Anno II - n.13 - 31/03/2001

A PARTIRE DA JOHN CAGE
Musica e voci campionate da Andrea Liberovici nella costruzione di 64, un oratorio per attori, che recupera la cinquantennale storia del Living Theatre. In scena all'Arena del Sole, il 2 aprile, Judith Malina, Hanon Reznikov e Ottavia Fusco

Bologna - Nuovo appuntamento con il Living Theatre (Judith Malina e Hanon Reznikov) al Centro La Soffitta di Bologna, che allo storico gruppo statunitense negli ultimi anni ha dedicato due progetti (nel 1995 e nel 1998) e la mostra "Living with the Living" (nel 1999). Lo spettacolo è 64, un oratorio per attori, ideato e composto da Andrea Liberovici, che sarà in scena alla Sala Grande dell'Arena del Sole, il 2 aprile, dopo il debutto parigino di un anno fa.
In 64 le voci dei componenti del Living Theatre, dal 1947 ad oggi, tornano sulla scena filtrate, modificate e campionate, attraverso un concerto per attori in 64 movimenti. 64 come gli esagrammi dell'I Ching, l'antico libro cinese dal quale Confucio e Lao Tzû traevano gli oracoli. Si tratta di un omaggio a The Marrying Maiden, il testo che John Cage musicò per il Living nel 1960, e un omaggio allo stesso Cage e al suo uso delle operazioni "casuali" per comporre musica. Il testo di The Marrying Maiden fu creato da Jackson McLow sorteggiando parole, frasi e personaggi dall'I Ching, utilizzando criteri fortuiti di selezione, ispirati al lavoro di Cage. Quest'ultimo partì dalla registrazione su banda magnetica del testo letto dagli attori e spezzettò le voci, montandole casualmente in una partitura musicale. Lo spettacolo si basava su un procedimento "casuale" (diverso dall'improvvisazione), con un attore del Living Theatre (Henry Proach) che estraeva da un mazzo di carte le direttive per le azioni degli attori e l'impiego delle musiche. Il collegamento fortuito fra testo, partitura musicale e azioni rispondeva al metodo del "caso", in base al quale l'intero lavoro creativo - compreso quello degli attori - non si concentrava sull'intenzione ma piuttosto sull'azione, seguendo quello che spiegava Judith Malina: <<L'intenzione è l'azione>>.
Andrea Liberovici ha ritrovato il nastro originale della musica di John Cage e ha lavorato sulla campionatura del materiale sonoro degli spettacoli del Living Theatre realizzati a partire dal 1947. Le musiche di 64, realizzate presso gli studi parigini del Grm-Ina, sono riprodotte in sala da sofisticate apparecchiature per la spazializzazione del suono e da "live electronics" applicati in tempo reale sugli interpreti, per giungere ad un'operazione esclusivamente dedotta e creata partendo dal corpo dell'attore e dalla memoria acustica del gruppo. <<Un dialogo fra una memoria presente in digitale-virtuale e un presente in divenire vivo in scena>>, così Liberovici definisce tale operazione, che lo scorso anno aveva a disposizione l'acousmonium di Grm, strumento musicale costituito da un computer audio a 120 diffusori acustici distribuiti fra la scena e la sala. Il sistema di amplificazione (realizzato in Italia attraverso un ponderoso impianto di spazializzazione del suono) è collocato a vista sul palco e in platea, riempiendo visivamente - oltre che acusticamente - lo spazio scenico, dove Judith Malina e Hanon Reznicov e Ottavia Fusco, agiscono liberi da vincoli interpretativi e solo in rapporto con i materiali sonori.
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