maria Rita Parisi

produzione di amnesiA vivacE

in collaborazione con Rialto Santambrogio

e Ubusettete - periodico di critica e cultura teatrale

un ringraziamento particolare a Sara Dicorato

 

 

Nella nostra bella Italia, tra le due guerre, fioriva in Italia uno statista meraviglioso: Benito Mussolini. Facciamo uno sforzo d'immaginazione collettiva: fate conto che sia io. Morto.

 

Un attore - solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di "Mussolini Benito"- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di S.Cassiano di Predappio nel ‘57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterarii del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della nostalgia. L’attore, costretto ad avvicinare la materia da una lontananza cronologica e ideologica immensa, gioca una identificazione posticcia con l’oggetto del suo racconto, parlando sempre in prima persona, come se il suo corpo contenesse la forza criminale del fascismo tra le sue quattro ossa. Una identificazione che è appunto posticcia, visto che in scena non c’è nessun tentativo di rappresentare un personaggio-Mussolini: il duce degli italiani è nel baule, o al limite nella tomba di Predappio. L’assimilazione forzata tra il soggetto (Daniele Timpano: "sinistramente" vivo) e l’oggetto (Mussolini Benito: "destramente" morto) del racconto riconferma la lontananza irriducibile tra due visioni del mondo inconciliabili.

 

 


GIOVEDÌ 26 LUGLIO

 

Compagnia Burambò

(Foggia)

 

Il cane e la volpe

 

 

Una storia d’amicizia tra due cuccioli: il cane dalle lunghe orecchie e la volpe. Amici da subito e per sempre, se non fosse per il signor Cupidigio, padrone del cane e cacciatore di pellicce. Una storia attuale che fa riflettere sul problema della caccia finalizzata al commercio delle pellicce e darà modo al pubblico di schierarsi vivamente dalla parte che deciderà di difendere.

 

Spettacolo vincitore del premio nazionale “Qui comincia l’avventura” Catania 2000.

Menzione: “La giuria del premio nazionale "Qui comincia l'avventura" dichiara all'unanimità vincitrice la "Compagnia Burambò" di Foggia con lo spettacolo "Il cane e la volpe". “Bella ed elegante la scenografia, ottima la tecnica di animazione e la dizione. I burattini curati nei particolari si muovono sulla scena con scioltezza ed agilità. Lo spettacolo realizza grande coerenza tra musiche eseguite dal vivo, con strumenti a fiato e percussioni, azione e parola che inducono il pubblico di bambini e genitori ad un’intensa e sentita partecipazione, tale da creare un solido filo tra pubblico e attori-burattinai fino alla fine dello spettacolo. Il rispetto della natura e tra i viventi, il valore dell'amicizia, anche tra "diversi", sono i messaggi sottesi al racconto ed infondono un senso di pace ed armonia”.


VENERDÌ 27 LUGLIO

 

Gigi Borruso

(Palermo)

 

DEBUTTO NAZIONALE

 

Luigi che sempre ti penza

Piccole cronache di un emigrante (in sette movimenti)

 

drammaturgia e regia di Gigi Borruso

liberamente ispirato alle Lettere di deportati dalla terra di Antonio Castelli

con Gigi Borruso

fantocci di Elisabetta Giacone

consulenza musicale Antonio Guida

assistente alla regia Claudia Puglisi

Progetto segnalato al Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” 2006

 

 

Borruso si ispira a un piccolo nucleo di lettere di un emigrante siciliano, che dalla Germania scrive alla sua famiglia, nel 1965. «Ho immaginato lo sguardo di quest’uomo, la percezione di sé in terra “straniera”. L’ho immaginato – spiega l’autore-attore-regista - nella baracca del cantiere a Kall, intento a rimembrare a voce alta i sogni della notte trascorsa, impegnato inconsapevolmente a definire un’identità messa in crisi dalla paradossale condizione che sperimenta ogni emigrante».

Da alcuni anni Gigi Borruso lavora a un teatro che tenta di coniugare la consapevolezza etica con lo stupore fantastico e mitico. «Accostandomi ad un tema di attualità, come quello dei migranti, ho lavorato - afferma ancora Borruso - ad una dimensione quasi fiabesca. Provando a ricreare un linguaggio, quale quello suggerito dalle lettere dei nostri emigranti, asciutto e straniato rispetto alle norme della lingua, concreto e polivoco - conclude - a un tempo».


VENERDÌ 27 LUGLIO

 

Alessandra Cristiani

(Roma)

 

Geynest Under Gore

 

ideazione e danza Alessandra Cristiani

creazione musicale Jed Whitaker, Caviar Spectator Trio, Claudio Moneta

disegno luci, Gianni Staropoli

 

 

Il lavoro prende spunto da un viaggio a Sarajevo, dalla forza toccante delle sue rovine di guerra, dall’introspezione di un’inquietudine, che comincia a giocare, individualmente, con ciò che si è stati nell’infanzia, con ciò che siamo e viene disatteso nel presente. Attraverso la danza si ricerca l’essere umano nella sua matrice mitologica; si indaga una memoria mai risolta, fatta di desideri semplici e di segreti ingenui. Si predilige un’attenzione al linguaggio del corpo, alle sue voci emotive, che lo attraversano vigorose dal profondo della sua materia, per aprirsi nel silenzio.

 


SABATO 28 LUGLIO

 

Alessandro Langiu

(Taranto)

 

Anagrafe Lovecchio

 

DEBUTTO NAZIONALE

COPRODUZIONE FESTAMBIENTESUD

 

di e con Alessandro Langiu

composizione musicale Matteo Nahum

coprodotto da FestambienteSud e Nemesi Teatro

 

 

Anagrafe Lo Vecchio, racconta della presenza dell’Enichem nel territorio di Manfredonia. Si parte dall’esplosione del 1976, dimenticata, insabbiata, lasciata scivolare nel silenzio costretto, per arrivare ai giorni nostri di una sentenza che ancora non tarda ad arrivare.

Tra elementi biblici, di abbattimenti di animali e piogge alluvionali, si ritrova la storia di un operaio, Nicola Lo Vecchio. Un caso raro di coraggio. Nicola ammalato, oltre a curarsi, è spinto dalla disperazione di una malattia con termine stabilito, a cercare risposte alla genesi della sua malattia.

Non è facile. Ogni volta che cerchiamo risposte ci si trova davanti a contraddizioni, troppo spesso, amare.

E’ il contrasto tra quello che si sa vero, e quello che si vuol far credere vero, per allontanare le responsabilità chiare.

Alessandro Langiu prosegue il suo percorso d’indagine nella sua terra. Dopo i diversi spettacoli sull’ILVA, i porti nucleari e le condizioni di lavoro, che tanto hanno girato per l’Italia intera, affronta la terra del Gargano. La sua è una poetica dura e passionale, che racconta, per non dimenticare, il “Tempo al Presente”.


SABATO 28 LUGLIO

 

Compagnia Denoma

(Roma)

 

Santa Barbara

 

DEBUTTO NAZIONALE

 

di Giulio Marzaioli

con Romina De Novellis

regia Romina de Novellis

 

 

Il primo spunto del progetto nasce dall’esperienza lavorativa dell’autore consumata presso un cantiere autostradale. L’“atterraggio” sul pianeta cantiere è la chiave di ingresso; a ruotarla una sorta di extra-terrestre nel vero senso del termine, dal momento che al primo impatto il cantiere ti battezza ricoprendoti di terra da cui prima eri immune: dalla polvere sui vestiti al fango sulle scarpe. L’occasione di attraversare questo progressivo interramento lasciando tracce di inchiostro era irrinunciabile e in prima battuta è stato scritto un diario, un registro di percezioni (pubblicato sulla rivista “Carta”, n. 28/06). Il tema dell’isolamento, vissuto in prima persona e poi riscontrato negli altri, è determinante. E per isolamento si intende una dimensione individuale ma anche complessiva, quasi geografica: un’isola che prende il nome di cantiere. C’è poi la scoperta dei luoghi: i rilevati, i pozzi, le gallerie, i cunicoli. Anche in presenza di grisou e acqua fino alle ginocchia. Ed è proprio nel corso delle “visite guidate” che, all’imbocco della galleria, un mastodontico arco di cemento armato, per la prima volta appare la Santa. Una sorta di riconoscimento, la stessa extra-territorialità. La statua di Santa Barbara, protettrice dei minatori, è posta in un’edicola sopra la trave dell’imbocco. Non è piccola, anche se in proporzione alla galleria così appare. Ma a colpire è più lo spaesamento. Sembra essere lì per caso. E sembra rassegnata, come se altri avessero deciso della sua fissità. Approfondendo la storia di Barbara, non ancora Santa, si scopre nuovamente l’isolamento, la distanza di comprensione che ha portato un padre a sacrificare la propria figlia. Ed ecco che subentra la necessità del testo, la denuncia dei rischi che la distanza può provocare. Distanza personale, sociale, culturale che poi diviene alibi o ragione di conflitti. E allora l’esperienza personale filtra e si fa ulteriore, nella pressione di un allarme che diventa dettato: l’assoluta priorità che deve assumere la comprensione, l’attenzione che non deve mai mancare nell’osservare il proprio orizzonte perché un orizzonte più ampio non giunga ad essere irriconoscibile.


SABATO 28 LUGLIO

 

Narramondo Teatro - Andrea Pierdicca

(Firenze)

Il fiume rubato

 

di Alessandro Hellmann

con Andrea Pierdicca

regia di Nicola Pannelli

 

 

“Hai mai visto Bormida?

Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle

sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel

midollo, specie a vederla di notte sotto la luna.”

Beppe Fenoglio Un giorno di fuoco, Einaudi

 

L’incredibile e travagliata storia della Val Bormida e dell’ACNA di Cengio: la nascita della fabbrica, le lotte degli abitanti della Valle contro l’inquinamento, il rapporto con il versante ligure, la sua inevitabile unione con la storia dell’industria chimica nazionale, la sua chiusura. Tra ricordi d’infanzia e situazioni in bilico tra il drammatico e il grottesco, si snocciola una storia epica e struggente di battaglie, di mobilitazioni, di conflitti tra il mondo contadino e il mondo dell'industria, di interessi e convenienze politiche, di zone frazionate in maniera illogica, di collusione tra poteri più o meno occulti. Per capire e riscoprire la capacità di indignarsi.

 


DOMENICA 29 LUGLIO

 

Armamaxa

(Foggia)

 

Principesse

waltzer e pantofole rosa

 

ANTEPRIMA NAZIONALE

 

di e con Micaela Sapienza

regia Enrico Messina, Filippo Ughi

disegno luci Fausto Bonvini

organizzazione Massimo Momoli

 

 

Una donna. Ha trentaquattro anni, oggi. In mano, in attesa dall’estetista a Lecce o dal medico a Milano, riviste patinate. Per strada, a Lecce o a Milano, cartelloni pubblicitari patinati. Dappertutto sui giornali o sui muri delle città immagini di ragazze cui somigliare: principesse forse? Donne. Come lei? No, come Ginevra. Alte, dritte e ben fatte, occhi verdi e brillanti come quelli di un falco di montagna, sopracciglia brune e ben distanziate, la carne più tenera del fiore di maggio, più fresca della neve che cade. Angeli alla moda discesi da una nube. Nel nostro tempo.

Modelle, si chiamano. Modelli sono, da imitare. Ad ogni costo. Per essere adeguate. Ma rincorrere quei modelli, all’apparenza facilmente accessibili, è impresa assai ardua e difficile: fatta di diete, estetiste, parrucchieri, ore e ore di tempo rubate al proprio sonno per costruirsi impalcature effimere che si liquefanno al calore del primo metrò. Un’impresa leggendaria da cavaliere piuttosto che un gioco da principessa. Perché poi?

 

Alla ricerca della propria identità la donna si riavvicina alle figure femminili della propria famiglia, principesse di un altro mondo, di un’altra società. Adeguate, loro si, al loro tempo. La nonna Rosa che viveva in campagna, badava alle pecore, accendeva il camino, aveva un amore da sognare e la guerra da tenere lontana, e non sapeva nemmeno cos’era la moda. La zia Ines che diceva sempre “non importa se sei grassa o magra, l’importante è che ti vesti con eleganza e stile e soprattutto metti sempre i tacchi!” La Ines; che non aveva bisogno di adeguarsi alla moda imitando le modelle, perché la moda la faceva lei. La Lina, l’altra nonna: un comandante col bastone, i pantaloni e un seno di paglia; che tirava avanti tutta la casa e cucinava per un reggimento. Lei ci rideva sopra alla moda.

 

Lo spettacolo diventa un viaggio verso le proprie radici, un riappropriarsi di una femminilità antica, un omaggio agli antenati.


DOMENICA 29 LUGLIO

 

Scena Verticale

(Castrovillari – Cs)

 

Dissonorata

Un delitto d'onore in Calabria

 

di e con Saverio La Ruina

musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Gianfranco De Franco

collaborazione alla regia Monica De Simone

luci Dario De Luca

organizzazione Settimio Pisano

 

 

«Ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani, mi capita di sentire l’eco di altre storie. Storie di donne calabresi dell’inizio del secolo scorso, o della fine del secolo scorso, o di oggi. Quando il lutto per le vedove – dice Saverio La Ruina - durava tutta la vita. Per le figlie, anni e anni. Le donne vestivano quasi tutte di nero, compreso una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone. E il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge apposita quasi lo depenalizzava».

Partendo dalla “piccola” ma emblematica storia di una donna calabrese, lo spettacolo offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, parla della condizione della donna nel villaggio globale.

Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro Meridione. Dal suo racconto emerge una Calabria che anche quando fa i conti con la tragedia vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia.

 


DOMENICA 29 LUGLIO

 

Santasangre

(Roma)

 

Spettacolo sintetico

per la stabilità sociale

 

ideazione Diana Arbib, Maria Carmela Milano,

Luca Brinchi, Pasquale Tricoci

ideazione ed elaborazione del suono dal vivo Dario Salvagnini

con Stefano Cataffo e Roberta Zanardo

voce Roberto Latini

Progetto segnalato al Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” 2006

 

 

Il nuovo lavoro della compagnia romana fa parte del progetto, avviato nel 2005, “Studi per un Teatro Apocalittico”, «un teatro che rivela, anzi – dice Santasangre - prevede ciò che accadrà nel futuro». Inoltre, la nuova produzione vuole essere il seguito naturale del precedente spettacolo, 84.06, che prendeva spunto dal libro 1984 di George Orwell. «Ora il punto di partenza della nostra riflessione – spiega la compagnia - è Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Per noi entrambi gli scritti sono rivelatori di una sociètà futura, ma sottendono una sostanziale differenza: la società descritta in 1984 è una società controllata quasi esclusivamente dal castigo e dal timore di esso, nel Mondo Nuovo il castigo è raro e mite e la società è organizzata in modo da poter mantenere una propria stabilità. Il cuore di questo spettacolo – sottolinea Santasangre - sarà proprio la riflessione su quest’ultimo concetto. Vogliamo mettere in evidenza come questo sistema sociale realizzi un controllo quasi perfetto sull’individuo, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, attraverso varie forme di manipolazione non violente a livello fisico, ma - conclude il gruppo - di forte condizionamento comportamentale».

La scena è proiettata nel futuro. E’ l’inizio di una nuova era, siamo nell’anno di stabilità 632 d.F. (dopo Ford), viene istituito un nuovo modo di vivere e di pensare. Viviamo in un mondo patinato dove non esistono guerre, dove l’organizzazione sociale avviene attraverso il condizionamento indotto fin dalla giovanissima età...


 

 

TeatroCivileFestival

 

Direzione artistica Mariateresa Surianello

Ideazione e direzione generale Franco Salcuni e Marco Fratoddi

Coordinamento Tecnico Offucina Eclectic Arts

Impianto luci Led a basso consumo Elettronica Gelbison srl

Direzione del concorso di cortometraggi “Clorofilla film festival” -
sezione ”A Corto di Teatro” Simonetta Grechi, Piero Notarangelo

“Scuola estiva di cinema A Corto di Teatro”:
coordinamento scientifico Andrea Paciotto, coordinamento organizzativo Piero Notarangelo

Ufficio stampa Stefano Generali e Mariapia Ebreo

 

 

 

Promotori e partner

 

Legambiente

La Nuova Ecologia

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali

Regione Puglia, assessorato al Mediterraneo

Teatro Pubblico Pugliese

Camera di Commercio di Foggia

Provincia di Foggia

Comune di Monte Sant’Angelo

Tuttoteatro.com

 

Con il patrocinio dell’ANART

 

Main Sponsor Elettronica Gelbison srl

 

 

 

Un ringraziamento particolare a Nemesi Teatro e a tutti gli artisti che hanno contribuito anche all’ideazione e all’organizzazione del festival


 

 

 

Nuova luce sul teatro

Campagna per il risparmio energetico negli spazi dello spettacolo

 

FestambienteSud ed Elettronica Gelbison srl lanciano un’iniziativa che mira a sensibilizzare istituzioni e operatori del settore teatro per l’utilizzo di tecnologie a basso consumo e in particolare del LED nell’illuminazione dello spettacolo.

Lo spazio teatrale del festival è spazio teatro sostenibile a basso consumo di energia elettrica e a emissioni ridotte di CO2 in atmosfera.

Anche in teatro è possibile risparmiare energia elettrica, contribuendo a fermare il surriscaldamento del Pianeta

Grazie all’illuminazione a LED è possibile abbattere più del 70% dei consumi di energia elettrica, senza compromettere la riuscita artistica.

Per vedere se funziona venite a FestambienteSud

 

Per informazioni o per aderire alla campagna

teatrosostenibile@festambientesud.it

 

 

 

FestambienteSud partecipa alla produzione di

 

Anagrafe Lovecchio di Alessandro Langiu

in debutto nazionale il 28 luglio nell’ambito del Festival

 

Asso di monnezza di Ulderico Pesce

nei teatri la prossima stagione

 

Il triangolo degli schiavi di Ulderico Pesce

in debutto “meridionale” il 26 luglio nell’ambito del Festival

 

Per Informazioni

teatrocivile@festambientesud.it

 

 

Segreteria organizzativa

Legambiente FestambienteSud,

telefono e fax 0884.565533

info@festambientesud.it

www.festambientesud.it

Ufficio Stampa 333.4068411

 
 
 
Home