I 20 semifinalisti

04.12.2007


 

Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche

“Dante Cappelletti” 2007 - IV edizione

 

i venti progetti semifinalisti a Castello Pasquini di Castiglioncello

16, 17 e 18 novembre

 

programma

 

venerdì 16 novembre

 

ore 15:30

Lucio Arisci, Elena Vanni

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

 

ore 16:10

Eugenio Sideri, Gabriele Tesauri

Calere (transitus animae)

 

ore 16:50

Luisa Merloni, Federica Santoro

Drammi di Principesse

 

ore 17:35

Lorenzo Praticò

A notti nu pocu prima ra foresta

 

ore 18:15

Giovanni Papotto

Spariamo

 

ore18:55

Ventichiaviteatro, Compagnia Denoma

Soprailcielodisanbasilio

 

sabato 17 novembre

 

ore 11:00

Roberta Sferzi

Angelo

 

ore 11:40

Portage

60fps

 

ore 12:20

Lucilla Lupaioli

Storie. Diario intimo fatto a pezzi

 

ore 13:00

Stefano Taiuti

Oscar dolls

 

15,30

Tino Caspanello

Malastrada

 

Sabato 17 novembre 2007    h16,10

Spazi Vuoti   

Anch'io come te

 

16:50

Latòmia

Agatakatane

 

ore 17:35

Instabili Vaganti

Running in the Fabrik

 

ore 18:15

Antonello Cossia

Figlio del tricolore

 

ore 18:55

Francesca Sangalli

Macchia nera

 

ore 19:35

Mario Mantilli

Target - Belgrado 1999

 

domenica 18 novembre

 

ore h11:00

Muta Imago

Lev

 

ore 11:40

Alessandro Langiu/Nemesi Teatro

Viaggio per l'Orient-Cafè

 

ore 12:20

Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano

Barocco a 3

 

 

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venerdì 16 novembre ore 15:30

Lucio Arisci, Elena Vanni

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

di Amara Lakhous, riscrittura teatrale del testo “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”

regia Lucio Arisci e Elena Vanni.

con Abou Bakary, Alessia Berardi, Monica Marin Escobar, Francesco Ferrieri

luci Lucio Arisci e Elena Vanni

scene e costumi Dionisia Cirasola

assistente scene e costumi Nolwenn Caro

musiche Daniel Bacalov

Video Ass. Cult. GianoB, Padova.

 

Piazza Vittorio, Roma, un palazzo abitato e frequentato da italiani e immigrati, un ascensore al centro di continue liti. Dodici personaggi appartenenti a nazionalità diverse, si raccontano. Ognuno si sfoga, attacca i pregiudizi degli altri, mostrando così i suoi. Sullo sfondo un cadavere. Si ricerca l’assassino, dodici verità si scontrano, si contraddicono, si danno battaglia. Partiamo da qui. Sulla linea di un noir, sulla finta riga di un interrogatorio continuo, del doversi sempre difendere. Ripartiamo cercando un tempo, un luogo, le persone che lo abitano, le voci che lo raccontano. Cerchiamo di addentrarci in culture, lingue, suoni, storie e odori che ogni giorno ci sfiorano senza toccarci. Riflettiamo sulla nostra società apparentemente integrata e multiculturale, realmente sempre più ghettizzata. Per tutti questo motivi, abbiamo ritenuto necessario lavorare con degli stranieri che come noi hanno un’urgenza, qualcosa da dire che va oltre il testo di partenza, persone che come noi sono interessate alle persone.

 

Lucio Arisci ha studiato al GITIS di Mosca. Ha lavorato come attore con L. Magni, G. Barberio Corsetti, G. Patroni Griffi, F. M. Iaquone e G. Salvatores,. È stato produttore per il Tg Esteri de La7 e il suo documentario sull’isola di Cuba, A buscar la vida, è stato finalista al Festival del documentario  “Hai visto mai”. È tra i fondatori dell’Ass. Narramondo.

Elena Vanni ha frequentato la scuola di teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna e il master Drama in scena, al teatro della Limonaia di Firenze. Vince nel 2004 il “Premio TuttoTeatro.com alla arti sceniche Dante Cappelletti”, con lo spettacolo A.V. storia di una B.rava R.agazza, (Ass. Narramondo). Ha lavorato con A. Punzo, M. Martinelli, X. Durringer, M. Baliani e B. Nativi.

Dopo aver lavorato insieme a “Call Center”, tragicommedia sul precariato, si ritrovano con questo nuovo progetto sul testo “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”. Cominciano un percorso per la formazione di una compagnia multiculturale. Fino ad ora, hanno aderito con entusiasmo Alessia Berardi, attrice e regista della Compagnia PienaImprovvisa, Abou Bakary attore della Costa d’Avorio e collaboratore dell’Edge Festival di Roma, Monica Marìn Escobàr, attrice colombiana, partecipa con il Teatro Matacandelas a diversi tourné e festival internazionali in Sud America ed Europa, Francesco Ferrieri attore e aiuto regista di Carlo Cecchi, Dionisia Cirasola, scenografa cinematografica e teatrale e Daniel Bacalov, compositore di musica per cinema, teatro e danza.

 

venerdì 16 novembre ore 16:10

Collettivo Sideri Tesauri

Calere (transitus animae)

di Eugenio Sideri

regia Gabriele Tesauri

con Patrizia Bollini, Andrea Libero Gherpelli, Igor Horvat, Antonio Maiani

luci Francesca Zarpellon

scene e costumi Matteo Soltanto

video Francesco Lodari

musiche Fabrizio Tavernelli

 

Passaggi. Passaggi come corse, ma anche come piccole soste, come fiati sospesi o affannati. Gente. Persone che incrociano il proprio passato con un presente straniato, una realtà che è faticoso decifrare. Storie piccole di tutti i giorni che sono specchio del nuovo secolo, dell’«evoluzione che non significa sempre progresso».

Sono le parole corsare di Pasolini a definire gli incerti contorni dello scontro tra la generazione dei figli, i nuovi figli, e quella dei padri, nati e cresciuti negli anni 50. I figli, che attraversano con la loro gioventù, due secoli, si ritrovano a cercare punti di riferimento che stanno svanendo, mentre i padri, demoliti nelle loro certezze, sentono lo sconforto, ma non hanno più armi per affrontarlo. L’uscita d’emergenza, che comunque non è soluzione salvifica, ma appunto “d’emergenza”, viene intravista in un riappropriamento di quelle piccole ma significative cose su cui si fonda il vivere quotidiano: la casa, la famiglia, l’amicizia.

 

Gabriele Tesauri

Diplomato alla scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”, ha lavorato dal 1995 come attore e regista assistente in molte produzioni di Nuova Scena a Bologna.

Dal 2000 è assistente alla regia di Nanni Garella, col quale collabora all’interno dell’Associazione Arte e Salute.

Nel 2007 ha messo in scena “Drammi didattici” di B.Brecht, una coproduzione Nuova Scena-Arte e Salute e  “Come potevamo noi cantare”, un progetto del Teatro delle Muse di Ancona.

 

Eugenio Sideri

Drammaturgo e regista, esordisce nel 1989 al Festival di Santarcangelo. Dopo varie esperienze teatrali, fonda Lady Godiva Teatro e porta in scena vari testi della drammaturgia tedesca e mitteleuropea. Nel 2004 debutta con uno spettacolo dedicato alla Memoria e alla Lotta di Liberazione, scrivendo e portando in scena Napoleone. Storie di partigiani. Successivamente scrive e dirige 44.il coraggio della scelta, altro capitolo partigiano espressamente dedicato alle figure delle staffette e delle donne resistenti. Da anni si occupa di pedagogia teatrale; attualmente è docente di recitazione del corso professionale presso la Deha Ballet School, diretta dal coreografo Steve La Chance.

 

 

venerdì 16 novembre ore 16:50

Luisa Merloni, Federica Santoro

Drammi di Principesse

La morte e la fanciulla I e III

di Elfriede Jelinek

(traduzione Werner Waas)

a cura di Luisa Merloni e Federica Santoro

regia di Federica Santoro

con Luisa Merloni e Federica Santoro

 

 

I Prinzessendramen (Drammi di Principesse) è un ciclo di atti unici di varia forma e misura che Elfriede Jelinek va elaborando dal 2001.

Nell’area degli scrittori-drammaturghi contemporanei che potremmo definire “maledetti”, figli degeneri della tranquilla Austria, Elfriede Jelinek è la voce femminile più innovativa e provocatoria, dove per “femminile” si intende la capacità di creare un linguaggio prolifico nel generare una molteplicità di significati; in particolare nei testi teatrali, la provocazione non riguarda solo il contenuto, che tocca temi scottanti, mai in un modo banale e moralistico, ma anche il piano della messa in scena, che viene negata nelle sue regole fondamentali: azione, personaggio, luogo, esistono solo tra le righe in una visionaria libertà.

L’intento fondamentale della nostra ricerca è di sintetizzare la stratificazione e la simultaneità di senso, materia vocale, e attitudine performativa.

La morte e la fanciulla I e II sono i primi atti della serie: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio, tra una figura maschile e una femminile, tra la Morte (in tedesco al maschile) e la Fanciulla, appunto. La messa in scena ruota intorno al vuoto che la parola della Jelinek crea, alla sua visionarietà, trash e allo stesso tempo filosofica, che si ripercuote sullo spazio scenico e sul corpo dell’attore, e ti trascina nel desiderio di un rapporto con la scena primario, animalesco, crudele.

Un non spettacolo, quindi, la domanda è talmente forte, la visione talmente accecante da diventare irrapresentabile, questo ci pone la questione x, ci materializza e concretizza ad un livello tale da essere mostruose, e tremendamente belle, innominabili eppure siamo Federica e Luisa e il pubblico ci guarda!

 

Federica Santoro lavora da anni come attrice in molti spettacoli diretti da Giorgio Barberio Corsetti e collabora con altre compagnia teatrali come Sociètas Raffaello Sanzio, Katzenmacher di Alfonso Santagata.

È ideatrice di progetti laboratoriali e cura la regia di propri spettacoli, collabora con la compagnia Bobby Kent & Margot e con Filippo Timi condivide alcune esperienze registiche.

Collabora a spettacoli con la compagnia di danza Travirovesce. Canta nei Memoria Zero.

È una delle fondatrici del collettivo Arturo composto da musicisti, attori, danzatori e video artisti.

Fonda nel 2004, insieme a Daniela Cattivelli, Cane, formazione variabile che lavora sulla rappresentazione adottando di volta in volta formati diversi. (Psicosi delle 4e48 di S. Kane. azioni sonore, live set etc.)

Nel 2007 ha curato la regia di Alla meta di Thomas Bernhard di cui è anche interprete.

 

Luisa Merloni sStudia recitazione presso l’AIA France di Parigi, diretta da Jean Paul Denizon, attore del CIRT di Peter Brook. Si laurea con lode in Storia e Critica del Cinema alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Nel 2001 fonda, insieme alla regista Manuela Cherubini, l’Associazione PsicopompoTeatro, all’interno della quale realizza una serie di progetti che la vedono impegnata come attrice e autrice in diversi spettacoli di teatro e opere musicali, che prendono parte ad iniziative e rassegne in collaborazione con il Comune di Roma, tra cui i più recenti, Artemisia dal romanzo di Anna Banti, regia Manuela Cherubini, rassegna Grafie Teatrali: la scena romana, Teatro Furio Camillo, Roma 2005, Cabaret Hypocondriaque in collaborazione con il Théatre Desequilibrium, Roma- Parigi 2007, Hamelin di Juan Mayorga, regia Manuela Cherubini, Short Theatre, Teatro India, Roma 2007.

 

venerdì 16 novembre ore 17:35

Lorenzo Praticò

A notti nu pocu prima ra foresta

di Bernard Marie Koltès

Traduzione e adattamento Lorenzo Praticò e Gaetano Tramontana

Regia Carlo Orlando

Con Lorenzo Praticò

Luci Carlo Orlando e Balthasar Brennenstuhl

Scene Balthasar Brennenstuhl

Costumi Carlo Orlando

Presentazione in PowerPoint Marcella Praticò

 

Un immigrato calabrese, solo e perso per le strade di una grande città del nord d’Italia, in una notte di pioggia abborda un compagno di sventura e gli racconta la sua vita, le sue disgrazie passate e recenti, i suoi amori e le sue illusioni, la sua rabbia e la sua disperata necessità di avere qualcuno da stringere tra le braccia, da chiamare amico, di avere un piccolo angolo di terra da chiamare casa. Il protagonista racconta la sua storia attraverso l’unico strumento che gli dia ancora un senso di realtà: il proprio dialetto. Dialetto che appartiene realmente all’attore e restituisce autenticità e vicinanza al testo. Il linguaggio è protagonista perché i temi del racconto sono l’emarginazione e il razzismo; e la lingua, ancor più del colore della pelle, è l’elemento che può far sentire un individuo straniero in casa d’altri. Un linguaggio che cambia registro continuamente e procede per salti e digressioni, in maniera apparentemente scombinata. Una vera e propria partitura musicale.

 

L’attore. Lorenzo Praticò, calabrese, 30 anni, si è formato all’Accademia d’ Arte Drammatica della Calabria con Luciano Lucignani, Paolo Giuranna, Gianni Diotajuti e Daniela Bonsch; ha lavorato con Walter Manfrè e Roberto Guicciardini; nella sua ricerca ha incontrato Mariangela Gualtieri, Nikolaj Karpov, Steven Berkoff, Emma Dante e, per il teatro di narrazione, Carlo Orlando, incontro dal quale è scaturito il progetto narrativo-linguistico-work in progress di “A notti nu pocu prima ra foresta”.

Il regista. Carlo Orlando, piemontese, 29 anni, si è formato attraverso i corsi del Teatro Stabile di Genova, i seminari con Valerio Binasco, Nicola Pannelli, Maria Consagra, Mario Chiapuzzo e Geraldine Baron. In teatro è stato diretto oltre che da Binasco e Pannelli, da Fausto Paravidino, Giampiero Rappa e Filippo Dini. Nel cinema ha lavorato con Francesca Comencini, Guido Chiesa e Fausto Paravidino, con il quale ha scritto e interpretato Texas. Ha partecipato ed è stato segnalato al Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” dirigendo Eva Cambiale in Cry Baby.

 

 

venerdì 16 novembre ore 18:15

Giovanni Papotto

Spariamo

Testo e regia Giovanni Papotto

Regista assistente Marco Ghidelli

Con Giovanna Giuliani, Laura Nardi, Amândio Pinheiro, Cristina Spina

Scene Dominic Barberi

Costumi Simone Valsecchi e Gianluca Sbicca

Consulenza alla produzione Claudia Di Giacomo (PAV)

 

“Eversore” si dice di chi distrugge, ed “eversivo” di azione o persona che intende rovesciare o abolire qualcosa. Spariamo è una riflessione sull’eversione, la sua natura e gli slittamenti di senso, le ambiguità, i passi falsi, così spesso connessi alle azioni o persone appunto definiti tali. Il testo segue quattro storie anonime, leggere, meteorologiche – sembra importante se qualcosa avviene in un giorno di sole o sotto la pioggia - congelandole in un momento decisivo del loro svolgersi. Le segue con attenzione, perché gli stessi protagonisti, loro malgrado, di queste storie, se da qualcosa sono accomunati, è la loro attenzione, ossessione, cura, per i dettagli; e una esagerata passione per l’entomologia, vale a dire per l’osservazione. Il movimento, scarti minimi nel flusso dei passanti all’ora di punta, il fuori luogo, un guizzo negli occhi di uno sconosciuto, registrati da sé con l’indifferente precisione di una telecamera a circuito chiuso, il fervore di uno scrittore fallito, e il tempo dilatato di chi si è arreso e viaggia in folle sulla corsia di sorpasso.

 

Giovanni Papotto – Si laurea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova (1995), M.St. e M.Phil. in Antropologia presso l’Università di Oxford (1998). Lavora come antropologo nella giungla peruviana per un anno.

Dal 1999 lavora professionalmente in ambito teatrale, come assistente alla regia in Russia (con Viktor Kramer per Le nozze di Nikolai Gogol, 2003 S. Pietroburgo, Baltijnskij Dom; 2004 Mosca, Mejerchold Centre), Italia (con Luca Ronconi per Il silenzio dei comunisti, 2006 Torino, Olimpiadi della Cultura), e USA (con Martha Clarke per Kaos da Pirandello, 2006 New York, New York Theater Workshop).

Tra il 1999 e il 2003 si occupa, come autore per Radio Rai (canali Due e Tre), di cicli di radiodrammi (Alcatraz), produzione di testi (Lucifero), drammaturgia di nuove opere commissionate (Teatri alla radio), documentari (Centolire) e produzioni originali (Out of Joint, con Enrico Ghezzi, per Il terzo orecchio di Mario Martone).

Tra il 2003 e il 2005 sviluppa un progetto drammaturgico di ricerca, “A Est”, con l’obiettivo di catalogare, tradurre e pubblicare in Italia le opere per il teatro della generazione di autori nati tra il 1965 e il 1980 nell’area geopolitica dell’Europa centrale e centro-orientale. Il progetto ha prodotto un festival (Teatro Mercadante Stabile di Napoli, 2005), un libro (edito da L’ancora del mediterraneo, 2006) e un database consultabile e in continuo aggiornamento grazie alla collaborazione di alcuni centri di ricerca stranieri con simili finalità.

Oltre al progetto Spariamo, al momento lavora alla scrittura di un testo originale, Stanza 137, commissionato dal Teatro Nazionale D. Maria II di Lisbona (novembre 2008); allo sviluppo di Pointless, un testo scritto con il fisico americano Brian Greene, professore alla Columbia University (New York, World Science Festival, giugno 2008); allo studio per una regia di Erodiade, di G. Testori, con Maria Paiato (estate 2008).

 

 

venerdì 16 novembre ore 18:55

Ventichiaviteatro - Compagnia Denoma

Soprailcielodisanbasilio

di e con Ferdinando Vaselli

regia Romina De Novellis

progetto video Gianluca Rame

 

Raccontare la seconda generazione di immigrati, raccontare la perdita delle identità e la ricerca di nuove. Soprailcielodisanbasilio nasce da interviste a bambini, maestri e professori e dopo una serie di esperienze laboratoriali nelle scuole. Ne è uscito un piccolo romanzo di formazione che dura un anno scolastico, l’ultimo, delle scuole medie. Il punto di vista è quello di Marko, bosniaco, che vive nella periferia romana. San Basilio è il luogo dei sogni degli immigrati abruzzesi, filippini, slavi, marchigiani, marocchini, moldavi, sardi, dei senza casa. È il luogo dove volare con la palla al piede sopra i tetti, sopra i semafori, sopra la Nomentana. Soprailcielodisanbasilio è un racconto sul pericolo della balcanizzazione in un’Italia e un’Europa senza memoria. Per questo abbiamo scelto un percorso legato a una pluralità di codici: un corpo-voce che racconti il presente, la trasformazione attraverso la fusione di linguaggi apparentemente distanti. Quello delle storie ascoltate, immaginate e vissute e quello del corpo-voce naturale e totale tipico del teatro-danza.

 

Ventichiaviteatro

Raccogliere pezzetti, custodirli, farli vedere agli altri. I percorsi che realizza 20 Chiavi non sono legati solamente alla costruzione di spettacoli, ma anche a progetti che prevedono ricerca sul campo, scrittura drammaturgica, realizzazione di materiale audiovisivo, progetti di formazione. Ventichiaviteatro cura inoltre l’organizzazione e la direzione artistica del Festival Storie di lavoro e del Festival dei centri storici della Valle Del Farfa.

Spettacoli Bocchisiero (2004) Piccolo Teatro Studio (Milano) per Teatri Dello Sport.

50lire (2005), debutto dello studio alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo (Napoli), vincitore XII edizione Premio Enrico Maria Salerno 2006.

Annuska (2006), finalista Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2006, Festival del Ticino 2006

 

Compagnia Denoma

Nasce nel 2003. Dall’astrattezza di una scrittura che vira costantemente alla poeticità e all’assurdo, il lavoro sul corpo nasce dalla danza, ma arriva al teatro di parola. Tema portante è il confine tra normalità e follia che si manifesta in un andamento circolare, ripetitivo, mantenendo un equilibrio tra vari toni: drammatico, lirico e surreale. Ultime produzioni: Santa Barbara – 2007 Festival del Teatro Civile, Monte Sant’Angelo (FG); Fiori – 2006 Teatro Furio Camillo, Roma; Sottopartitura 2005 Teatro Furio Camillo, Roma. Organizzazione eventi: EnDehors vetrina di sperimentazione coreografica romana, per la promozione del teatrodanza e la danza contemporanea all’estero, Teatro Furio Camillo, 2007. Anticamere, rassegna che ospita le compagnie di teatro di ricerca apparse a Roma dal 2000, foyer Teatro Eliseo, 2006-2007. Corticoltura e Testo variabile, Teatro Vascello2, 2005.

 

 

sabato 17 novembre ore 11:00

Roberta Sferzi

Angelo

di e con Roberta Sferzi

 

Angelo è un monologo che prende il titolo dal nome del protagonista, un ragazzino tredicenne, interpretato in questo caso dall'attrice-autrice. È il resoconto di una vicenda familiare tragica e banale ambientata in un paese del litorale veneto, una realtà disgregata in cui il videopoker ha sostituito la briscola, le ballerine di lap-dance popolano l’immaginario erotico maschile e i pettegolezzi sul vicinato si mescolano al gossip televisivo.

Attraverso un fiume di parole intessuto di luoghi comuni e leggende metropolitane il giovane protagonista sembra erigere una diga immaginaria tra sé e il dolore. Ne emergono verità disarmanti e la disperazione, portata ad un grado paradossale, assume risvolti comici.

Il linguaggio è povero, spesso scurrile, ma pudico nell’espressione delle emozioni. La scena (un deposito, un argine nei pressi della ferrovia) e le azioni rievocano quei pomeriggi vuoti in cui, da ragazzini, ci si inventa un gioco, oppure una storia, per alleviare la solitudine.

 

Roberta Sferzi si è diplomata alla Scuola Regionale di Teatro del Veneto ed è laureata in filosofia.

Ha studiato con Ariane Mnouchkine, Thierry Salmon, Carmelo Bene, Arthur Penn, Bruce Myers, Sotigui Koyatè e, grazie ad una borsa di studio del Ministero della cultura giapponese, con Hideo Kanze, Kazuo Ohno e Suzuki Tadashi.

Ha lavorato con il CSS di Udine (Uccellino azzurro, Mugik, Labirinto di Orfeo, Famiglia Schroffenstein, Bigatis), il Tag Teatro di Venezia (Sei personaggi in cerca d'autore, Arlecchino servitore di due padroni, Locandiera, Vedova scaltra, Bottega del caffè, Pamela, Pazzia di Isabella, Scaramouche, Zingara, Droghe d'amore), la Compagnia Piera Degli Esposti (Casanova), il Teatro dell’Elfo (Milano 1848).

Ha recitato in Aria di famiglia con la regia di Michele Placido, che ha affiancato in All’uscita di L. Pirandello.

Ha diretto e interpretato La clausola per lo Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

È stata diretta da Gigi Dall’Aglio ne L'amica delle mogli, L'istruttoria e Cecità (Teatrodue).

Ha affiancato Corrado Pani nel Mercante di Venezia, è stata tra le interpreti del Marat-Sade diretto da Walter Le Moli (Teatro Stabile di Torino) e del Giulio Cesare diretto da Tim Stark, con Franco Branciaroli.

Con Renato Carpentieri ha interpretato Il riformatore del mondo di T. Bernhard e Quaderni di Serafino Gubbio di L. Pirandello.

Per il cinema ha lavorato con Giovanni Veronesi (Manuale d'amore), Renato De Maria (Hotel Paura) e Pietro Reggiani (L'estate di mio fratello).

 

 

sabato 17 novembre ore 11:40

Portage

60fps

di Alessandra Lappano Enrico Gaido

 

Riccardo Dondana – architetto esplosivista

Azul produzioni cinematografiche – riprese e montaggio video live

Gregorio Caporale e Paolo Lavazza – editing suono live

Kimitake Sato – artista

Paolo Fausone – movimenti elettrici

 

60fps (frames per secondo) è il numero di fotogrammi al secondo necessari per fissare un’immagine che si sviluppa molto velocemente (quale può essere l’immagine di un’esplosione) e che altrimenti l’occhio umano non potrebbe cogliere nei suoi dettagli.

Cogliere aspetti imprevisti di un’immagine può renderla “oscena”.

Osceno è tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi immagine, a qualsiasi rappresentazione. L’osceno è il trasparente, il più visibile del visibile.

Tutto questo, facendo esplodere la scena un tempo protetta da una distanza minima, lacera le barriere del pudore, della seduzione, del segreto. In mancanza di una scena, di un teatro, dello spazio pubblico e dell’illusione, non c’è più spettacolo, perso nella trasparenza di una visibilità immediata.

È parlare di pornografia utilizzando i suoi stessi meccanismi.

La pornografia comincia con la morte dello spettacolo.

«L’osceno è il mettere in comunicazione, attraverso le “buone regole”, il desiderio endemico di realtà con oggetti e situazioni capaci di soddisfarlo» (Jean-François Lyotard).

 

Il progetto PORTAGE nasce da una fusione tra arte visiva, teatro e performance, una terra di mezzo in cui l’acronimo r.p. significa residui performativi. Fondato nel 2004 a Torino da Enrico Gaido e Alessandra Lappano, Portage ha presentato installazioni, performance e video in Italia e all’estero: nel 2005 Wanted Snipers alla Fondazione Pistoletto Cittadellarte, nel 2006 The Repentant al Collegium Artisticum di Sarajevo, Incrudimento all’Amorph-International Performance Art Festival di Helsinki e Pubblico Incidente a Interferencia - III Muestra de Intervenciones Artisticas en Espacios Publicos di Barcellona e a Quotidiana ‘06 a Padova. Nel 2007 ha partecipato alle collettive Proposte XXI e Gemine Muse, ha presentato Dogs presso la Galleria Giorgio Persano di Torino per il Festival delle Colline Torinesi, mentre il video della performance Composite solicitations è in mostra a Taking action-Istanbul. Con il video New Orleans hanno vinto il primo premio del concorso Video.it 8.

 

 

sabato 17 novembre ore 12:20

Fake theatre

Storie. Diario intimo fatto a pezzi

autore e regia Lucilla Lupaioli

costumi Alberto Moretti

con Riccardo De Filippis, Costantino D’Antonio, Anna Bellato, Tiziano Scrocca, Antonella Britti

 

Questa è la finestra visionaria di Max, mentre cerca di ricostruire la storia spezzata di un legame e della sua fine, alla quale non si arrende. Legame irrisolto, divenuto per Max, la radice malata di una crisi artistica e personale che ha l’urgenza di sanare. Un diario intimo fatto a brandelli, messo in scena per fare luce nel caos di Max, scrittore orfano di identità e di libertà; spazio mentale vivo e dinamico dove i personaggi creati da Max – l’amico mancante Alex, l’ideale femminile Rosa, il sarcastico Ste e l’energica Regina - prendono corpo, si dissociano dal pensiero creante e acquisiscono vita propria. Max rivela, con poca convinzione, ad Alex, che ha in mente una nuova storia su cui lavorare. La volontà di dare corpo a questo fantomatico progetto, viene continuamente interrotta dai dubbi, le domande, le riflessioni di Max. Tuttavia, è proprio grazie alle interruzioni, alle divagazioni fisiche, canore, di gioco e di parole, che Max riuscirà a raccontare la sua rivoluzione interiore, a compiere il viaggio urgente e catartico, indispensabile al nuovo linguaggio non ancora codificato, che appartiene già alla sua scrittura, alla sua arte in questo presente.

 

Lucilla Lupaioli

Attrice e drammaturga, allieva di Beatrice Bracco, Nikolaj Karpov, Dominic De Fazio, Marise Flash e Angelo Corti, lavora per dieci anni nella Compagnia del Teatro Eliseo di Roma protagonista, insieme a Maria Paiato, Fabio Ferrari, Cristina Noci delle sofisticate commedie musicali dirette da Carafoli, e al fianco di attori e registi come Umberto Orsini, Giulia Lazzarini, Giuseppe Patroni Griffi, Giancarlo Corbelli nei testi di autori classici e contemporanei.

All’esperienza del grande palcoscenico, alterna percorsi non convenzionali, alla scoperta di nuovi linguaggi per un teatro vivo che metta l’Uomo al centro della sua ricerca. Esperta di acting, nel 1994 inizia la sua attività di trainer per attori, creando gruppi di studio e tenendo seminari presso le migliori scuole romane. Contemporaneamente, con Furio Andreotti, Alberto Moretti e Alessandro Vannucci, crea un gruppo di lavoro, creativo e fertile - fucina di nuovi talenti come Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Massimo De Santis, Lucia Ocone - che ha dato vita a spettacoli da lei scritti, e diretti da Furio Andreotti, come Compagnia di Guerra (finalista Premio ETI Vetrine 1995) del quale cura la regia con Marco Morabito, Di Viscere e Di Cuore, L’Anello di Erode divenuto un “cult” della nuova drammaturgia (presentato al Todi Festival 1996), Mio Sangue, Umane Gesta, L’Iradiddio (vincitore Premio Fondi La Pastora Teatro 2000). Nel 2007 vince una Menzione Speciale al Concorso di Drammaturgia Contemporanea SIAE, ETI, AGIS con il testo Storie. Diario intimo fatto a pezzi in corso di realizzazione.

 

 

sabato 17 novembre ore 13:00

Stefano Taiuti

Oscar Dolls

un progetto di Stefano Taiuti

musiche AA.VV., Chemical Brother, dj Bart, Claudio Moneta G.B. Pergolesi

arrangiamento musicale Claudio Moneta

 

 

Oscar è un maiale.

Se si tratti di un vero maiale che indossa abiti umani, o di un umano con un’anima di maiale, da principio, poco importa, Oscar è un maiale.

Al maiale si attribuiscono ogni genere di difetti, non solo grasso e sporco, ma anche meschino, ingordo, insaziabile, animato da desideri inconfessabili, autore di fantasie e atti sessualmente o moralmente riprovevoli, e queste ultime non sono certo caratteristiche del maiale animale, solo dell’animale uomo.

Oscar è un maiale e da maiale si comporta, senza ritegno, andando a scavare, a grufolare euforico nella melma abbondante che lo circonda.

Oltre che farne termine di paragone dispregiativo, l’uomo generalmente il maiale se lo mangia, ed anzi a questo scopo lo alleva e lo ingrassa.

Sarà questa la sorte di Oscar?

Dove si trova Oscar?

Cosa è questo spazio asettico dalle pareti bianche, senza porte, senza finestre?

Una prigione? La stanza di un laboratorio?

Se Oscar non fosse che uno specchio, la rivelazione di una semplice, scomoda verità?

Oscar non ha sensi di colpa, anzi si sente vittima, pronto sempre a trovare una auto- assoluzione, a giustificarsi di ogni colpa, che colpa ha lui infatti se queste bamboline non fanno che provocarlo, sedurlo, incantarlo?

Questa maschera da Porco ci viene messa spesso in capo, e noi ce la teniamo volentieri.

Siamo noi, forse, l’oggetto dell’esperimento, siamo noi a venire ammansiti, pasciuti, sono le nostre più basse pulsioni a venire stuzzicate per ottenere il risultato ottimale, il nostro beato consumare?

Cerco di attraversare questi temi con ironia e serietà, suggerendo un gioco di specchi che si apre a molteplici interpretazioni.

Anche la danza trasversalmente impiega una molteplicità di materiali, il mimo, la commedia dell’arte, il butoh, la danza contemporanea, senza distinzione, mescolando il sacro ed il profano, esplodendo frenetica e sospendendosi a tratti attonita, come a sentire un’eco di coscienza, subito dimenticata.

Oscar è colto nel suo presente, non spiega nulla, la sua vicenda non è morale, non giudica.

Semplicemente invita a fare l’unica cosa che Oscar non fa: riflettere.

 

Stefano Taiuti

Roma 1967, studia con Claudio Severini, maestro di yoga, mimo ed espressione corporea secondo il metodo di Adam Darius. Approfondisce i suoi studi sull’espressione corporea con Adam Darius a Londra, poi a Roma con Lindsay Kemp, Marcel Marceau, Hal Yamanouchi.

Come artista di strada partecipa ai festival di Ferrara, Certaldo, Avignone off, Edimburgo off, Perigoux.

Nel 1992 in Brasile comincia lo studio della capoeira, che proseguirà per circa tre anni.

Dal 1994 studia danza butoh con Masaki Iwana, di cui segue i laboratori in Italia e in Francia per oltre dieci anni, e con Tetsuro Fukuara, Daisuke Yoshimoto, Silvia Rapelli, Min Tanaka, Yoko Murunoi, Yumiko Yoshioka, Akira Kasai. Studia danza contemporanea con Cristina Menconi dal 2001 al 2004, partecipa a seminari con Giorgio Rossi, Enzo Cosimi, Kurt Voegel. Dal 1998 al 2004 collabora con la compagnia Kitonb come danzatore e coreografo, sperimentando diverse forme di danza aerea. A Bruxelles insegna espressione corporea in una scuola di circo. Nel 2000 a Roma fonda con altri sei danzatori il gruppo di lavoro Lios, concentrando il proprio lavoro sul butoh ed organizzando la rassegna “Trasform’azioni” giunta quest’anno alla settima edizione.

Nel 2006 si laurea presso l’università “La Sapienza” di Roma in arti e scienze dello spettacolo, storia della danza e del mimo. Interessato alla videodanza realizza con Lios “interno 6”, che partecipa al festival Arcipelago e alla rassegna europea di videodanza “Frammenti” presso la g.n.a.m. di Roma. Il suo ultimo lavoro, d.n.a, di natura assente, performance\installazione della durata di 3 ore, parteciperà alla serata conclusiva del festival Romaeuropa 2007. Oltre alla attività di insegnante di tecniche del movimento creativo, collabora con il SupperClub performando a Roma, Amsterdam, Istambul, San Francisco.

 

 

sabato 17 novembre ore 15:30

Associazione Culturale Solaris – Teatro Pubblico Incanto

Malastrada

di Tino Caspanello

regia Tino Caspanello

con Cinzia Muscolino, Tino Calabrò, Tino Caspanello

scene Tino Caspanello

costumi Cinzia Muscolino

 

Un’isola, un deserto quasi. Una famiglia - padre, madre e figlio -  in viaggio verso la “strada” che collega l’isola al continente. Un pellegrinaggio attraverso percorsi ormai cancellati, al buio, senza nemmeno una lampadina. L’attraversamento, obiettivo finale del viaggio, incuneandosi come subdola promessa tra i legami affettivi, scatena il conflitto, il crollo definitivo della comunicazione, e trascina i tre protagonisti verso una violenza, che, sempre in agguato nel loro non dire, mette a nudo le miserie del ricatto.

 

Pubblico Incanto nasce a Pagliara, in provincia di Messina, nel maggio del 1993, come organismo di ricerca e produzione teatrale dell’Associazione Culturale Solaris. All’allestimento degli spettacoli affianca attività di laboratorio nelle scuole, nei comuni e in seno alla stessa compagnia. Se gli obiettivi del gruppo sono puntati costantemente sulle suggestioni del linguaggio, del gesto, dell’immagine, del racconto, della musica, la sua finalità principale è quella di ricostruire, in una visione metafisica, frammenti di vita, quelle piccole folgorazioni quotidiane che, troppo spesso, sfuggono alla nostra percezione.

Landscape, Eclissi, Il colore rosso del mare, Textures, Bianco/Nero, La distanza della luna, Kiss, Bartleby lo scrivano, La favola del figlio cambiato, Mari, ’Nta ll’aria, Rosa, diretti da Tino Caspanello, sono alcuni tra gli spettacoli chiave della compagnia, allestimenti in cui si incrociano, grazie al lavoro comune con gli attori e alle collaborazioni con musicisti, artisti e registi cinematografici, esperienze e riflessioni sulla persistenza del teatro, sulla comunicazione, sulla capacità di cogliere l’istante e viverlo come tempo dell’anima.

 

 

sabato 17 novembre ore 16:10

Compagnia Spazi Vuoti

Anch'io come te

di Gianluca de Col

regia Marta Arosio

con Sara Corso, Denis Michallet, Lorenzo Piccolo, Laura Pozone

luci Paolo Latini

scene Lorenzo Piccolo

realizzazione scene Angelo Tosi

costumi Giuseppe Grazioli

 

Un locale notturno. / Una donna si innamora di un uomo. / Un uomo si innamora di una donna. / Una cantante intrattiene i clienti. / Ma... / la donna prima era un uomo, / l’uomo prima era una donna. / Come confidarsi quel segreto?

Anch’io come te è una commedia brillante sull’amore, sulle trasformazioni e transizioni del corpo, sulla diversità (dell’amore).

È un tema delicato, la transessualità, è vero, soprattutto per chi non ne ha esperienza diretta. Scegliere di fare uno spettacolo in cui i personaggi trasformano, o hanno trasformato, il loro corpo, forse è rischioso, incosciente. Ma l’assunto del nostro lavoro, cercando sempre di schivare il buonismo che a volte un po’ insensatamente ci circonda, è che la complessità umana e l’amore sono temi ancora più grandi e più delicati, e di quelli qualcosa (sempre troppo poco) bisognerebbe saperne. Oltre a questo, per noi c’è il desiderio di fare commedia e cabaret di qualità, dove colore, energia e musica non siano necessariamente sinonimo di superficialità, mancanza di contenuti, “rumore”; ma parte integrante del racconto, dei personaggi, dell’atmosfera frizzante che si crea, che diverte noi per primi e che speriamo coinvolga anche il pubblico.

Ora il nostro desiderio è fare un passo avanti e produrre lo spettacolo che ormai da quattro anni abbiamo in animo di fare: una commedia brillante, sofisticata, trascinante e delicata al tempo stesso.

Rubando al teatro leggero, al melò, al cinema, in mezzo a canzoni in playback e alle malinconie, tra boa di piume, storielle oscene e grandi amori perduti. Si ride molto, si piange forse un po’, e si esce dallo spettacolo – se siamo stati bravi – un poco più vivi di prima.

Il nostro primo incontro avviene molti anni fa durante i nostri studi alla Paolo Grassi.

Spazi Vuoti nasce nel 2006 dal bisogno di un gruppo di giovani artisti di affrontare il teatro cercando un approccio originale, facendo della contaminazione di linguaggi e della ricerca poetica parte imprescindibile del proprio percorso. Per questo abbiamo scelto di lavorare insieme pur essendo molto diversi gli uni dagli altri, per condividere, ciascuno a suo modo, una ricchezza, un’unicità.

“Spazi Vuoti” è il nome che ci siamo dati (strizzando l’occhio al maestro Peter Brook) nella convinzione che il teatro abbia bisogno di fondarsi sull’attore come primo creatore ed evocatore dello spazio scenico. Un attore-autore che in ogni momento sia responsabile e artefice di un racconto.

Ideatori originari del progetto sono Lorenzo Piccolo e Marta Arosio, intorno ai quali si è andato formando il gruppo, forse costantemente minacciato da difficoltà economiche e logistiche, ma tenuto insieme dall’idea forte e bella di cercare un teatro necessario.

 

Il primo progetto di Spazi Vuoti è stato uno spettacolo di Teatro ragazzi intitolato Sirenetta – una storia sotto/sopra il mare, il cui allestimento è stato patrocinato dalla Fondazione Andersen di Odense, in Danimarca. Lo spettacolo è stato selezionato a premio ScenarioInfanzia 2006, è stato presentato al Festival Segnali 2007, ha ricevuto il Premio Irgoli per il Teatro 2007 ed è attualmente in tournée.

 

 

sabato 17 novembre ore 16:50

Latòmia

Agatakatane

Danza e coreografia Tiziana Franceschini, Fiamma Nuzzi, Sabina Parisi

Voce narrante Fabrizio Bordignon

Video e fotografia Alice Gussoni

Regia Latòmia, con la partecipazione di Fabrizio Bordignon

Musiche originali Francesco Fracassi

 

L’attore incarna il maschile nella polarità tra Bene e Male, la sua voce illumina momenti chiave della vita di sant’Agata. Le frasi sono tratte dal testo “Agatakatane”, (atto unico di Fabrizio Bordignon e Sabina Parisi, libero adattamento di La rapresentatione di santa Agata vergine e martire, anonimo, Siena, Loggia del Papa, 1606). La danza si concentra sul rapporto tra la Santa e Afrodisia, simbolo dell’incontro tra i chiaroscuri del femminile. Non vi è una univoca identificazione dei personaggi femminili nelle danzatrici quanto la ricerca di una interscambiabilità che simboleggia il processo interiore della donna, e dell’uomo in genere, alla ricerca della propria interezza.

Il momento del martirio è rappresentato simbolicamente con le immagini del video.

Epilogo della danza è la morte di sant’Agata, simbolo della rinascita a una femminilità matura.

La musica è appositamente creata per accompagnare le diverse fasi del lavoro.

 

Latòmia nasce nel 2006 come gruppo di lavoro e di ricerca, dall’incontro delle danzatrici Tiziana Franceschini, Fiamma Nuzzi e Sabina Parisi con la videomaker Alice Gussoni.

Il gruppo si avvale di volta in volta della collaborazione di fotografi, attori e musicisti, che arricchiscono il lavoro tramite un contributo originale.

Punto di unione è la motivazione a sperimentare e contaminare linguaggi diversi, al fine di ricercare una forma di comunicazione coerente con la crescente complessità dell’uomo in rapporto all’ambiente.

L’interesse a dialogare incisivamente con la quotidianità del presente si coniuga con una costante attenzione al passato. Una ricerca che prende spunto dalle nostre tradizioni, i riti, i miti e gli archetipi, che costituiscono la memoria antropologica e corporea collettiva.

Il progetto Agatakatane, inedito, nasce come lavoro di rivisitazione della vita e del martirio di sant’Agata, patrona della città di Catania. Agata è spunto per approfondire il tema della femminilità, occasione per integrare gli aspetti troppo spesso frammentati, nella facile contrapposizione fra sacro e profano.

Il progetto non si ripropone la ricostruzione storica della vita di sant’Agata, quanto piuttosto una rivisitazione originale, centrata sull’incontro tra maschile e femminile, inteso come mezzo di elevazione spirituale. Il percorso di Agata è il cammino verso l’individuazione di ogni uomo. Il martirio e la tortura della donna rappresentano una forma di iniziazione. Con la sua morte si realizza un sacrificio, che permette alla donna di elevare la propria femminilità, integrando i due aspetti, tradizionalmente percepiti come opposti, rappresentati nella storia dalla santa Agata e dalla Profana Afrodisia.

Tale metamorfosi è resa possibile dall’intervento del maschile, portatore del fuoco sacro, anch’esso costretto nell’eterno gioco dell’uomo tra Bene e Male.

 

 

sabato 17 novembre ore 17:35

Instabili Vaganti

Running in the Fabrik

di P. Schneider, J.M.R. Lenz, G. Büchner, N. Pianzola, A.D. Dorno

regia Anna Dora Dorno

con Anna Dora Dorno, Nicola Pianzola

musiche Andrea Vanzo

 

Correndo nella fabbrica_fabbrica come specchio della società_sistema di produzione come sistema del viver sociale_critica al sistema_diversità creativa dell’artista_isolamento_superproduzione_frammentarietà dei progetti che restano idee.

Lenz_contenitore di sensazioni_sentire troppo_troppo in fretta_sofferenza per il mancato riconoscimento dalla società_isolamento che genera pazzia_generazione di isolati_alienati_ estromessi.

Importanza del corpo come contenitore di sensazioni_cammminare a testa in giù_modificazione del punto di vista_patire con il corpo ciò che la mente non accetta_corpo allo spasmo_corpo nel suo operare_corpo operaio_agente_corpo che si muove su strutture sterili_praticabili_ferro_freddo_delirio drammaturgico. Corpo che sogna_caldo_immagini in proiezione_parole _conforto _natura.

Running in the Fabrik trae ispirazione dai testi di J. M. R. Lenz e dai racconti sull’autore di G. Büchner e P. Shneider per arrivare ad un percorso di autodrammaturgia scritta sulla base delle azioni fisiche create dagli attori e delle testimonianze della gente che lavora nelle fabbriche, in particolare l’Ilva di Taranto.

 

La compagnia teatrale Instabili Vaganti nasce a Bologna nel 2004 dal sodalizio artistico della regista e attrice Anna Dora Dorno e dell’attore e performer Nicola Pianzola. La ricerca della compagnia si basa sulla centralità dell’attore, inteso come attore totale, capace di modificare lo spazio scenico attraverso le proprie azioni fisiche e vocali e mediante l’interazione con oggetti ed elementi scenici praticabili, musica, video e nuovi media. Da ciò deriva l’elaborazione di un metodo drammaturgico in cui il testo non è più protagonista assoluto ma uno dei fili che formano un tessuto complesso in sui si intrecciano differenti forme espressive, che mirano alla creazione di un’opera d’arte totale e sinestetica.

Principali produzioni e presenze: Lenz – La scimmia di Goethe, Progetto internazionale LENZ, in collaborazione con Theater-Fabrik-Sachsen, Leipzig (D); NO BODY - Performance gialla, X FarbFest, Bauhaus Foundation, Dessau (D) Stracci della memoria, Teatri di vetro, Roma; Festival Vertigini #3, Venezia La memoria del corpo Teatro delle Fondamenta Nuove e Collezione Peggy Guggenheim, Venezia; Avan-Lulu, Premio speciale della giuria al 6th International Festival of Theatre and Visual Arts Zdarzenia, Tczew (PL), XVI Festival internazionale di Montone, XVII Festival Internazionale Mercantia di Certaldo, Festival Spina ‘06, Ferrara; I Clown, Fest-Festival, Bologna; Star’s dust, High Street Festival 59th Fringe Festival, Edinburgh (GB); Alla conquista dei Barili, Parata.

 

 

sabato 17 novembre ore 18:15

Antonello Cossia

Figlio del tricolore

di Antonello Cossia

adattamento teatrale da “Processo all’articolo 4” di Danilo Dolci -  “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro.

regia Antonello Cossia

progetto luci e spazio scenico Raffaele Di Florio

costumi Stefania Virguti

musica Riccardo Veno

attori Stefano Jotti, Salvatore D’Onofrio, Giovanni Prisco, Gino De Luca

 

«Sono Italiano, ma l’Italia è mansionata da infami, ladri e barbari, gli enti e gli uffici mi hanno riempito di dolori e io ho affrontato la sorte menandomi all’avventura in questa aperta campagna pure essendo un grande invalido del lavoro...».

Negli anni Cinquanta il problema della disoccupazione raggiunge livelli di grave preoccupazione nei diversi ambiti sociali. Il popolo, in particolare al Sud, si mobilita per rivendicare il proprio diritto al lavoro, sancito dall’articolo 4 della Costituzione Italiana. Lo Stato, in teoria, cerca di occuparsi della questione. In pratica, invia nei vari luoghi in cui cresce la protesta, battaglioni di poliziotti armati, che finiscono spesso per reprimere nel sangue le giuste rimostranze dei braccianti, per un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Non sono poveri, inabili, impossibilitati ad occuparsi di se stessi. Gli uomini, indossavano bianche camicie. Lo sguardo era duro, ma sincero. La fiducia nei propri compagni valeva più di mille consorzi bancari.

Nelle parole, l’eco di un’umile Italia su cui «Improvviso passa il millenovecento cinquantadue: solo il popolo ne ha un sentimento vero».

Figlio del tricolore, è un progetto di spettacolo teatrale, che unisce questi avvenimenti apparentemente lontani per distanza geografica, ma simili e legati tra loro dalle esigenze, dalle necessità, dalle volontà che li hanno generati e da cui scaturiscono eventi che hanno segnato la storia della nostra nazione. (Antonello Cossia)

 

Antonello Cossia

Inizia la propria carriera artistica intraprendendo lo studio della danza moderna. Frequenta stages in Italia ed in Francia. Partecipa ai seminari tenuti da Reina Mirecka, Leo de Berardinis, Renato Carpentieri, Marco Baliani, Yoshi Oida, Germana Giannini. Nel 1987 entra nel gruppo formato da Antonio Neiwiller per il progetto “Laboratorio Itinerante”, vi lavora fino al 1993 anno della morte del regista. Lavora come attore con i registi: Mario Martone, Claudio Collovà, Alfonso Santagata, Marco Baliani, Renato Carpentieri, Ninni Bruschetta, Cristina Pezzoli, Toni Servillo, Franco Ripa Di Meana. Nel cinema ed in televisione partecipa ai film di Mario Martone, Stefano Incerti,Claudio Bonivento, Gian Luigi Calderone, Paola Sangiovanni, Carla Vittoria Rossi.

Come regista, con Raffaele Di Florio e Riccardo Veno, realizza gli spettacoli: Il passaggio delle ore, Fratelli, Io muoio Orazio, Qui davanti ad una notte sul mare, Segni, La Discesa, Lo s-guardo escluso, Penultimi, Corpo Sporco, Sedimenti, Malavitacontinua.

Scrive e interpreta A fronte alta - un sogno del mille novecento cinquantasei.

Un particolare ringraziamento a Raffaele, Riccardo, Stefania, inseparabili compagni di viaggio.

 

 

sabato 17 novembre ore 18:55

Francesca Sangalli

Macchia nera

di Francesca Sangalli

regia Jurij Ferrini

con Filippo Gessi, Francesca Sangalli

luci Luca Barbati

scene Ruben Esposito

Costumi Giovio 15

Musiche Autori Vari

 

Sono molto interessata, per il mio lavoro di autrice, all’osservazione delle dinamiche che si creano tra le singole persone nelle diverse situazioni della vita: si socializza al bar, al supermercato, in coda alle poste, per dire delle banalità. Ma come ci si rapporta quando ci si incontra durante la lunga trafila burocratica per entrare in un carcere?

Da questa domanda nasce il testo: una pièce che non vuole raccontare ancora di carcere, di detenuti, di pena e di ingiustizie, ma di gente comune, in cui chiunque potrebbe riconoscersi, che si trova a contatto con il pianeta “San Vittore” e non per forza perché abbia fatto qualcosa volontariamente per meritarselo.

Dietro alle battute ingenue e tenere dei personaggi, al rifugio nel mondo dei fumetti, agli imbarazzi con la polizia, alle scenate patetiche e buffe, ma alla fine tragiche, emerge piano, piano un pensiero, che non si impone da subito, ma che viene a galla senza che neanche ce ne accorgiamo.

È così che mi interessa che i personaggi si trasformino da statue di sale a esseri umani con tutte le goffaggini, insicurezze e nevrosi di tutti noi.

 

Il progetto, ideato da Francesca Sangalli, attrice e drammaturga, è frutto della cooperazione con il regista Jurij Ferrini, l’attore Filippo Gessi, il light designer Luca Barbati e lo scultore Ruben Esposito.

Il lavoro viene provato nella sede di “Due sotto l’ombrello” di Ovada, associazione culturale che ha offerto il suo appoggio fornendo una sala, dei materiali scenici e rendendo concreta la realizzazione effettiva del testo.

La collaborazione tra la compagnia Teatro Truà di Milano, e la compagnia Scena Nuova di Catania segna il secondo passo di una squadra rodata già quest’anno nella realizzazione dello spettacolo Sognando l’ospizio (Pim spazio scenico di Milano, Teatro Motoperpetuo di Pavia, circolo A.R.C.I. “La scighera” di Milano, in programmazione per il festival delle colonne di San Lorenzo a Milano, febbraio 2008)

 

 

sabato 17 novembre ore 19:35

Mario Mantilli

Target - Belgrado 1999

autore, regia, interprete, luci, scene, costumi Mario Mantilli

musiche Riblja Čorba, Prljavi inspektor Blaža i kljunovi, Goran Bregović

 

Una città, una grande capitale mitteleuropea, sotto assedio, con tutti i suoi abitanti, increduli.

Con altre migliaia di profughi che si aggiungono alle migliaia di profughi delle altre guerre.

Un popolo riunito nella propria capitale, e là bombardato.

Il tempo si dilata, la memoria anche, e il racconto del giovane uomo diventa un fiume grande e solenne, come il Danubio, e le storie che fluiscono nella corrente della narrazione identificano luoghi e persone, nello sforzo di salvarle dall’oblio e dalla distorsione della propaganda avversa, che le vorrebbe sempre e solo carnefici, contro ogni evidenza del loro stato di vittime, e non soltanto in quella circostanza.

Si incontrano, si intrecciano, si completano (forse anche si confondono) le vite di amici e parenti, anche le vite di semplici sconosciuti, che per il solo fatto di essere là, insieme, diventano fratelli nella miseria.

E il giovane uomo racconta il suo popolo e la sua città agendo dolorosamente lo spazio e il tempo dell’attesa infinita della fine del bombardamento: un limbo notturno che è il luogo (scenico?) della narrazione e della mitopoiesi proprie, le quali si innestano nella narrazione e nella mitopoiesi epica popolare di una nazione.

 

Mario Mantilli – attore e regista, nato a Pisa il 24 aprile 1977.

Batterista e Percussionista dall’adolescenza ha studiato Canto e lavorato in radio negli anni 1995-1999.

Formatosi teatralmente all’interno del CUT (Centro Universitario Teatrale) di Pisa ne diventa Provveditore nel 1999 e Presidente nel 2000, fino allo scioglimento del gruppo nel 2002.

Dopo l’interruzione del percorso di studi in Scienze Politiche presso l’Università di Pisa viene accolto in qualità di allievo regista presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, all’epoca diretta da Mario Raimondo, nel corso di Gabriele Vacis, insegnanti Dominique Pitoiset, Maria Grazia Gregori, Kuniaki Ida, Luciano Mastellari, Tatiana Olear, Ambra D’Amico, Elizabeth Boeke, Maurizio Smidt, Emanuele De Checchi.

Frequenta anche laboratori di tecnica attorale e drammaturgica all’interno di Prima del Teatro – Scuola Europea per l’Arte dell’Attore di San Miniato, insegnanti Josè Sanchis Sinisterra, Franco Farina, Max Farau e Roberto Romei. Fondatore (nel 2003, insieme a Simone Faucci e Dario Focardi) e regista della compagnia Teatri della Resistenza di Pisa, dallo stesso anno intraprende un percorso di studi in Lingua e Letteratura Serba presso l’Università “CàFoscari” di Venezia sotto la guida di Aleksander Naumow.

Si interessa di anche di regia e montaggio in video, ha girato cortometraggi e video musicali indipendenti.

 

 

domenica 18 novembre ore 11:00

Muta Imago

Lev

Ideazione Muta Imago

regia Claudia Sorace

drammaturgia/suono Riccardo Fazi

scene Massimo Troncanetti

costumi Fiamma Benvignati

con Glen Blackhall

 

«E alla fine arrivò anche l’ordine. Tutti si mossero. Mi alzai su dal ghiaccio e mi lanciai in avanti, verso ovest, e…». Lampi di luce, immagini che lottano per emergere, scomposte, ripetute. Prospettive distorte. Un uomo solo in scena. Un letto di farina che è campo di battaglia, superficie lunare, spazio vuoto e indecifrabile dove si nascondono oggetti e superfici, dove pensiero e linguaggio viaggiano scomposti e paralleli.

Questo è il racconto di un solo attimo che distrusse una vita intera. Questo è il racconto della lotta di un uomo che cerca di ricordare chi è, di ricomporre i migliaia di frammenti in cui si è frantumato il suo mondo.

 

Il gruppo Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall’incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Fin dall’inizio il lavoro del gruppo si è concentrato sulla creazione di drammaturgie originali, sull’aspetto visivo e installativo e sulla ricerca di un linguaggio performativo adatto a sviluppare le forti valenze immaginifiche del lavoro. Grano (2004), Hong Kong al Quarantesimo chilometro (2006), Don Giovanni (looking for) (2006), comeacqua (2007), (a + b)3 (2007), sono andati in scena all’interno di festival e rassegne come Zoom Festival (Scandicci), Enzimi (Roma), Terre d’acqua (Casalmaggiore), Teatri di Vetro (Roma), Kilowatt festival (Arezzo), Contemporaneamente (Roma), Villa Celimontana Jazz Festival (Roma), Itinerario Stabile (Cesena), Ubusettete (Roma), Giostra di Maggio (Fidenza), IncontrARTI (Pescara), Anticamere (Roma). Il gruppo è stato selezionato per la prossima edizione della Biennale dei giovani artisti d’Europa e del Mediterraneo.

domenica 18 novembre ore 11:40

Alessandro Langiu/Nemesi Teatro

Viaggio per l'Orient-Cafè

di Alessandro Langiu

regia Alessandro Langiu

con Alessandro Langiu, Matteo Nahum

 

L’appuntamento fisso cade sempre d’estate. Quando nella campagna pugliese si rincontrano tre ragazzi di un tempo, due uomini ed una donna. Un uomo e una donna aspettano che arrivi il terzo, che è andato a lavoro, nel turno pomeridiano e non rientrerà che la sera tardi o il pomeriggio. Così, il re-incontro estivo per i primi due è modo di far parlare i loro luoghi, le persone, quello che facevano quando erano ragazzi.

Aspettano fino a tarda sera l’arrivo dell’amico. Man mano che aspettano quasi inconsciamente, parlando si accorgono di quanto siano diventati diversi, per le scelte, che pesa, e seppur intacca silenziosamente la loro vicinanza, restano ad aspettarlo. Il Mattino dopo inizia un’inquietudine a causa di una notte tormentata da incubi, per entrambi.

Il movimento emotivo creato dai tanti episodi e fatti rammentati, ha regalato loro una notte inquieta. Un’inquietudine che inizia a concretizzarsi quando al mattino, si scopre che non è rientrato a casa dal lavoro, dalla fabbrica. Per arrivare a un epilogo sospeso, sul quale la risposta sarà chiara nel silenzio.

 

Alessandro Langiu è autore, attore e regista di testi teatrali, racconti brevi e sceneggiature. Laureatosi in Economia e Commercio (1997) con una tesi sull’ILVA di Taranto, nel 2003 mette in scena il suo testo Venticinquemila Granelli di Sabbia, ambientato nel quartiere operaio Tamburi di Taranto. Il testo vince il Premio “Annalisa Scafi” nell’anno successivo. Otto Mesi In Residence (testo 2005, spettacolo 2006) racconta i fatti accaduti nella palazzina LAF dell'ILVA nel 1998, che hanno portato alla condanna penale, per violenza privata, dei proprietari e dei dirigenti ILVA. Nel marzo 2007 Otto Mesi in Residence è stato ospitato a Fahrenheit, trasmissione di Radio Tre.

Nel 2006 scrive Di Figlio Padre di Figlia Madre, sul mondo del lavoro che cambia attraverso la storia di Abo , figlio e nipote di operai, che all’inizio degli anni 90 vede il mondo del lavoro cambiare. L’ultimo lavoro teatrale di Langiu è Anagrafe Lovecchio, storia dell’esplosione di una colonna di arsenico all’EniChem di Manfredonia (1976) e della ricerca di verità da parte di Nicola Lovecchio, operaio dello stabilimento morto di cancro nel 1997.

 

 

domenica 18 novembre ore 12,20

Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano

Barocco a 3

 

I tre personaggi sviluppati (Nico, Beppe e Pier), vivono in una periferia di una grande metropoli, con poco lavoro e con tante incomprensioni e paradossi. C’è chi è stato in carcere (Nico) e chi ha già provato a scappare (Pier), ma è tornato indietro, perché è difficile sfuggire alla propria storia personale, e c’è invece chi non trova pace in famiglia (Beppe). Per tutti e tre c’è un’infanzia e una giovinezza travagliata che li ha uniti, ma con il tempo li ha anche disgregati. Nico è un operaio in cassa integrazione con il vizio del gioco e delle scommesse, con una ex che lo tradiva. Beppe ha vissuto in una famiglia disgregata, ha problemi con l’alcol, e per tale ragione ha perso il posto di autista di un ricco industriale, inoltre ha una madre malata. Pier, invece, ha cercato di fuggire dalla periferia, ma è ritornato perché ora ha problemi di salute, deve avere un trapianto di cuore negli Stati Uniti per poter continuare a vivere. Tutti e tre vivono un paradosso, salvare la propria vita e in qualche modo riavere un po’ della loro infanzia, rovinando quella di bambino. Soprattutto Beppe e Pier vivono rispettivamente il duplice paradosso di dover salvare la propria famiglia rovinando quella di un altro e salvare la propria vita a scapito di un altro uomo. Ma forse l’istinto di sopravvivenza e più forte dell’etica, anzi, senza quel “forse”.

Sono personaggi barocchi, sono nuvole barocche (suggestione data da un titolo di un album di De Andrè) in un cielo che non è per niente sereno. Sono nuvole che, come il barocco, sono gonfie, ridondanti, piene di vita, piene di storia ed eventi, pronte ad esplodere con tutto il loro passato e i loro drammi. Ma la pioggia non arriverà mai, si arriverà sino al momento prima della caduta della prima goccia, ma si bloccherà lì, perché nel progetto interessa di più la nuvola che si gonfia piuttosto che quella che si svuota. Tutto rimarrà sospeso, in tensione, sino alla fine.

 

I tre attori Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano stanno per diplomarsi alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine. All’interno del triennio formativo si sono confrontati con insegnanti e pedagoghi di fama internazionale, tra i quali, Jurij Alschitz, Maurizio Schmidt, Arturo Cirillo, Marco Sgrosso, Michele Abbondanza, François Kahn, Pierre Byland, Massimo Navone, Renato Gatto, Roberto Canziani, Maril Van den Broek, Julie Stanzak, Giovanni Battista Storti, Giuliano Bonanni, Andrea Collavino, Luca Zampar, Fabio Alessandrini.

 

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