I finalisti

07.12.2007



Roma Teatro India – Finali

8 e 9 dicembre 2007

 

programma

 

sabato 8 dicembre

 

ore 14:30

incontro e formazione della giuria popolare

 

ore 14:45

presentazione della mostra Late Landscapes, a cura di Pietro Gaglianò

 

ore 15:00

Muta Imago

Lev

 

ore 15:50

Alessandro Langiu/Nemesi Teatro

Viaggio per l’Orient-Cafè

 

ore 16:40

Roberta Sferzi

Angelo

 

ore17:30

Stefano Taiuti

Oscar dolls

 

ore18:20

Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca, Luca Stano

Barocco a 3

 

domenica 9 dicembre

 

ore 15:00

Associazione Culturale Solaris – Teatro Pubblico Incanto

Malastrada

 

ore16:00

Portage

60fps

 

 

 

Muta Imago

Lev

Ideazione Muta Imago

regia Claudia Sorace

drammaturgia/suono Riccardo Fazi

scene Massimo Troncanetti

costumi Fiamma Benvignati

con Glen Blackhall

 

«E alla fine arrivò anche l’ordine. Tutti si mossero. Mi alzai su dal ghiaccio e mi lanciai in avanti, verso ovest, e…». Lampi di luce, immagini che lottano per emergere, scomposte, ripetute. Prospettive distorte. Un uomo solo in scena. Un letto di farina che è campo di battaglia, superficie lunare, spazio vuoto e indecifrabile dove si nascondono oggetti e superfici, dove pensiero e linguaggio viaggiano scomposti e paralleli.

Questo è il racconto di un solo attimo che distrusse una vita intera. Questo è il racconto della lotta di un uomo che cerca di ricordare chi è, di ricomporre i migliaia di frammenti in cui si è frantumato il suo mondo.

 

Il gruppo Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall’incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Fin dall’inizio il loro lavoro si è concentrato sulla creazione di drammaturgie originali, sull’aspetto visivo e installativo e sulla ricerca di un linguaggio performativo adatto a sviluppare le forti valenze immaginifiche del loro teatro. Grano (2004), Hong Kong al Quarantesimo chilometro (2006), Don Giovanni (looking for) (2006), comeacqua (2007), (a + b)3 (2007), sono andati in scena all’interno di festival e rassegne come Zoom Festival (Scandicci), Enzimi (Roma), Terre d’acqua (Casalmaggiore), Teatri di Vetro (Roma), Kilowatt festival (Arezzo), Contemporaneamente (Roma), Villa Celimontana Jazz Festival (Roma), Itinerario Stabile (Cesena), Ubusettete (Roma), Giostra di Maggio (Fidenza), IncontrARTI (Pescara), Anticamere (Roma). Il gruppo è stato selezionato per la prossima edizione della Biennale dei giovani artisti d’Europa e del Mediterraneo.

 

 

Alessandro Langiu/Nemesi Teatro

Viaggio per l'Orient-Cafè

di Alessandro Langiu

regia Alessandro Langiu

musiche originali Matteo Nahum

brani tradizionali Francesco Forni

con Nicola Laieta, Alessandro Langiu

chitarra Francesco Forni

clarinetto Yvonne Fisher

 

L’appuntamento fisso cade sempre d’estate. Quando nella campagna pugliese si rincontrano tre ragazzi di un tempo, due uomini e una donna. Un uomo e una donna aspettano che arrivi il terzo, che è andato a lavoro, nel turno pomeridiano e non rientrerà che la sera tardi o il pomeriggio. Così, il re-incontro estivo per i primi due è modo di far parlare i loro luoghi, le persone, per raccontarsi quello che facevano da ragazzi.

Aspettano fino a tarda sera l’arrivo dell’amico. Man mano che aspettano e parlano, quasi inconsciamente, si accorgono di quanto siano diventati diversi. L’attesa è pesante, ma restano ad aspettarlo. Il mattino seguente inizia per i due uno stato di inquietudine, proprio a causa della notte tormentata da incubi.

Il movimento emotivo provocato dai tanti episodi e fatti rammentati, ha regalato loro una notte inquieta. Un’inquietudine che cresce e si concretizza quando si scopre che l’amico non è rientrato a casa dal lavoro, dalla fabbrica. Per arrivare a un epilogo sospeso, sul quale la risposta sarà chiara nel silenzio.

 

Alessandro Langiu è autore, attore e regista di testi teatrali, racconti brevi e sceneggiature. Laureatosi in Economia e Commercio (1997) con una tesi sull’ILVA di Taranto, nel 2003, mette in scena il suo testo Venticinquemila Granelli di Sabbia, ambientato nel quartiere operaio Tamburi di Taranto. Il testo vince il Premio “Annalisa Scafi” nell’anno successivo. Otto Mesi In Residence (testo 2005, spettacolo 2006) racconta i fatti accaduti nella palazzina LAF dell'ILVA nel 1998, che hanno portato alla condanna penale, per violenza privata, dei proprietari e dei dirigenti ILVA. Nel marzo 2007 Otto Mesi in Residence è stato ospitato a Fahrenheit, trasmissione di Radio Tre.

Nel 2006 scrive Di Figlio Padre di Figlia Madre, sul mondo del lavoro che cambia attraverso la storia di Abo, figlio e nipote di operai, che all’inizio degli anni 90 vede il mondo del lavoro cambiare. L’ultimo lavoro teatrale di Langiu è Anagrafe Lovecchio, storia dell’esplosione di una colonna di arsenico all’EniChem di Manfredonia (1976) e della ricerca di verità da parte di Nicola Lovecchio, operaio dello stabilimento morto di cancro nel 1997.

 

 

Roberta Sferzi

Angelo

di e con Roberta Sferzi

 

Angelo è un monologo teatrale che prende il titolo dal nome del protagonista, un ragazzino, interpretato dalla stessa autrice-attrice. È il resoconto di una vicenda familiare tragica e banale, ambientata in un paese del litorale veneto - una realtà sfiorata dal "miracolo del Nord-est", ma non immune dagli effetti di una globalizzazione capillare, tra cui quell'«esotismo medio della quotidianità» che, per citare Hans Magnus Enzensberger, «fa sì che borghi della Bassa Baviera, paesotti dell'Heifel, cittadine dell'Holstein si popolino di personaggi che ancora trent'anni fa erano assolutamente impensabili: macellai che giocano a golf, mogli importate dalla Tailandia, mullah turchi, farmaciste attive nel comitato per il Nicaragua...».

Angelo è portavoce inconsapevole di una comunità in via di disgregazione, dove il videopoker sta sostituendo la briscola, le ballerine di lap-dance popolano l'immaginario erotico maschile e il gossip televisivo si confonde con i pettegolezzi sul vicinato, e il suo racconto è un'alternanza continua di luoghi comuni, leggende metropolitane, notizie pescate da internet e improvvise sospensioni, disarmanti verità, momenti in cui la disperazione, giunta a un grado paradossale, assume risvolti vagamente comici.

 

Roberta Sferzi è diplomata in recitazione alla Scuola Regionale di Teatro del Veneto e laureata in filosofia.

Ha studiato con Ariane Mnouchkine, Thierry Salmon, Carmelo Bene, Arthur Penn, Bruce Myers, Sotigui Koyatè e, grazie ad una borsa di studio del Ministero della cultura giapponese, con Hideo Kanze, Kazuo Ohno e Suzuki Tadashi.

Ha lavorato con il CSS di Udine (Uccellino azzurro, Mugik, Labirinto di Orfeo, Famiglia Schroffenstein, Bigatis), il Tag Teatro di Venezia (Sei personaggi in cerca d'autore, Arlecchino servitore di due padroni, Locandiera, Vedova scaltra, Bottega del caffè, Pamela, Pazzia di Isabella, Scaramouche, Zingara, Droghe d'amore), la Compagnia Piera Degli Esposti (Casanova e Casanova e l'eterno ritorno), il Teatro dell’Elfo (Milano 1848). Ha diretto e interpretato il monologo La clausola di Aldo Nicolay per lo Stabile del Friuli-Venezia Giulia. È stata diretta da Michele Placido in Aria di famiglia, da Gigi Dall'Aglio ne L'amica delle mogli, L'istruttoria, Cecità e, da Walter Le Moli, in Marat-Sade. Ha affiancato Corrado Pani nel Mercante di Venezia e Franco Branciaroli nel Giulio Cesare diretto da Tim Stark. Con Renato Carpentieri ha messo in scena Il riformatore del mondo di T. Bernhard e Quaderni di Serafino Gubbio di L. Pirandello.

In ambito cinematografico ha lavorato con Giovanni Veronesi (Manuale d'amore), Renato De Maria (Hotel Paura) e Pietro Reggiani (L'estate di mio fratello). Si è occupata di traduzioni e ha pubblicato testi sul teatro. Angelo è la sua prima esperienza drammaturgica.

 

 

Stefano Taiuti

Oscar dolls

un progetto di Stefano Taiuti

musiche AA.VV., Chemical Brother, dj Bart, Claudio Moneta G.B. Pergolesi

arrangiamento musicale Claudio Moneta

 

Oscar è un maiale. Che sia un vero maiale in abiti umani o un umano con l’anima di maiale poco importa. Al maiale si attribuiscono ogni genere di difetti, è grasso e sporco, meschino e ingordo, preda di desideri inconfessabili, autore di fantasie e atti sessualmente o moralmente riprovevoli. Oscar è un maiale e come tale si comporta, senza ritegno, andando a grufolare euforico nella melma abbondante che lo circonda.

È termine di paragone dispregiativo per l’uomo, che generalmente se lo mangia, e a tale scopo lo alleva. Sarà questa la sorte di Oscar? Cos’è questo spazio, una prigione? La stanza di un laboratorio? E se Oscar non fosse che uno specchio, la rivelazione di una scomoda verità? Senza sensi di colpa, egli si sente vittima e si dà l’auto-assoluzione. Con la maschera da porco in capo, noi umani diamo sfogo alle più basse pulsioni fino al risultato ottimale, il nostro beato consumare.

Taiuti attraversa questi temi con ironia e con materiali molteplici, il mimo, la Commedia dell’Arte, il butoh, mescolando sacro e profano. La danza esplode frenetica e si sospende attonita, come a sentire un’eco di coscienza, subito dimenticata. La vicenda di Oscar non è morale, invita però alla riflessione.

 

Stefano Taiuti, romano (1967), studia con Claudio Severini, maestro di yoga, mimo ed espressione corporea (metodo Adam Darius) e con lo stesso Darius a Londra, poi a Roma con Lindsay Kemp, Marcel Marceau, Hal Yamanouchi. Artista di strada partecipa ai festival di Ferrara, Certaldo, Avignone off, Edimburgo off, Perigoux. Nel 1992 in Brasile avvia un percorso triennale sulla capoeira. Incontra nel 1994 la danza butoh di Masaki Iwana, di cui segue laboratori in Italia e Francia per oltre dieci anni, e di Tetsuro Fukuara, Daisuke Yoshimoto, Silvia Rapelli, Min Tanaka, Yoko Murunoi, Yumiko Yoshioka, Akira Kasai. Studia danza contemporanea con Cristina Menconi e prosegue con Giorgio Rossi, Enzo Cosimi, Kurt Voegel. Dal 1998 al 2004 collabora con la compagnia Kitonb, sperimentando diverse forme di danza aerea. A Bruxelles insegna in una scuola di circo e nel 2000, a Roma, fonda con altri sei danzatori il gruppo butoh Lios, organizzando la rassegna “Trasform’azioni” (settima edizione, nel 2007) e realizzando il video Interno 6. Nel 2006 si laurea presso l’Università “La Sapienza” di Roma in arti e scienze dello spettacolo, storia della danza e del mimo. Il suo ultimo lavoro, D.n.a, di natura assente chiuderà il festival Romaeuropa 2007. Oltre a insegnare tecniche del movimento creativo, collabora con il SupperClub, performando a Roma, Amsterdam, Istambul, San Francisco.

 

 

Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca, Luca Stano

Barocco a 3

drammaturgia, coreografia, regia, interpreti

Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca, Luca Stano.

musiche originali Setti, Di Luca, Stano e Hurricane di Bob Dylan

 

Il 1979 è l’estate dei grandi sequestri e del rapimento di Fabrizio De Andrè. Nello stesso periodo tre ragazzi di ventisette anni, da diverso tempo lontani tra loro, si ritrovano in uno scantinato per rapire un bambino. La disillusione, il rapporto con la loro infanzia, l’amicizia ormai tramutata in qualcos’altro e la perdita della loro innocenza sono temi che dominano i dialoghi. La periferia. Luogo border-line, luogo di confine tra il lecito e l’illecito, tra l’illusione e la disillusione, tra sogno e realtà.

I tre vorrebbero tornare indietro alla loro giovinezza, per recuperare uno sguardo ormai perso, ma tutto è svanito per sempre, tutto ormai ruota intorno all’inganno e alla speranza di un riscatto sociale.

L’anarchia (Nico), l’alcolismo (Beppe) e l’emarginazione (Pier) come punti di contatto tra i tre protagonisti e il cantautore genovese.

La vicenda come simbolo della crisi sociale all’interno del proletariato e come culmine dei tormentati anni 70 con un occhio di speranza ai vicini 80

 

Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Luca Stano si conoscono nel 2002 al Centro Teatro Attivo di Milano, frequentando per due anni un corso professionale per attori. L’amicizia e le affinità teatrali li porteranno a continuare insieme il loro percorso e nel Novembre 2004 vengono ammessi al corso di attori presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, dove si sono appena diplomati (novembre 2007). Durante i tre anni di corsi accademici iniziano a maturare la necessità di dar vita ad un progetto comune che alimenti e solidifichi il loro rapporto artistico e personale, anche al di fuori dell’esperienza pedagogica. Attraverso improvvisazioni e molto lavoro fuori degli orari di lezione nasce Barocco a 3, all’interno del quale, i tre compagni, ora diventati colleghi, si confrontano con gli strumenti acquisiti in cinque anni di formazione ed esperienze di palco comuni, dalla danza alla recitazione, passando attraverso varie tipologie di approccio teatrale (tra i vari insegnamenti, la biomeccanica, la Commedia dell’Arte, i metodi Lecoq, Michail Cechov, Grotowski, Alschitz).

La confidenza maturata e le numerose esperienze condivise hanno permesso un’operazione generalmente difficile, quella di elaborare un progetto, all’interno del quale non è prevista una netta suddivisione di ruoli e compiti, ma, al contrario, drammaturgia, coreografie, sequenze fisiche e regia sono il risultato di un processo comune e unitario, che mette costantemente in campo le energie e le tre diverse individualità.

 

 

Associazione Culturale Solaris – Teatro Pubblico Incanto

Malastrada

di Tino Caspanello

regia Tino Caspanello

con Cinzia Muscolino, Tino Calabrò, Tino Caspanello

scene Tino Caspanello

costumi Cinzia Muscolino

 

Un’isola, un deserto quasi. Una famiglia - padre, madre e figlio - in viaggio verso la “strada” che collega l’isola al continente. Un pellegrinaggio attraverso percorsi ormai cancellati, al buio, senza nemmeno una lampadina. L’attraversamento, obiettivo finale del viaggio, incuneandosi come subdola promessa tra i legami affettivi, scatena il conflitto, il crollo definitivo della comunicazione, e trascina i tre protagonisti verso una violenza, che, sempre in agguato nel loro non dire, mette a nudo le miserie del ricatto.

 

Pubblico Incanto nasce a Pagliara, in provincia di Messina, nel maggio del 1993, come organismo di ricerca e produzione teatrale dell’Associazione Culturale Solaris. All’allestimento degli spettacoli affianca attività di laboratorio nelle scuole, nei comuni e in seno alla stessa compagnia. Se gli obiettivi del gruppo sono puntati costantemente sulle suggestioni del linguaggio, del gesto, dell’immagine, del racconto, della musica, la sua finalità principale è quella di ricostruire, in una visione metafisica, frammenti di vita, quelle piccole folgorazioni quotidiane che, troppo spesso, sfuggono alla nostra percezione.

Landscape, Eclissi, Il colore rosso del mare, Textures, Bianco/Nero, La distanza della luna, Kiss, Bartleby lo scrivano, La favola del figlio cambiato, Mari, ’Nta ll’aria, Rosa, diretti da Tino Caspanello, sono alcuni tra gli spettacoli chiave della compagnia, allestimenti in cui si incrociano, grazie al lavoro comune con gli attori e alle collaborazioni con musicisti, artisti e registi cinematografici, esperienze e riflessioni sulla persistenza del teatro, sulla comunicazione, sulla capacità di cogliere l’istante e viverlo come tempo dell’anima.

 

 

Portage

60fps

di Alessandra Lappano Enrico Gaido

Riccardo Dondana – architetto esplosivista

Azul produzioni cinematografiche – riprese e montaggio video live

Gregorio Caporale e Paolo Lavazza – editing suono live

Kimitake Sato – artista

Paolo Fausone – movimenti elettrici

 

60fps (frames per secondo) è il numero di fotogrammi al secondo necessari per fissare un’immagine che si sviluppa molto velocemente (quale può essere l’immagine di un’esplosione) e che altrimenti l’occhio umano non potrebbe cogliere nei suoi dettagli.

Cogliere aspetti imprevisti di un’immagine può renderla “oscena”.

Osceno è tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi immagine, a qualsiasi rappresentazione. L’osceno è il trasparente, il più visibile del visibile.

Tutto questo, facendo esplodere la scena un tempo protetta da una distanza minima, lacera le barriere del pudore, della seduzione, del segreto. In mancanza di una scena, di un teatro, dello spazio pubblico e dell’illusione, non c’è più spettacolo, perso nella trasparenza di una visibilità immediata.

È parlare di pornografia utilizzando i suoi stessi meccanismi.

La pornografia comincia con la morte dello spettacolo.

«L’osceno è il mettere in comunicazione, attraverso le “buone regole”, il desiderio endemico di realtà con oggetti e situazioni capaci di soddisfarlo» (Jean-François Lyotard).

 

Il progetto Portage nasce da una fusione tra arte visiva, teatro e performance, una terra di mezzo in cui l’acronimo r.p. significa residui performativi. Fondato nel 2004 a Torino da Enrico Gaido e Alessandra Lappano, Portage ha presentato installazioni, performance e video in Italia e all’estero. Nel 2005 Wanted Snipers alla Fondazione Pistoletto Cittadellarte, nel 2006 The Repentant al Collegium Artisticum di Sarajevo, Incrudimento all’Amorph-International Performance Art Festival di Helsinki e Pubblico Incidente a Interferencia - III Muestra de Intervenciones Artisticas en Espacios Publicos di Barcellona e a Quotidiana ‘06 a Padova. Nel 2007 ha partecipato alle collettive Proposte XXI e Gemine Muse, ha presentato Dogs presso la Galleria Giorgio Persano di Torino per il Festival delle Colline Torinesi, mentre il video della performance Composite solicitations è in mostra a Taking action-Istanbul. Con il video New Orleans hanno vinto il primo premio del concorso Video.it 8.

 

 

Late Landscapes

visioni dal teatro dell’ultima generazione

a cura di

Pietro Gaglianò

allestimento Mirko Greco

luci Loris Giancola

 

I recenti panorami di cui vuol dare visione la mostra sono quelli della generazione di artisti che, dentro e fuori il teatro, si è qualificata dal 2000 in poi. Late Landscapes restituisce un profilo, inevitabilmente incerto e transitorio, dello stato attuale delle scene italiane, così come le vedono i protagonisti.

A partire dall’esperienza della Socìetas Raffaello Sanzio, che dagli anni Ottanta costituisce un cardine storico ineludibile, gli anni Novanta sono stati caratterizzati da una riscrittura della sintassi teatrale, con conseguenze impreviste, dal punto di vista drammaturgico e dal punto di vista scenico. Senza implicare relazioni di filiazione o dipendenza, gli artisti di recente generazione (autori, attori, collettivi, compagnie e singoli performer) fanno i conti con una rarefazione del codice teatrale, approdando a soluzioni autonome e spesso remote tra loro. La crisi, e cioè l’arbitrio di scelta, è stata accettata, e adesso continua a maturare.

In questa occasione la foto di scena dichiara la sua natura ubiqua: frame documentario e al tempo stesso sguardo d’autore.

A introdurre le immagini degli artisti emergenti si propone un percorso attraverso i gruppi che hanno segnato il rinnovamento dell’estetica della scena negli anni Novanta: Accademia degli Artefatti, Fanny & Alexander, Kinkaleri, Masque Teatro, Motus, Teatro I.

Gli artisti presenti in mostra sono: Babilonia Teatri, Capotrave, Teodora Castellucci, Cristian Chironi, Circo Bordeaux, Cittá Di Ebla, Cosmesi, Rosalba Di Girolamo, Gogmagog, Edgarluve, Fosca, Gruppo Nanou, Heroiter, Kanterstrasse, La Barraca, M’Arte, Menoventi, Mo-Wan, Muta Imago, Ooffouro, Pathosformel, Sacchi Di Sabbia, Santasangre, Servi Di Scena, Sutta Scupa, Antonio Tagliarini, Teatro dell’Elce, Teatro dell’Esausto, Teatro Dionisi, Teatro Sotterraneo, Daniele Timpano, Zachés Teatro.

 

La mostra è nata come evento speciale di Zoom Festival 2007 (www.zoomfestival.it), un progetto ideato da Giancarlo Cauteruccio, a cura di Gogmagog e Teatro dell'Esausto, e realizzato da Scandicci Cultura, Compagnia Krypton e Regione Toscana. In prima battuta la mostra è stata allestita alla Fortezza da Basso di Firenze, all’interno del Festival della Creatività. Di seguito, in concomitanza con Zoom, è stata trasferita a Scandicci, fino al 28 novembre. Ora questa terza tappa al Teatro India a Roma, che si realizza su invito del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, rappresenta un importante segnale verso una rete per il sostegno e la diffusione della creatività emergente reale ed effettuale.

 

 

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