TEATRO CIVILE FESTIVAL

29 luglio – 6 agosto 2008

Vico del Gargano (Fg)

 

 

Promosso da
Legambiente - la Nuova ecologia - Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo

Teatro Pubblico Pugliese - Comune di Vico del Gargano

 

Con il sostegno di

Camera di Commercio di Foggia - Provincia di Foggia - Comunità Montana del Gargano

 

Sponsor

World Commercial Gelbison srl

 

In collaborazione con

APT Foggia - Tuttoteatro.com - Offucina Eclectics Art

il Diario Montanaro - Associazione Io sono garganico - Giacche Verdi gruppo Gargano - Sit Consulting

 

 

Programma

 

 

 

IN ANTEPRIMA

mercoledì 23 luglio RISERVA DI TORRE GUACETO (BRINDISI)

anteprima di Orti insorti - Elena Guerrini

 

IN ANTEPRIMA

domenica 27 luglio MONTE SANT’ANGELO

a FESTAMBIENTESUD, Piazza De Galganis, ore 21

SOTTOSOPRA, la città salvata dalle donne e altri scherzi simili - Bottega degli Apocrifi

 

GIORNATA DI APERTURA

martedì 29 luglio VICO DEL GARGANO

Piazza San Domenico, ore 19.00

Saluti di apertura
Chèjà Celen
, gruppo di danza delle ragazze Rom del campo di via Cesare Lombroso a Roma

Largo del Conte, ore 20.30

La turnàta - Mario Perrotta (prima regionale)

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Crepa, comic noir - Vasini/Piccari/Maddamma/Titi (prima regionale)

 

mercoledì 30 luglio VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

Gli occhi di Piero - Coccia/Simeoli/Giannini (prima regionale)

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Angolo somma zero - Alessandro Langiu con musiche originali eseguite dal vivo da Peppe Voltarelli (prima assoluta)

 

giovedì 31 luglio VICO DEL GARGANO

Agriturismo Fausta Munno, Contrada Canneto, ore 19

Orti insorti - Elena Guerrini (prima regionale)

Largo del Conte, ore 20.30

Malastrada - Tino Caspanello (prima assoluta)

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Oscar Dolls - Stefano Taiuti (prima nazionale)

 

venerdì 1 agosto VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

50lire - VentiChiaviTeatro/Ferdinando Vaselli (prima regionale)

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Angelo - Roberta Sferzi (prima nazionale)

 

sabato 2 agosto VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

70voltesud - Mana Chuma Teatro (prima regionale)

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Pitecus-Cus - Antonio Rezza (prima regionale)

Santa Maria Pura, ore 23.30

Ultimo Round  - Maria Costantini (prima regionale)

 

domenica 3 agosto

VICO DEL GARGANO

Auditorium comunale, ore 20

Maktub - Teatri di pace (prima nazionale)

 

CARPINO

nell’ambito e in collaborazione con il Carpino Folk Festival, ore 22

Camurrìa - Gaspare Balsamo (prima regionale)

 

lunedì 4 agosto VICO DEL GARGANO

Anfiteatro Hintermann, ore 21

L’incompatibile - Marcello Sambati

 

martedì 5 agosto SAN MENAIO

Parco giochi, ore 20,30 – teatro ragazzi

Arturo nel regno dei porci  - Bottega degli Apocrifi (anteprima nazionale)

 

mercoledì 6 agosto VICO DEL GARGANO

Anfiteatro Hintermann, ore 21

Gran finale con Orchestra di Piazza Vittorio in concerto

 

 

 

Note introduttive

 

Il Festival teatrale di Legambiente per la prima volta si presenta da solo, non più inserito nella confortante cornice della manifestazione madre: FestambienteSud. Dopo l’esperienza, dentro la festa nazionale di Legambiente, di una rassegna nel 2006 e di un ricco festival nel 2007, l’idea di separare il calendario delle due manifestazioni mira a promuovere un luogo specifico in cui il mondo teatrale e il suo pubblico attento ai temi sociali della contemporaneità, possano incontrarsi. Ma anche il riconoscimento che il Teatro civile festival sta crescendo, con i suoi 20 appuntamenti di cui 6 prime nazionali cui si aggiungono 9 lavori per la prima volta in Puglia. Vico del Gargano possiede una sua tradizione teatrale legata alle 31 edizioni della programmazione estiva. Siamo lieti ed onorati di entrare, con il nostro Teatro civile festival, nella 32°. Così come siamo felici di intrecciare la nostra programmazione con la settimana dedicata ad Andrea Pazienza, che ha incrociato più volte la sua matita con le iniziative della nostra associazione, così come ha incrociato le sue vacanze con Vico del Gargano.

Il teatro nei centri storici, il teatro all’aperto, il teatro che parla di Sud, di ultimi, di battaglie civili e ambientali, il teatro attento al risparmio energetico e a … dare l’esempio. Spettacoli divertenti o mesti, leggeri o impegnativi, comunque pregnanti. Quelli che vanno in scena al Teatro civile festival hanno tutti la qualità di aiutarci a riflettere.

Un ringraziamento a tutti gli enti che stanno continuando a copromuovere con noi l’iniziativa. All’assessorato al mediterraneo della regione Puglia e al teatro Pubblico Pugliese che ci hanno adottati comprendendo fino in fondo lo spirito del nostro festival. E allo sponsor, che possiede la qualità di aiutarci a fare spettacoli con un notevole risparmio di energia elettrica.

Cultura e basse emissioni di gas serra: un connubio da promuovere, per contribuire a scaldare le coscienze senza riscaldare il pianeta.

 

Franco Salcuni, Legambiente, direzione generale del festival

 

 

In questa estate 2008, in cui la parola crisi sembra applicabile a ogni categoria di pensiero e di azione, torniamo a proporre il Teatro Civile Festival, con la convinzione di compiere un percorso scomodo ma necessario, nel tentativo di ridare senso al contenitore - lo spazio e il tempo extra quotidiano della festa - e al suo contenuto - le opere teatrali che andiamo ad accogliere. E nella consapevolezza di operare in un territorio poco frequentato da artisti legati a processi produttivi indipendenti e non omologati sui criteri del grande evento commerciale. Se a livello nazionale si dibatte sulla crisi del formato festival, noi dal Gargano, dalla Puglia, dal Sud d’Italia proviamo a rilanciarlo, con l’impegno di Legambiente, e a farne zona di aggregazione e di collegamento verso destinazioni non pacificanti, verso quegli approdi che scuotono le coscienze. E proprio il viaggio ho immaginato potesse essere la dimensione da ricercare in questa seconda edizione del TCF, da intendersi nelle sue molteplici accezioni e significati, così da renderlo grande metafora della vita. Una disposizione dell’animo, un passaggio esperienziale che ponga (lo spettatore) in una condizione di permeabilità. Non solo viaggio fisico, spostamento nel tempo e nello spazio, ma immersione nella memoria e nelle recenti ferite della nostra Storia. Per interrogarsi e riflettere su temi cocenti e spesso rimossi. Viaggio come incontro con l’altro che apra varchi di conoscenza nei conflitti e nelle contraddizioni della nostra contemporaneità e sospenda la paura del diverso. E, ancora, odissea introspettiva, quella più difficile e sempre rinviata, verso la conoscenza di sé. Questo filo rosso, talvolta impercettibile, riemerge continuamente dai corpi vivi degli attori in scena, nei diciotto spettacoli in programma al TCF 2008 che già nel suo farsi, quest’anno, viaggia nel Gargano attraverso la neo costituita rete F.F.S.S. Da Monte Sant’Angelo migriamo a Vico del Gargano, dove la sensibilità dell’Amministrazione comunale ha mostrato una capacità di ascolto sempre meno ordinaria nella gestione del potere locale, con una puntata a Carpino. Un festival che è un progetto di visibilità per il teatro contemporaneo italiano, quel teatro che sperimenta linguaggi e forme e si fa mezzo eccezionale di conoscenza del nostro presente e di trasmissione delle emozioni. Non una vetrina di opere, ma uno strumento di dialogo e di scambio col territorio, questo si propone di essere il TCF. Andiamo a incontrare nuovo pubblico per il nuovo teatro e proviamo a lasciare una traccia, anche a uso degli operatori, da recuperare per il rinnovamento delle stagioni invernali. Dall’effimero della festa questo teatro vivo, urgente e ruggente chiede di entrare nel tessuto culturale quotidiano. Ne trarrebbe vantaggio l’intera società, se accadesse.

 

Mariateresa Surianello, direzione artistica

 

 

 

Più in dettaglio

 

 

IN ANTEPRIMA

 

mercoledì 23 luglio RISERVA DI TORRE GUACETO (BRINDISI)

anteprima di Orti insorti

Elena Guerrini racconta Orti insorti. Lo spettacolo sarà replicato a Vico del Gargano, in apertura della lunga serata teatrale di sabato 31 luglio

 

 

IN ANTEPRIMA

 

domenica 27 luglio MONTE SANT’ANGELO

a FESTAMBIENTESUD, Piazza De Galganis, ore 21

SOTTOSOPRA, la città salvata dalle donne e altri scherzi simili

Teatro Bottega degli Apocrifi di Manfredonia

Regia Cosimo Severo, drammaturgia Cosimo Severo e Stefania Marrone

 

Sottosopra la terra, sottosopra le sedie, sottosopra i giornali, sottosopra una città, sottosopra il potere. Un respiro.

Succede a Manfredonia nel 1988, quando un movimento di 3000 donne protesta contro una fabbrica chimica che da 20 anni minaccia la città con ripetuti incidenti.

Sottosopra le abitudini: mogli, madri, figlie, lavoratrici, casalinghe, si ritrovano tutte le sere in piazza.

Sottosopra le parole: nessuno crede più alla Politica, nessuno crede più alla Stampa, la piazza crede solo alla piazza, e le donne provano a credere alle donne.

Sottosopra le relazioni: tutti si dividono tra chi piazza e chi no.

Sottosopra i ruoli: gli uomini osservano, applaudono, incitano, frenano, sospettano. Troppo tardi: sottosopra i giorni e i mesi per due anni. E in piedi solo la piazza.

Un respiro e la parola delle donne.

 

 

 

GIORNATA DI APERTURA

martedì 29 luglio VICO DEL GARGANO

Piazza San Domenico, ore 19.00

 

Saluti di apertura

 

Chèjà Celen, gruppo di danza delle ragazze Rom del campo di via Cesare Lombroso a Roma

 

Chèjà Celen nella lingua romanì significa “Ragazze che ballano”. Il gruppo è stato ideato nel 2000 da Vania Mancini, coordinatrice Arci del Progetto di scolarizzazione dei minori rom per l’XI Dipartimento del Comune di Roma, all’interno dei laboratori scolastici di integrazione nei quali le bambine hanno avuto la possibilità di esprimersi e di far conoscere agli altri un aspetto importante della loro cultura: la loro danza, simile alla danza del ventre che le donne rom si tramandano di madre in figlia. Nonostante le divisioni interne al campo tra i vari nuclei familiari e gli attriti tra le famiglie che causano frequenti liti, la danza ci aiuta a far superare questi dissidi.

 

 

Largo del Conte, ore 20.30

La turnàta (prima regionale)

di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta, con Mario Perrotta, regia di Mario Perrotta in collaborazione con Paola Roscioli

 

 Storie di emigrazione italiana negli anni 60 e 70. In Svizzera la legge, sino al 2005, violando i più essenziali diritti umani, impediva, tra l'altro, ai lavoratori definiti “stagionali” di portare con loro moglie e figli. Per tutta risposta gli italiani nascondevano moglie e figli nel portabagli e lì iniziava la loro storia di clandestini reclusi in casa per anni. Nino è un bambino di nove anni che non ha mai visto il mondo fuori da quella stanza in cui vive col nonno, la mamma e il papà. Ma la morte del nonno scatena un rocambolesco viaggio di ritorno al paese, su una fiammante Alfa Giulia 1300, con in macchina il padre, la madre, un operaio sindacalista e il nonno morto. Mentre il mondo è incollato al televisore per guardare lo sbarco sulla luna, si consuma questo ritorno “mitico” alla terra d’origine. Racconto in bilico tra dramma e commedia all’italiana.

 

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Crepa, comic noir (prima regionale)

di Ilaria Milandri, con Lucia Vasini, Daniela Piccari, Giorgia Maddamma, Luciano Titi, regia MilandriPiccariVasini, musica Luciano Titi, filmati Antonio Monti

 

“La percentuale più alta degli omicidi è data da quelli che succedono in famiglia”

“Crepa” è la storia di due sorelle che devono ammazzare il fratello per una questione di eredità. In realtà si tratta di fare giustizia in famiglia per non subire, come sempre, le violenze generate dal padre. Le presunte assassine si esercitano, ma non riescono ad essere quello che non sono e restano due figure comiche per la loro incapacità anche nel momento dell’azione.

Di fronte a una realtà che ci obbliga ad essere qualcosa di diverso da noi stessi, come sopravvivere? Che cosa è giusto fare? E quel che si fa coincide con la giustizia? Perché si arriva all’assurdità di un assassinio come unica soluzione?

“Crepa” è un titolo da interpretare. E’ un’ imprecazione che svela l’odio come movente per un delitto, ma è anche una fessura, un’incrinatura. Le due sorelle, infatti, rompono una routine familiare considerata normale anche se fatta di violenza e ingiustizia. “Crepa” è la forza di una decisione per un cambiamento, è un punto, un colpo che sveglia dall’ipnosi quotidiana.

 

 

mercoledì 30 luglio VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

Gli occhi di Piero - Storia di Piero Bruno, un ragazzo degli anni 70 (prima regionale)

di Massimiliano Coccia e Fabrizio Giannini, con Fabrizio Giannini, regia Marco Simeoli, musiche Lorenzo Marsili e Luigi Pulcinelli

Lo spettacolo, tratto dal libro omonimo di Massimiliano Coccia, ricorda i fatti del novembre del 1975, quando, durante un corteo per il riconoscimento della Repubblica Popolare dell’Angola, venne ucciso dalle forze dell’ordine Piero Bruno, giovane studente dell’ITIS “G. Armellini” di Roma e militante di Lotta Continua.

La vicenda viene narrata da Alfredo, portiere di un palazzo in Via Ludovico Muratori, la strada in cui avvenne l’uccisione. Ma Alfredo è anche la memoria di Gustavo, suo padre, portiere all’epoca dei fatti.

L’io narrante dunque si sdoppia nel ricordo e nella trasmissione da padre in figlio, trovando una duplice espressione nell’intensa interpretazione di Fabrizio Giannini.

Alla storia di questo ragazzo, vittima di tutti i tempi e di tutti i tiranni, fa da sfondo l’Italia degli anni ’70 con la sua cronaca (la strage del Circeo, l’omicidio di Pasolini) e la sua musica. Lo spettacolo si avvale di contributi video dell’epoca, di una colonna sonora originale creata da Lorenzo Marsili e Luigi Pulcinelli (già arrangiatore dei “Tiromancino”) e del contributo di molte canzoni degli anni ‘70.

 

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Angolo somma zero (prima assoluta)

di e con Alessandro Langiu, musiche originali eseguite dal vivo da Peppe Voltarelli

 

Un fioraio e un musicista specializzati in matrimoni e feste, parlano tra loro. Conoscendosi raccontano il mondo che li circonda. Storie di operai tangheri, che passano da una tangheria all’altoforno. O di bambini, nipoti, che credono che l’omino d’acciaio sia un super eroe, sbarcato da Marte.

I viaggi sulla statale Taranto-Brindisi sono per lavoro. A Brindisi c’è Franco che vende vasi di plastica, e apre il negozio in pantaloni e camicia quando deve andare in tribunale.

Tre città, tre luoghi, Manfredonia - Brindisi -Taranto. Quest’ultimi due sono i massimi inquinanti italiani e tra più importanti d’Europa. Sotto il cielo delle bonifiche non fatte, l’elenco delle morti dirette e indirette del lavoro sono alle stelle. Un registro fatto di persone isolate dalla comunità e ignorate dai più. Storie dure di lotte silenziose per le malattie. Brindisi come Taranto come Manfredonia, il triangolo isoscele i cui angoli fanno somma zero: non si vede, non esiste.

 

 

giovedì 31 luglio VICO DEL GARGANO

Agriturismo Fausta Munno, Contrada Canneto, ore 19

Orti insorti (prima regionale)

di e con Elena Guerrini, musiche Ilaria Gelmi all’organetto, collaborazione artistica Ilaria Gelmi, Elisa Turco Liveri

 

“In giardino con Pasolini, Calvino e il mi’ nonno contadino in Maremma”. Scritto e raccontato da Elena Guerrini, in collaborazione con il portale www.ortidipace.org, con l’aiuto prezioso di Pia Pera autrice de Orto di un Perdigiorno e di Libero Guglielmi, il giardiniere di Itali Calvino.

Nell’orto, nel giardino, tutto nasce, vive, muore e rinasce… Tra ricordi del nonno contadino che insegnava a contare da zero a cento ai mezzadri, storie paesane, ricette di antiche merende, bicchieri di vino rosso, barzellette, canzoni degli anni settanta, bestemmie e riflessioni sulla coltivazione di un orto come esperimento di costanza e pazienza, Elena Guerrini ci accompagnerà in un viaggio a contatto con la nostra terra.

 

 

Largo del Conte, ore 20.30

Malastrada (prima assoluta)

di Tino Caspanello, con Cinzia Muscolino, Tino Calabrò, Tino Caspanello, scena e regia Tino Caspanello; elaborazione suono Giovanni Renzo, assistente alla regia, luci e audio Andrea Trimarchi, costumi Cinzia Muscolino. Una produzione Teatro Pubblico Incanto e Teatro Libero di Palermo

 

Segnalato alla quarta edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2007

 

Un’isola, un deserto quasi. Una famiglia - padre, madre e figlio - in viaggio verso la “strada” che collega l’isola al continente. Un pellegrinaggio attraverso percorsi ormai cancellati, al buio, senza nemmeno una lampadina. L’attraversamento, obiettivo finale del viaggio, incuneandosi come subdola promessa tra i legami affettivi, scatena il conflitto, il crollo definitivo della comunicazione, e trascina i tre protagonisti verso una violenza, che, sempre in agguato nel loro non dire, mette a nudo le miserie del ricatto.

C’è un luogo in Sicilia, il suo capo estremo a nord est, che dovrebbe essere lo scenario di un intervento che ha occupato, e continua ancora a farlo, le menti di politici, di ingegneri, di società e di tanta gente comune. Si tratta del progetto del ponte sullo stretto di Messina. Di tanto in tanto, con l’avvicendarsi di governi, economie e sistemi politici, l’idea del ponte ritorna puntuale a impegnare dibattiti uguali in Parlamento come nei bar, oppure rimane assopita, nascosta nelle profondità marine, proprio come i mitici mostri Scilla e Cariddi. Non si discute qui della sua necessità, dell’importanza socio-economica, della sua urgenza civile, non sono questi argomenti che interessano in questo contesto. Si parla d’altro: verrebbero distrutte case e strade, rasi al suolo cimiteri e nuclei boschivi, sparirebbero mestieri e microeconomie; verrebbe dunque intaccato pericolosamente il tessuto sociale, così delicato nei suoi equilibri già precari per annose, secolari questioni che ancora oggi fanno del Meridione il “Meridione”. Il dubbio che nasce di fronte all’ipotesi di questo intervento, troppo grande per potere offrire una misura si sé, è una riflessione sulla coscienza, non soltanto dei singoli, ma anche, e forse soprattutto, dei nuclei sociali e familiari: riusciremo a mantenere intatta la nostra integrità morale di fronte al ricatto che ci obbligherà a cambiare casa, abitudini e modi di pensare?

 

 

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Oscar Dolls (prima nazionale)

di e con Stefano Taiuti

 

Premio della giuria popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2007

 

Oscar è un maiale. Se si tratti di un vero maiale che indossa abiti umani, o di un umano con un’anima di maiale, da principio, poco importa, Oscar è un maiale. Al maiale si attribuiscono ogni genere di difetti, non solo è grasso e sporco, ma anche meschino, ingordo, insaziabile, animato da desideri inconfessabili, autore di fantasie ed atti sessualmente e moralmente riprovevoli, e queste ultime non sono certo caratteristiche del maiale animale, solo dell’animale uomo. Vestendo i panni del maiale, Oscar ne sposerebbe le inclinazioni, diventando comunque un “maiale”.

"Il lavoro è espressione profonda e consapevole del linguaggio performativo contemporaneo. Su questa base Taiuti costruisce un’opera la cui metafora erotica è intrisa della crudezza connotante la società del consumo e della consunzione. Tale contenuto è veicolato da un senso di fastidio e disagio senza alcuna pretesa di rassicurare il pubblico". (La motivazione del Premio).

 

 

venerdì 1 agosto VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

50lire Spettacolo sulle fabbriche senza padrone (prima regionale)

di e con Ferdinando Vasell, regia Valentina Esposito; dai racconti di Demetrio Testalepre, Dagoberto Carabelli, Giancarlo Del Priore, Zaccaria Finesi, Lorenzo Grimaldi, Alfredo Marziali, Eugenio Saviotti, Tito Valletta e gli altri soci-operai; con il contributo di Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, Balasz Bela studio di Budapest; video “Enzima Rosso la Repubblica Autonoma di Civita Castellana”. Prodotto da Film Rizoma

 

La drammaturgia dello spettacolo è costruita a partire dai racconti dei soci-operai che tuttora vivono a Civita Castellana; alcuni sono morti, altri sono in pensione, altri ancora lavorano con i figli; li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie; questo ha prodotto ore ed ore di registrazioni, un viaggio nel loro passato ma anche nel loro presente.

La drammaturgia si snoda attraverso queste testimonianze. Durante il percorso teatrale prendono corpo le voci dei protagonisti tra racconto diretto e indiretto, tra confessioni e narrazioni, mediate e intrecciate all’interno di una partitura fisica e scenica. Il lavoro sulle azioni fisiche parte dallo studio sul ciclo produttivo dei sanitari, dalla manipolazione dell’argilla al modellamento delle ceramiche, dall’impasto delle terre alla stampa delle forme, quando tutto o quasi tutto si faceva con le mani, e di racconto in racconto procede epicamente verso la rappresentazione simbolica di un’epoca, di un sistema economico e produttivo, di un’Italia che non c’è più. L’azione scenica sul palcoscenico si intreccia drammaturgicamente ad alcune proiezioni video che restituiscono i paesaggi, i suoni, i volti delle fabbriche di Civita Castellana.

 

 

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Angelo (prima nazionale)

di e con Roberta Sferzi, collaborazione musicale Maurizio Rippa, assistente alla regia Guido Feruglio; con l'amichevole consulenza artistica di Gigi Dall'Aglio. Una co-produzione L'angelo Ragazzino/Operaestate Festival Veneto/Teatri delle Mura di Padova/Kilowatt Festival

 

Vincitore della quarta edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2007

 

Angelo è un monologo teatrale che prende il titolo dal nome del protagonista, un ragazzino, interpretato dall'attrice-autrice. E' il racconto in prima persona di una vicenda familiare tragica e banale, ambientata in una non bene identificata località del litorale veneto - una comunità a malapena sfiorata dal cosiddetto "miracolo del nord-est", ma non immune dagli effetti di una globalizzazione capillare. Quella che fa da sfondo alla vicenda di Angelo è una realtà sociale in via di disgregazione, in cui il videopoker ha sostituito la briscola, le ballerine di lap-dance popolano l'immaginario erotico maschile e i pettegolezzi sul vicinato si confondono con il gossip televisivo.

Dal racconto del protagonista - discontinuo, incoerente, pieno di sospensioni e divagazioni - apprendiamo dell'abbandono del padre, della morte della madre e del suo stesso, vero o supposto, suicidio. E' un fiume di parole, un campionario di luoghi comuni, leggende metropolitane, notizie pescate da internet o apprese dalla televisione e mai verificate, che Angelo frappone tra sé e il contenuto doloroso della propria storia personale, che tuttavia emerge, a tratti, lacerante. La visuale sulla vicenda è limitata e la capacità di elaborazione o interpretazione pressoché nulla - il che rende la situazione crudele, ma non patetica. Il linguaggio, spesso scabroso, è pudico nell'espressione di emozioni e sentimenti.

Nonostante il contenuto drammatico il racconto è pervaso da una sfrontata allegria, senso del gioco e gusto della mistificazione. La distanza fisica e psicologica tra interprete e personaggio non preclude la partecipazione emotiva dello spettatore, ma la intensifica, evitando il disagio generato da una identificazione troppo concreta. Questa stessa distanza offre anche l'opportunità di evocare in maniera teatralmente efficace gli altri personaggi coinvolti nella vicenda.

 

 

sabato 2 agosto VICO DEL GARGANO

Largo del Conte, ore 20.30

70voltesud (prima regionale)

di Salvatore Arena e Massimo Barilla, con Salvatore Arena, musiche originali Luigi Polimeni, scene Claudio Russo, tracce pittoriche Dario Andreoli, Claudio Russo, inserti video Felice D’agostino, Arturo Lavorato, Caterina Gueli, disegno luci Beatrice Ficalbi; assistente alla regia Valentina Cioccolati; ricerche storiche e collaborazione al progetto Fabio Cuzzola (autore del libro “Cinque anarchici del sud” Ed. Città del Sole). Una co-produzione Mana Chuma Teatro, Horcynus Festival, con il sostegno di Ente Teatro di Messina, Città di Bova, VuaBed and breakfast

 

Non sempre il tempo scorre con la stessa placida lentezza, come un ruscello acerbo. A volte rompe gli argini, e spazza come un turbine incazzato decenni di vita “quotidiana”, immobile, almeno in apparenza. C’è un luogo in questa storia, il punto di rottura, una città del sud profondo (Reggio Calabria) aggrappata ai bordi di uno Stretto, che tutto a sé attira, a partire dallo sguardo. C’è una rivolta, spontanea e popolare, e poi fascista. La più imponente e duratura della storia repubblicana. C’è una polizia violenta e una politica che quella rivolta non capisce, non può capire. E dentro la rivolta c’è un treno che deraglia su binari divelti da una bomba, lo sappiamo solo adesso dopo anni di verità dette troppo presto e troppo in fretta per non essere di comodo.

 

 

Anfiteatro Hintermann, ore 22

Pitecus-Cus (prima regionale)

(Mai) scritto da Antonio Rezza, con Antonio Rezza; regia Flavia Mastrella e Antonio Rezza, quadri di scena Flavia Mastrella, assistente alla creazione Massimo Camilli

 

E' uno spettacolo che analizza il rapporto tra l'uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un'identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali.

PITECUS racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio.

I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell'anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.

 

 

Santa Maria Pura, ore 23.30

Ultimo Round (prima regionale)

progetto, testo e interpretazione Maria Costantini, musica Vincenzo Vasi, regia Gian Maria Tosatti, tecnica Umberto Giovannini, Ferruccio Cicchetti, Samantha Turci. Una produzione Vagamondi, in collaborazione con Argonavis – Itinerari teatrali nella provincia di Rimini

 

La morte del padre. Su questo tema nella sua coniugazione più naturale, anti-mitica, quotidiana, abbiamo costruito uno spettacolo in due stanze. Una donna al centro di un quadrato. Una donna come linea di scontro fra le contrastanti conseguenze di una circostanza data. La stanza come camera ottica in cui esporre il corpo umano come asse del tempo nel piano di uno spazio. La stanza come camera impressiva per amplificare il dinamismo umano in uno spazio vuoto. Due stanze, una bianca e una nera, il negativo e il positivo, il tempo esteso e il tempo lineare. Due stanze, due lingue, due discorsi. Una donna, un luogo. Un pieno, un vuoto. (Gian Maria Tosatti)

Protagonista di questa storia è una “giovane donna” che è allo stesso tempo figlia: figlia di un padre malato terminale in una stanza di ospedale. Da questa bianca stanza asettica dove la morte ha trovato spazio per compiersi, la giovane donna-figlia è costretta a ricostruire lo spazio per poter affrontare il dilemma morale ed umano insito nel conflittuale rapporto tra Eros e Thanatos.

Un luogo della mente, dove ripercorrere il proprio labirinto di pensieri, emozioni e ricordi; e allo stesso tempo un campo di battaglia, un ring dove vivere le proprie paure, i propri desideri e le proprie incoerenze, round dopo round. (Maria Costantini)

 

 

domenica 3 agosto

VICO DEL GARGANO

Auditorium comunale, ore 20

Maktub. Così è scritto… (prima nazionale)

Drammaturgia Ayman Nahas, regia Alessandra Lanzillotti e Ayman Nahas, coreografia Elisa Barucchieri e Anna Moscatelli, musica Roberto Ottaviano, con Elisa Barucchieri, Leonardo Caione, Franco Ferrante, Liat Magnezy, Anna Moscatelli, Avril Ryian, Hanna Shammas, coro Francesco Achille, Rosaria De Candia, Marcello Girardi, Filippo La Manna, Michele Marrano (corno), Leonardo Napolitano, Emilia Noviello, Assunta Ortensio, Anna Maria Stasi (voce), Celestina Soranna, Grazia Valla, Nicola Zonna, luci Franz Catacchio, coordinamento artistico Francesco Sannicandro. Una co-produzione ResExtensa, Legambiente Puglia, Teatro Civile Festival.

 

“E’ più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo” (Albert Einstein)

 

Lo spettacolo nasce come esperienza culminante di un percorso volto ad indagare gli ambiti e le possibilità del dialogo interculturale; la compagnia è infatti composta da artisti provenienti da diversi paesi e culture (sono israeliani, palestinesi, irlandesi, italiani), che attraverso il teatro e la danza hanno voluto dare corpo e voce ad un tema, quello del sacrificio nelle tre religioni monoteiste.

Maktub (così è scritto) ci racconta il percorso di quattro identità accomunate dall'esigenza di ridefinire il senso del proprio destino, un viaggio in cui l'incomunicabilità e l'errore divengono la cifra di una colpa da espiare.

Una colpa che si riconduce ad un'unica drammatica verità: la mancanza di dialogo, le difficoltà e le ambiguità della comunicazione che portano alla deriva anche i legami più profondi, quelli che uniscono un padre ad un figlio, una moglie ad un marito, minando le radici della nostra identità tanto individuale che collettiva.

In questo viaggio, le dimensioni spazio-temporali non sono altro che una soglia simbolica tra presente e passato, una danza tra la vita e la morte, in cui il futuro è possibile solo partendo dall'accettazione della propria storia. (Alessandra Lanzilotti)

 

 

CARPINO

Piazza San Nicola, ore 22

nell’ambito e in collaborazione con il Carpino Folk Festival

 

Camurrìa (prima regionale)

di e con Gaspare Balsamo, musiche originali eseguite dal vivo da Alessandro D’Alessandro – organetti, Gianluca Bacconi - dumbek, dayre, tamburello, melodica, didjeridoo; foto Piero Tauro, luci Giovanni Magnarelli. Produzione e organizzazione Donatella Franciosi

 

Atto unico di 60 minuti Camurrìa - seccatura in dialetto siciliano - opera prima di Gaspare Balsamo, trapanese classe 1975, è la storia di storie strappate alla memoria, è la narrazione della vicende di una famiglia, di un picciutteddo, di un nonno, di una bisnonna e della sua orazione, rivissuta attraverso la magia del teatro dell’opera dei pupi. Lo spettacolo nasce dall’idea affascinante che dietro il mondo dei Pupi e delle Marionette ci siano le storie delle persone e delle loro famiglie, le vite dei pupari e dei cuntisti. E’ proprio questo che il testo scenico racconta, accompagnato dai toni forti del movimento, della danza, del ritmo e della musica, affidata ad Alessandro D'Alessandro (organetti), Gianluca Bacconi (percussioni, melodica, didjeridoo). Sullo sfondo i colori della Sicilia, quella a cavallo tra le due guerre. Camurria - nelle parole di Gaspare Balsamo - è il senso di appartenenza, è l’attaccamento alla terra, alla cultura popolare a cui il teatro deve sempre attingere’.

 

 

lunedì 4 agosto VICO DEL GARGANO

Anfiteatro Hintermann, ore 21

L’incompatibile. Seconda lezione delle tenebre

con Marcello Sambati, scena, testo e regia Marcello Sambati, immagini Luigi Francini, assistente alla regia e web designer Massimo Ciccolini, ideazione e realizzazione luci Gianfranco Staropoli

 

A precipizio negli abissi del corpo e della voce. La vertigine poetica e attorale di Marcello Sambati si apre sulla rivelazione di un qualcosa che l’io contiene: una bestia, un ibrido incorporeo, un fantasma che invade, occupa, sradica il corpo indifferente al dolore e allo strazio, “incompatibile” con l’umanità, mostruoso, pazzo, criminale, martire, malato, diverso…

Un nuovo affascinante spettacolo di Marcello Sambati dopo Dall’Oscurità dove teatro e poesia ci conducono alle soglie dell’ineffabile e della rivelazione.

Attraverso me, per mezzo mio, qualcosa si vuole mostrare: una bestia, un ibrido composto, mescolato; ha voce incorporea, voce di fantasma, di nessuno. Ma io non conosco il mezzo per darle forma, non so cosa vuole dire, non so cosa realmente sia. M’invade, mi occupa, mi sradica, mi confina e mi sconfina, indifferente al mio dolore e al mio strazio, che assume come propri per manifestarsi. Rivela altri sensi, amari, aspri, nudi, come nella danza cieca del caos o nella poltiglia degli elementi in un mortaio. Attraverso il sacrificio della parola, della voce e del corpo, rifiuta ogni partecipazione, di qualsiasi specie, al destino umano. Incompatibile, si accomuna a certe figure estreme d’esistenti: mostri, pazzi, criminali, martiri, malati. Suo scopo non è forse essere compreso ma resistere nella differenza e nell’inconciliabilità.

Tra l’apparizione e lo sprofondamento sta la partitura, come precipizio nel Fuori, nell’impossibile appunto. L’Incompatibile si presenta qui come un corpo alla deriva nello spazio reale, sulla cui testa si addensano vertigini; un corpo appeso, infilzato, squadernato in una teca da museo antropologico come un insetto; uno che nella lenta ossessiva alternanza di chiaro e scuro tenta di comunicare: pura voce nell’apnea di un fiato che arde per nulla, si strugge a vuoto e parla al deserto, sperimentando l’extra umano, l’insostenibile gravità del vuoto e l’oscurità della voce.

 

 

martedì 5 agosto SAN MENAIO

Parco giochi, ore 20,30 – teatro ragazzi

Arturo nel regno dei porci (anteprima nazionale)

Liberamente ispirato alle favole di Hans Christian Andersen

Drammaturgia e regia Livia Gionfrida, musiche a cura di Fabio Trimigno. Una produzione Teatro Bottega degli Apocrifi di Manfredonia in collaborazione con Compagnia Metropopolare

 

C’era una volta un principe povero che aveva un regno piccolissimo e come compagni una rosa e un usignolo…

Arturo è uno spettacolo pensato per grandi e bambini. Si parte dal mondo di Andersen, dalla favola Il Guardiano dei Porci. La logica è quella del racconto tradizionale, dentro il quale si fondono insieme tecniche teatrali antiche e moderne. Sagome di legno alzate a vista si mescolano alle videoanimazioni (realizzate a passo uno).

In scena un’attrice trasformista e un musicista in frack bianco narrano la storia d’amore tra il principe Arturo e la bella e capricciosa figlia dell’Imperatore. Le musiche accompagnano il pubblico all’interno della narrazione, suggerendo spazi e caratteri fino a creare un meccanismo di sorpresa.

 

 

mercoledì 6 agosto VICO DEL GARGANO

Anfiteatro Hintermann, ore 21

Gran finale con Orchestra di Piazza Vittorio

 

L’idea dell’Orchestra di Piazza Vittorio è bella e importante già sulla carta: 16 musicisti provenienti da 11 paesi e 3 continenti, 8 lingue che si uniscono per creare una musica che non è mai esistita prima. World music nel vero senso della parola, musica del pianeta Terra, tutto il pianeta Terra... Prima ancora che  emettano una nota sono uno spettacolo unico a vedersi, incarnazione perfetta di un mondo ideale e multiculturale in cui le differenze sono finalmente solo un valore aggiunto. Se è vero poi il detto che tutte le strade ci vanno a finire, questo non poteva che succedere a Roma, al quartiere Esquilino. Da lì, infatti, è partito e si muove il progetto di Mario Tronco (direttore/domatore dell’orchestra e già tastierista degli Avion Travel) e dell’associazione Apollo 11, da quella sede ufficiosa delle Nazioni Unite che è ormai diventata la Piazza Vittorio da cui prendono il nome.

Quando l’orchestra inizia a suonare però tutta questa retorica va a farsi benedire, travolta dalla forza di una musica che non lascia scampo tanto è carnale e viscerale, più forte di qualunque discorso sul ‘buono’ e sul ‘giusto’ possa venire in mente. L’Orchestra di Piazza Vittorio è un “prodotto” senza target, una meravigliosa anomalia nel mare contaminato del pop che non può essere incasellata in nessuna categoria di comodo. C’è un modo solo per capire e godere della loro musica: liberare la mente ed ascoltare.

 

L'Orchestra di Piazza Vittorio (2007) è: Houcine Ataa (Tunisia, voce). Peppe D’Argenzio (Italia, sax baritono, clarinetto basso). Evandro Cesar Dos Reis (Brasile, voce, chitarra classica, cavaquinho). Omar Lopez Valle (Cuba, tromba, flicorno). Awalys Ernesto “El KiriLopez Maturell (Cuba, batteria, congas, mani, piedi e cori). John Maida (Stati Uniti, violino). Eszter Nagypal (Ungheria, violoncello). Gaia Orsoni (Italia, viola). Carlos Paz (Ecuador, voce, flauti andini). Pino Pecorelli (Italia, contrabasso, basso elettrico). Raul “CuervoScebba (Argentina, marimba, glockenspiel, congas, percussioni varie). El HadjiPapYeri Samb (Senegal, voce, djembe, dumdum, sabar, shaker). “KawDialy Mady Sissoko (Senegal, voce, kora, piede). Giuseppe Smaldino (Italia, corno). Ziad Trabelsi (Tunisia, oud, voce). Mario Tronco (Italia, direttore artistico, piano fender)

 

 

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Ideazione e direzione generale Franco Salcuni

Direzione artistica Mariateresa Surianello

Direzione tecnica Offucina Eclectics Art

Organizzazione Legambiente FestambienteSud, Anna Maria Rinaldi, Piero Notarangelo, Giovanni Furii

Segreteria artistica e organizzativa Pasquale Gatta

Amministrazione Anna Maria Rinaldi

Comunicazione web e supporto organizzativo la Nuova Ecologia, il Diario Montanaro, Io sono Garganico

Supporto organizzativo Comune di Vico del Gargano (assessorati Cultura e Turismo), Giacche Verdi Gargano

Coordinamento staff Domenico Prencipe

Grafica Upping

 

Ufficio Stampa: Roberto Parisi, ufficiostampa@festambientesud.it , cell. 347 30 10 114

 

Il Teatro civile festival fa parte della rete provinciale F.F.S.S. (Five Festival Sud System)

e della rete nazionale FestambienteNet

 

Spazio teatro sostenibile con l’utilizzo anche di illuminazione a Led per il risparmio di energia

 

Per informazioni: info@festambientesud.it - tel e fax 0884 56 55 33 – cell. 349 4038929

il desk del festival attivo durante la manifestazione e www.festambientesud.it

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